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I tanti «mal di testa» e gli infiniti rimedi

I tanti «mal di testa» e gli infiniti rimedi

Il professor Covelli: «Servono diagnosi motivate e corrette»

18 Settembre 2022

Nicola Simonetti

Uno, nessuno, centomila mal di testa, curati con altrettanti “rimedi”, spesso controproducenti o di temporaneo sollievo e, per questo, non risolventi poiché – dice il prof. Vito Covelli, professore di ruolo di Neurologia e Visiting Research Professor, Psichopharmacology,Georgetown Institute for the Neuroscience, Washington, D.C. USA - il presunto toccasana finisce per oscurare il complesso meccanismo che sta all’origine del disturbo.

Cefalee, emicrania, cefalea di tipo tensivo, a grappolo e tante altre cui solo la fantasia è limite. Un rompicapo estenuante, un disturbo complesso che interessa oltre 54 miliardi di persone nel mondo.

Il termine cefalea si riferisce ad un qualsiasi dolore alla testa e/o al collo. L’emicrania, invece, è una patologia del sistema nervoso centrale che colpisce i neurotrasmettitori e i circuiti del dolore.

I disturbi sono così comuni che è stata creata una giornata mondiale dedicata alla cefalea, il 19 Maggio.

Mal di testa di genere:

L'emicrania da sola è la seconda tra le cause di disabilità e la prima tra le donne di età inferiore ai 50 anni. Solo in Europa, oltre una persona su dieci convive con questa condizione. Globalmente, l’emicrania è tre/quattro volte più frequente nelle donne rispetto agli uomini (su 15 milioni di persone che hanno manifestato almeno un episodio di emicrania nella loro vita, oltre 11 milioni sono donne). E, per questo, ben vengano ulteriori studi da inquadrare nella medicina di genere.

Il mal di testa può essere coniugato, diagnosticato, curato al femminile ed al maschile. Non esiste l’unisex.

L'epidemiologia di cefalea ed emicrania è una disciplina relativamente giovane e immatura ma oltre la metà della popolazione mondiale ne soffre una o più volte l'anno e, in gran parte dei casi, provoca disabilità in gran parte di chi ne soffre.

Per questo occorre incrementare gli sforzi preventivi e terapeutici tenendo presenti le connessioni che ogni mal di testa ha con le strutture cerebrali, loro prodotti (endorfine, interleukina, ecc) e sistema immunitario ed endocrino. Uno scoscendere di fattori che, l’uno dopo l’altro o in contemporanea generano alterazione.

Fattore clima e sonno:

Circa il 50% dei pazienti emicranici può riferire un nesso tra cambiamento della pressione atmosferica e insorgenza di cefalea. Ogni stagione è buona per giustificarne la comparsa ed il suo reiterarsi. La primavera e l’estate possono essere periodi stagionali dell’anno in cui l’emicrania potrebbe subire un peggioramento.

Ma l’autunno non è esente da colpa. Le incostanze climatiche, l’alternarsi caldo/freddo, le piogge, i temporali, gli stessi tuono/lampo, l’umidità possono scatenare la crisi.

Non per niente, la medicina cinese accusa l’umidità ambientale che provoca un rallentamento dei fluidi, un immobilismo che crea squilibrio tra le quote di yin e yang del corpo con conseguente cefalea a tipica localizzazione diffusa e di lunga durata. Si può anche ipotizzare l’importanza dello sfasamento dell’asse milza-pancreas e del fegato, con conseguente cefalea associata a nausea.

Anche le alterazioni del sonno stress-correlate – ha accertato Covelli (International Journal of Medicine, 1992) – possono influenzare uno scombussolamento funzinale a carico di ipotalamo-ipofisi-surrene ed essere responsabile di una cefalea.

L'epidemiologia di cefalea ed emicrania è una disciplina relativamente giovane e immatura ma oltre la metà della popolazione mondiale ne soffre una o più volte l'anno e, in gran parte dei casi, provoca disabilità in gran parte di chi ne soffre.

Se quanti soffrono di cefalea, emicrania, cefalea di tipo tensivo, persistente si prendessero per mano, coprirebbero la linea dell’ equatore (40.076 km). Se vi si aggiungessimo quanti soffrono nel silenzio, convinti, spesso, che non c’è terapia, o che sono colpevolmente ignorati, essi coprirebbero altri 20.038 km.

Esiste un bisogno terapeutico non ancora soddisfatto tra i pazienti che vivono il dolore e la disabilità causati dalle emicranie

Un mal di testa è un campanello d'allarme e segnala qualcosa che ci sta dando fastidio, che si è sregolato, che ha richiamato in causa fattori familiari, psichici, ormonali, endocrini, psichici, psichiatrici, di vita. Necessario, prima che ci si aggravi e insorgano complicanze, andare al nocciolo del disturbo,

Quei mali complessi:

La descrizione non potrà mai dire, con esattezza, quello che significa, per un soggetto, l’attesa del dolore che si ripresenta in giorni e momenti abituali o capotici, la cosiddetta “aura” , il “mo viene” di un’emicrania (lampi di luce o luci zigzaganti, suoni, formicolii, ecc), l’appuntamento con il dolore “a grappolo”, la lama di coltello fissa sotto un occhio e in altra parte del cranio, quel malore che rende nemici la luce, il rumore (persino la melodia più lieve), qualsiasi altro stimolo, il malefico sentir battere dentro o il pesante dolore muto, la voglia di sbattere la testa contro qualcosa.

