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Il processo di Gioia e le lotte operaie: i nostri cronisti un secolo fa

Il processo di Gioia e le lotte operaie: i nostri cronisti un secolo fa

La storica pagina del «Corriere delle Puglie»

I mezzadri spararono sui contadini: è la tragedia agraria di Marzagaglia del 1921

21 Maggio 2022

Annabella De Robertis

Il Corriere delle Puglie del 21 maggio 1922 segue «il processo per i fatti di Gioia del Colle». Si tratta della prima udienza per la strage di Marzagaglia, un eccidio di inaudita violenza, consumatosi il 1° luglio 1920 in una contrada tra Gioia e Castellaneta.
Anche la Puglia, dunque, è stata pienamente coinvolta in quel complesso di lotte operaie e contadine, spesso represse nel sangue, che ha caratterizzato il cosiddetto «biennio rosso»: alcune decine di braccianti, impegnati nella pulitura della vigna presso la masseria della famiglia Girardi, furono a fine giornata colpiti da fucilate provenienti dall’interno della struttura. Alla fine si contarono sei morti tra i contadini: Pasquale Capotorto, Vito Falcone, Vincenzo Milano, Rocco Montenegro, Rocco Orfino e l’ultimo, Vitantonio Resta, di soli sedici anni. Ad aprire il fuoco furono alcuni proprietari e mezzadri del paese: si scatenò, così, una reazione violenta tra la popolazione, in cui morirono altre tre persone ritenute legate agli esecutori dell’eccidio. Per ristabilire l’ordine intervenne l’esercito.

Due anni dopo, nel maggio 1922, prende avvio, a Bari, il processo: «Da tutte le parti della regione e della nazione son fissi gli sguardi sul processo che oggi s’inizia nella Corte d’Assise di Bari. Interessi politici, interessi economici, interessi di famiglie, e di persone sono per essere discussi, esaminati, sanzionati. Fin dalle prime ore i treni, gli omnibus, le carrozze hanno portato dalla provincia, amici, parenti, interessati. Alle ore 8 giunge il camion che deve trasportare i detenuti dal carcere. Essi sono tenuti in due camerate: i contadini in una, i proprietari nell’altra». Fuori dalla Corte d’Assise, che si trova tra via Piccinni e via Abate Gimma, si fa sempre più fitta la folla dei curiosi.

I cronisti del Corriere riescono ad entrare nell’aula: «Confusi, gomito a gomito, si assiepano donne, vecchi giovani. Gli imputati sono già nella sala. Il loro numero esorbitante e il loro diverso colore politico ha reso necessario la costruzione di un “gabbione” con quattro file di posti. Al banco ordinario degli imputati prendono posto i proprietari, che occupano due file; la terza fila è occupata dai contadini». Un imputato viene rimproverato perché parla con una donna: «È da due anni che non vediamo le nostre famiglie», risponde lui. Vi sono anche un imputato sordo muto e cinque donne, stringono un fazzoletto nella mani, sono quasi tutte anziane. Quando il Presidente domanda «Quanti anni avete?», «Non lo so» è la risposta.
Le udienze, che continueremo a seguire nelle prossime settimane, si concluderanno nell’agosto ‘22.

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