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Un iter complicato per il porto di Bari

Un iter complicato per il porto di Bari

A Barletta sussidio ai profughi russi

17 Maggio 2022

Annabella De Robertis

«La questione del Porto di Bari alla Camera», titola in prima pagina il «Corriere delle Puglie» del 17 maggio 1922. Il socialista Vella, deputato al suo secondo mandato, ha presentato in Parlamento l’ordine del giorno per la conversione in legge del decreto del 20 novembre 1919 riguardante la grande opera del capoluogo pugliese. Nato a Caltagirone, in Sicilia, Vella è stato eletto nel collegio di Bari e manterrà il suo scranno parlamentare fino al 1926. Nel corso della violenta campagna elettorale del maggio 1921, il socialista massimalista ha subito l’aggressione delle squadracce fasciste capeggiate dal cerignolano Giuseppe Caradonna, il quale nella seduta del maggio 1922 siede in Parlamento nell’ala opposta a Vella.

L’avanzare del progetto del porto di Bari si è complicato quando tra Municipio e Stato si è inserita una società italo-francese, accaparrandosi l’appalto della costruzione e l’esercizio per 70 anni. L’Unione Italo-Francese, naturalmente appoggiata «da personalità politiche di un certo rilievo - commenta Vella - ha però gonfiato i preventivi e, dunque, l’impresa si è arenata. L’interferenza di questa società terza costituisce ormai un grave inciampo nei rapporti tra lo Stato concedente e il Comune concessionario: è necessario creare un ente autonomo per il grande porto adriatico». Vella dichiara , a nome delle classi lavoratrici e di tutti i vari produttori di Puglia, che «non resterà inerte e continuerà, intensificandola, la sua azione perché Bari non sia tenuta seconda nelle provvidenze cui ha diritto per il suo avvenire di redenzione economica, suscitando vivi applausi nell’ala sinistra della Camera» si legge sul «Corriere». Negli anni seguenti il socialista continuerà a incalzare il Governo per la risoluzione della questione del porto di Bari, nella speranza di sottrarla alla speculazione dei «vecchi e nuovi affarismi».

Barletta per i profughi russi Cento anni fa l’Europa intera era pronta ad aiutare il popolo russo. Nelle pagine interne del «Corriere» si apprende che il sottoprefetto di Barletta ha proposto al Governo di concedere un sussidio di 150 lire ai profughi giunti dalla Russia, vessata dal conflitto mondiale, dalla guerra civile seguita alla Rivoluzione d’ottobre e da una gravissima carestia che danneggerà per molto tempo la struttura produttiva del Paese. «Ci auguriamo che il Governo in considerazione dello stato miserando di questa povera gente, rimasta priva di tutto, financo degli indumenti personali, voglia elevare in più equa misura il proposto sussidio», conclude il cronista locale.

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