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Un manifesto funebre con il suo nome e tre cartucce da caccia lasciate sul parabrezza. La campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Parabita inizia nel clima peggiore che si possa auspicare, soprattutto per un Comune che esce da uno scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Marco Cataldo, già consigliere comunale e possibile candidato sindaco a capo di una coalizione civica, nei giorni scorsi è stato vittima di più episodi intimidatori. Fatti gravi, che fanno il paio con le minacce di morte ricevute lunedì dai commissari straordinari e di cui si è scritto nell’edizione di ieri del giornale.
Venerdì 12 aprile, l’ex consigliere comunale ha ricevuto via posta, presso la sua abitazione, una lettera, chiusa in una busta regolarmente affrancata. Non l’ha subito aperta: credeva, infatti, che si trattasse di una comunicazione pubblicitaria. In serata, tornando da un incontro con i simpatizzanti del suo progetto politico, sul parabrezza della sua auto (che era posteggiata in una strada del centro) ha trovato una busta bianca. All’interno c’erano tre cartucce da caccia calibro 12 e un foglio piegato in due. Si trattava del disegno di un manifesto funebre con il suo nome e il suo cognome e la data del 26 maggio (il giorno delle elezioni). Sabato, poi, Cataldo ha aperto la lettera ricevuta il giorno prima: ha così scoperto che anche quella busta conteneva il disegno dello stesso manifesto funebre.


L’ex consigliere ha presentato denuncia martedì 16, rivolgendosi alla stazione cittadina dei carabinieri. Lo stesso giorno è stato contattato da un professionista del paese, simpatizzante del suo movimento civico, il quale lo ha avvisato di aver ricevuto, anche lui via posta, una busta dal contenuto inquietante: ancora una volta lo stesso manifesto funebre con il nome di Cataldo. La stessa lettera, inoltre, pare sia stata recapitata in municipio.
Non si tratta, come si diceva, dell’unico episodio inquietante avvenuto negli ultimi giorni. Martedì, infatti, i commissari straordinari Andrea Cantadori, Sebastiano Giangrande e Gerardo Quaranta, che amministrano il Comune di Parabita da due anni, dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata, hanno ricevuto in municipio una lettera anonima, firmata da «un amico». La missiva li invitava a farsi gli affari propri per poter vivere più a lungo. Un chiaro «consiglio» a non intraprendere iniziative particolari e, allo stesso tempo, una minaccia di morte. Dopo averla letta, i commissari l’hanno consegnata ai carabinieri e hanno comunicato l’accaduto alla Prefettura di Lecce e al ministero dell’Interno.
Sia per la missiva recapitata ai commissari, sia per le intimidazioni subite da Cataldo, sono in corso le indagini dei carabinieri. Non è superfluo evidenziare che, a meno di dieci giorni dalla presentazione delle liste (il termine è il 27 aprile) e a poco più di un mese dalle elezioni che dovranno dare al paese un nuovo sindaco e un nuovo consiglio comunale, episodi come quelli degli ultimi giorni contribuiscono a gettare nuove ombre su un Comune che, da due anni e mezzo, sta vivendo la sua stagione più buia.

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