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Bergossi sente la voce del cuore: «Bari hai tutto per tornare in B»

Bergossi sente la voce del cuore: «Bari hai tutto per tornare in B»

L'ex attaccante biancorosso: Avellino è una trappola, certe partite si vincono con la testa

BARI - L’uomo dei gol spettacolari, il «castigamatti» del Lecce. E soprattutto due promozioni in A (nel 1985 e nell’89) vissute da protagonista. Tre buoni motivi per i quali Alberto Bergossi a Bari sarà per sempre un idolo. L’ex attaccante di Forlì (102 presenze e nove gol con i galletti) vanta, però, anche un passato doc nelle fila dell’Avellino: due anni con i campani sul palcoscenico più prestigioso con cinque reti (celebre una doppietta al Milan) in 40 gettoni con cinque marcature all’attivo. Oggi Bergossi (60 anni compiuti a giugno) è un apprezzato procuratore sportivo: ragion per cui è sempre aggiornato su ogni latitudine del calcio. Con un occhio particolare per le squadre che ne hanno segnato la carriera. Ecco, quindi, come descrive Avellino-Bari di domenica prossima, tra considerazioni tecniche e ricordi personali.

Alberto Bergossi, Avellino-Bari che cosa evoca?
«Una sfida dal fascino speciale. Per blasone, sarebbe un incontro di cartello in serie B. Tutto sommato, però, non bisogna essere infelici di viverlo in C, date le tribolazioni da cui sono reduci i due club. Entrambi, dopo il fallimento del 2018, sono immediatamente tornati nel professionismo ponendo una base per ripartire. Tuttavia, allo stato attuale dei fatti, le prospettive delle due squadre sono molto diverse».

In che senso?
«Il Bari ha alle spalle una proprietà tanto forte, quanto ambiziosa. Pertanto, può centrare immediatamente la promozione in serie B. L’Avellino, invece, deve ancora assestarsi a livello societario: l’obiettivo è vivere una stagione di transizione, evitando il più possibile sofferenze per conservare la categoria».

Dunque, che gara si aspetta?
«I biancorossi stanno trovando con la gestione di Vincenzo Vivarini quadratura e sicurezze. La squadra, poi, è di valore assoluto. Non ho mai avuto dubbi, nemmeno quando sentivo parlare di calciatori che ancora non si erano calati nel contesto del campionato. Il Bari ha una rosa vasta e di eccellente qualità tecnica. Nonostante un girone tosto, i galletti hanno tutto per primeggiare. Tuttavia, sarebbe un errore sottovalutare la sfida di domani. Per la rivalità storica tra le tifoserie, perché ad Avellino aspetteranno questo confronto e ci sarà un ambiente carico. In più, il cambio di allenatore con l’avvento di Ezio Capuano sulla panchina irpina rappresenta un’ulteriore motivazione. Tuttavia, se i biancorossi affronteranno il match con il giusto atteggiamento mentale, sono chiaramente favoriti».

Considera il Bari la favorita assoluta per il salto in B?
«Le rivali di valore non mancano: Reggina, Catanzaro, Ternana su tutte, così come Monopoli e Potenza sono outsider che possono reggere fino in fondo. Il Bari, però, ha avuto il pregio di reagire al momento difficile. In teoria, può solo migliorare. E se a gennaio la società dovesse intervenire ancora con innesti di peso, davvero si può ingranare una marcia insostenibile per la concorrenza. Il mio consiglio è fare di tutto pur di uscire dall’inferno della C il prima possibile».

Fuori un ricordo per ognuna delle due esperienze.
«Bari è un po’ una seconda casa. Le due promozioni in A, l’entusiasmo travolgente che ancora adesso sento sulla pelle. In Puglia mi sono laureato in Giurisprudenza: quando sostenevo gli esami, c’erano sempre tanti tifosi a sostenermi in aula. Perciò, dovevo studiare ancora di più: mica potevo permettermi brutte figure! Di Avellino resterà sempre impressa la figura di Antonio Sibilia: solitamente ho molto equilibrio nella gestione dei rapporti, ma ammetto che l’ex patron irpino era una figura che sapeva incutere timore. Ma al contempo pure gratificare come pochi se si sentiva rispettato. Erano altri tempi: davvero auguro a Bari ed Avellino di tornare a sfidarsi in serie A, come allora».

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