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Violenta la figlioletta per 5 anni
lei parla e lui finisce in carcere

Le prove sul cellulare della ragazza, che ha registrato abusi e minacce

Violenta la figlioletta per 5 anni lei parla e lui finisce in carcere

LECCE - Ha violentato la figlia per cinque lunghi anni, iniziando quando era appena una tredicenne. L’ha minacciata, intimidita, l’ha persino pagata per ricompensarla e indurla al silenzio. E così è stato fino quando la ragazzina non ha avuto il coraggio di parlarne con l’amica del cuore e il fidanzatino, che l’hanno convinta a chiuedere aiuto ai servizi sociali del comune e a mettere fine all’incubo.

In manette è finito un uomo di 45 anni della provincia di Lecce. Da ieri mattina è in carcere con una serie di accuse pesantissime: tentata prostituzione minorile aggravata e violenza sessuale continuata aggravata. L’uomo è stato prelevato dalla sua abitazione dai carabinieri di Alezio, supportati dai colleghi della compagnia di Gallipoli, che hanno eseguito l’ordinanza richiesta dal sostituto procuratore Maria Rosaria Micucci e disposta dal gip Antonia Martalò.

L’indagine è partita dopo una segnalazione del Tribunale dei Minori che aveva aperto un procedimento per la tutela della minore (che chiameremo Stefania). La ragazzina non ha mai avuto il coraggio di rivelare alla madre quanto accadeva in sua assenza, un po’ per paura, un po’ per vergogna. Le uniche confessioni sono state raccolte da un’amichetta e dal fidanzatino. Entrambi hanno convinto la ragazza a denunciare gli episodi e a rivolgersi agli assistenti sociali. Sono così scattati gli accertamenti. La ragazzina è stata sentita con la forma protetta dell’incidente probatorio. Ha confermato i presunti abusi confessando di aver avuto istinti suicidi. E che avrebbe compiuto sul proprio corpo atti di autolesionismo.

A confermare quanto sosteneva, anche accertamenti tecnici. Prezioso si è rivelato il telefonino della ragazzina. La giovane l’ha utilizzato come custode dell’orrore. All’insaputa del genitore, nel corso degli anni, ha registrato le sue richieste sessuali, le offerte di denaro, i ricatti e le minacce. L’uomo si sarebbe espresso con un linguaggio esplicito e volgare, accompagnato da epiteti offensivi.

Il telefonino per Stefania avrebbe rappresentato una sorta di diario in cui riversare pensieri, stati d’animo, una situazione di profondo disagio e un sentimento di disprezzo e di delusione nei confronti del genitore. Quei file audio sono stati estrapolati dal telefonino e adesso costituiscono un elemento di prova importantissimo per gli inquirenti.

Da tempo la giovane è stata allontanata dall’abitazione familiare e collocata in una struttura protetta. Il padre è assistito dall’avvocato Giampiero Tramacere. L’interrogatorio di garanzia è fissato per domani mattina. [f.oli.]

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