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Il messaggio di Einstein «Basta guerre, l’atomica ci distruggerebbe tutti»

Il messaggio di Einstein «Basta guerre, l’atomica ci distruggerebbe tutti»

Einstein è morto il 18 aprile 1955, solo pochi giorni dopo aver firmato l’appello di cui è, insieme a Russell, autore

10 Luglio 2022

Annabella De Robertis

«Una guerra atomica segnerebbe la fine dell’umanità» è il titolo di un articolo scritto da Londra dal grande giornalista Arrigo Levi, che compare in prima pagina su «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 10 luglio 1955. Siamo nel pieno della guerra fredda e il mondo intero vive sotto la costante minaccia dell’utilizzo di armi nucleari. La notizia è clamorosa: il filosofo inglese Bertrand Russell ha tenuto l’annunciata conferenza stampa nel corso della quale è stato svelato il messaggio postumo di Albert Einstein all’umanità.

Tale messaggio è contenuto in una risoluzione firmata da otto altri scienziati di fama internazionale, tra cui 5 premi Nobel. Ecco il testo: «In considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi mettono in pericolo la continuazione dell’esistenza dell’umanità, noi rivolgiamo un pressante appello ai Governi di tutto il mondo affinché si rendano conto, e riconoscano pubblicamente, che i loro obiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e li invitiamo, di conseguenza, a cercare mezzi pacifici per la soluzione di tutte le questioni controverse tra loro». All’appello fa seguito una dichiarazione di accompagnamento: «Riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi in conferenza per accertare i pericoli dello sviluppo delle armi di distruzione e per discutere una risoluzione [...]. Parliamo in questa occasione non come membri di questa o quella nazione, continente o fede, ma come esseri umani, membri della razza umana, la cui esistenza ora è in dubbio».

Einstein è morto il 18 aprile 1955, solo pochi giorni dopo aver firmato l’appello di cui è, insieme a Russell, autore. Arrigo Levi sottolinea l’energia con cui Bertrand Russell mette in luce la straordinaria potenza delle nuove bombe ad idrogeno, più letali di quelle di Hiroshima. Per il filosofo inglese non c’è niente di più urgente: «Cercheremo di non dire nemmeno una parola che possa fare appello a un gruppo piuttosto che a un altro. Tutti egualmente sono in pericolo. Noi vi chiediamo, se potete, di considerarvi solo come membri di una specie biologica che ha avuto una storia importante della quale nessuno di noi può desiderare la scomparsa».

E in chiusura , dopo aver ricordato il rifiuto della firma da parte di alcuni grandi uomini di scienza – il sovietico Skobeltsyn, il cinese Kuang, il tedesco Hahn – Levi lascia di nuovo la parola a Russell: «L’appello chiede non semplicemente l’interdizione delle armi nucleari: è la guerra che deve esser bandita».

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