Qualsiasi sintomo, una “figura”, ogni malessere, un “destino” amaro che, però, può appellarsi alla scienza ed attenuarsi, scomparire. Basterà centrare gli addendi e la loro somma, valutarli, personalizzarli e diagnosticare, curare.

Ogni ritardo può essere controproducente, ogni terapia sintomatica può silenziare i segnali preziosi per la corretta diagnosi.

Bisogna diagnosticare la “logica” di ogni mal di testa e curarne lo specifico sistema alterato. Un antidolorifico è una “pezza” impropria e malcucita che primo o poi, strapperà il tessuto base e genererà – questa volta sì – la supposta incurabilità.

Tra i miei pazienti non solo italiani (ce ne sono tedeschi, svizzeri, belgi, ecc.) – dice il prof. Covelli – sono molti che mi confidano tale errata convinzione e mi consultano solo per ricevere un farmaco che consenta un armistizio con il dolore. Se ne ricrederanno dopo che, sulla base dello studio dell’eziologia del disturbo e consequenziale cura (psico-farmacoterapia, ausilio psicologico, modelli di vita, alimentazione, ecc.), constateranno, la massima parte delle volte, scomparsa o netta attenuazione.

Il volume curato da Covelli “Cervello e immunità” (Mediserve, 1998) ha fatto un valido “assemblaggio” delle numerose ricerche ed è stato precorritore di questa “svolta” scientifica che ha consentito gli ulteriori studi l’interpretazione scientifico-pratica di questi disturbi e la loro prevenzione/profilassi, la terapia in fase acuta (ma sempre e meglio – raccomanda Covelli – in fase iniziale), intervenendo sugli stessi meccanismi generatori del succedersi di fattori che, sommati, creano il dolore e non solo questo poiché mal di testa significa anche angoscia, ansia, mal di vivere fino al suicidio (tale è definita la “cefalea a grappolo”). Oggi abbiamo rimedi specifici che puntano sul riequilibrio di alterazioni anatomiche, funzionali, ambientali, familiari, ecc.

Esiste un bisogno terapeutico non ancora soddisfatto tra i pazienti che vivono il dolore e la disabilità causati da cefalee-emicranie.

Il medico di famiglia è preziosa sentinella per l’inquadramento della patologia; lo specialista che conosce, nello specifico, il problema può essere di prezioso aiuto per inquadrare esattamente la natura e l’essenza della patologia in atto.

Cefalee ed emicrania sono malattie sociali che generano disabilità, invalidità e spesa economica: la sola emicrania costa, all’Europa circa 27 miliardi di euro/anno e, all’ Italia, 7,6 miliardi di euro.

Purtroppo – rileva il prof. Covelli – pubblicità spesso fuorvianti e mass media imprecisi creano confusione, raccomandano terapie che non possono, in maniera alcuna, essere generalizzate e, soprattutto, utilizzate senza una pregressa diagnosi il più possibile motivata e corretta.

Nelle cerimonie di fidanzamento della Bari antica, la futura suocera regalava alla nubenda, un “fazzoletto alla turca” di lino bianco che, nella malaugurata ipotesi di un mal di tesa, avrebbe dovuto essere, ripiegato in forma triangolare, legato intorno al capo (all’altezza delle tempie sulle quali bisognava porre 1-2 fette di limone… a volte passava. Si potrebbe parlare ipotizza Covelli - di male e rimedio psicogeni.

CEFALEA E SESSO

ll mal di testa è la “scusa” più invocata per giustificare il no al sesso coniugale (specie da parte femminile; l’uomo si sottrae soprattutto perché prende a pretesto “stanchezza per il lavoro”) e, d’altra parte, il disturbo cefalea/emicrania mal si sposerebbe con un sesso partecipato e, nella realtà, solo nel 25% dei casi di rifiuto, la motivazione cefalgica è effettiva.

In alcuni casi – fatto assolutamente individuale e di circostanza - il sesso può bloccare un’emicrania in atto perché le endorfine rilasciate durante l’amplesso e l’orgasmo sono antidolorifici naturali. Ma non se ne adotti la pratica: può tradire.

Ma il sesso, altre volte, può, di per se stesso, generare, in alcuni soggetti, mal di testa detto “primario, associato all’attività sessuale” (dolore sordo bilaterale, si esacerba con l’orgasmo e può permanere anche per qualche ora).

Alcuni farmaci possono bloccare/ridurre l’interesse sessuale e, nell’uomo, l’erezione e la riduzione della motilità degli spermatozoi con conseguente sterilità temporanea o definitiva.

BENVENUTA CEFALEA:

Una ricerca del prof. Covelli, pubblicata sulla rivista scientifica “Intrernational Journal of Neuroscience” (1992) e ripresa da Aa. di tutto il mondo che continuano gli studi sulla scia, ha rilevato che i pazienti con emicrania, mostrano una prevalenza significativamente minore di neoplasie maligne rispetto a coetanei ed a quelli del gruppo di controllo. Diversi fattori biochimici e/o psicologici potrebbero rappresentare la presenza, nel loro organismo, di un fattore che li protegge dalla sviluppo di una neoplasia.

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