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Tragico attentato: l’Italia è sconvolta

Tragico attentato: l’Italia è sconvolta

Nel maggio 1974 la strage di Brescia

29 Maggio 2022

Annabella De Robertis

Èil 29 maggio 1974. L’Italia, ancora una volta, è sconvolta dalla notizia di un tragico attentato. Alle 10.12 del giorno prima, in Piazza della Loggia, a Brescia, un ordigno è stato fatto esplodere in un contenitore della spazzatura durante una manifestazione indetta da sindacalisti e antifascisti per protestare contro una serie di attentati avvenuti nella zona.

In prima pagina, su «La Gazzetta del Mezzogiorno», le foto della piazza bresciana e della disperazione dei parenti delle vittime giunti sul posto. «Non esistono dubbi sulla matrice dell’attentato, avvenuto mentre Brescia democratica con uno sciopero generale stava rispondendo all’escalation di violenza dei neofascisti», scrive l’inviato: la paternità della strage di Brescia è, infatti, rivendicata da «Ordine Nero» e da «Anno Zero – Ordine Nuovo». «Un eccidio senza precedenti, forse più grave e crudele di quello di piazza Fontana. Le forze eversive che l’hanno ideato e compiuto con tanto freddo cinismo hanno agito sotto gli occhi della polizia e dei Carabinieri».

Cinque anni prima, infatti, il 12 dicembre 1969, la bomba alla Banca nazionale dell’Agricoltura a Milano aveva provocato 17 morti e 88 feriti. Siamo nel pieno della cosiddetta «strategia della tensione», una serie preordinata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario. «Due persone sono rimaste uccise sul colpo. Attorno ai loro cadaveri, decine di feriti che invocavano aiuto, incapaci di muoversi. Ovunque panico, disperazione, gente che scappava urlando», continua il cronista. Otto morti e circa cento feriti è il tragico bilancio finale della strage.

«Nessuno si illuda, il fascismo è morto il 25 aprile 1945», afferma in Parlamento il Ministro degli Interni Taviani. Nulla di più falso. Ci saranno ancora, tra i tanti momenti tragici vissuti dal Paese, l’attentato al treno Italicus, Ustica e l’esplosione alla stazione centrale di Bologna, il 2 agosto 1980.

«Sarebbe insopportabile e spregevole che la strage e l’orrore di Brescia fossero considerati soltanto un’occasione. Un’occasione per recriminare, un’occasione per esibirsi, un’occasione per accusare, per vendette particolari, per speculazioni specifiche. Per dire tutto quello che da ieri si sta dicendo non c’era bisogno di Brescia. Qualche volta il vocabolario dà la nausea e questa è una di quelle volte. Si è tentati di lasciare la penna e di rifiutarsi di scrivere, come di parlare», commenta, sulla Gazzetta in prima pagina, il direttore Oronzo Valentini.

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