Correva l’anno 1925 quando in Russia vide la luce Cuore di cane di Bulgakov, un racconto satirico di fantascienza su manipolazioni chirurgiche che consentono ad un cane, Pallino, di rivivere con cervello umano nel corpo di un poco di buono, morto assassinato in una bettola moscovita. Al cane vengono impiantati testicoli e ipofisi del delinquente che gli fanno perdere poco per volta le caratteristiche del cane per trasformarlo in un umano pensante. Peccato che l’esito sia un essere mostruoso che ne combina di tutti i colori, un “amico del popolo”, un compagno avverso al reazionario chirurgo suo padrone che finisce per ripudiare la sua creatura.
Nel 1959 esce Fiori per Algernon di Daniel Keyes (editore Nord, 2025) che rielabora il tema in modo assolutamente originale proponendo il diario dettagliato di un uomo, Charlie Gordon, dal QI basso, con importanti deficit cognitivi, che lavora in una panetteria, bersaglio dei suoi colleghi che approfittano della sua ingenuità. Charlie, che frequenta una scuola speciale per minorati psichici, viene coinvolto in un esperimento attuato prima che su di lui su un topolino da laboratorio chiamato Algernon allo scopo di renderlo più intelligente. Le abilità del topo devono consistere nel risolvere l’enigma di un labirinto per accedere al cibo. Charlie nei primi paragrafi del suo diario annota i suoi pensieri, scritti in forma sgrammaticata, mostrando di vivere in un mondo tutto suo in cui cattiveria e sopraffazione non esistono, i ricordi familiari appaiono sbiaditi e Charlie aspira solo a diventare intelligente per essere accettato e amato.
Quanto ad amare, Charlie è innamorato della sua insegnante Alice Kinnian che prova per lui un sincero affetto. Le cose si complicano quando a seguito dell’intervento la mente di Charlie subisce un cambiamento; Charlie inizia a notare cose che prima gli sfuggivano, piccole e grandi disonestà nella panetteria in cui lavora, percepisce la realtà in modo diverso e più doloroso come quando ricorda sprazzi della sua vita in famiglia in cui subiva continue angherie da parte della madre. Incapace di accettare la diversità di suo figlio, la madre lo puniva per “insegnargli” le cose, lo sottoponeva a improbabili terapie di ciarlatani pur di avere un bambino “normale” e il povero Charlie voleva solo essere accettato ed amato incondizionatamente. I progressi di Charlie sono impressionanti; in poco tempo la sua mente diviene geniale, divora letteralmente libri, impara a parlare molte lingue superando persino i medici che lo avevano operato e lo seguivano nel suo percorso.
Questa nuova dimensione della sua mente però, lungi dal farlo amare di più, gli aliena le simpatie di tutti e rende più complicato il rapporto con Alice. Quando il topolino Algernon muore però Charlie acquisisce la consapevolezza che quei risultati sono solo temporanei e destinati a svanire col tempo: egli è destinato a tornare Charlie Gordon, quell’individuo che lui, nella sua nuova dimensione, guardava agire come se fosse un estraneo. Le ossessioni di Charlie si reimpossessano di lui che nel frattempo perde tutti i suoi progressi cognitivi; viene riassunto alla panetteria e torna alla scuola per disabili. L’addio ad Alice, la donna che lui aveva amato quando non era più Charlie Gordon ma il genio, è straziante: Charlie è destinato a dimenticare e tornare ad usare la sua scrittura sgrammaticata. L’ultimo pensiero del suo diario è rivolto al povero Algernon, dimenticato da tutti: Charlie chiede che vengano portati dei fiori alla sua sepoltura, da lui voluta. Il demente Charlie ha un cuore e sentimenti profondi, sebbene espressi con semplicità. L’intelligenza razionale non esaurisce il bisogno di amare ed essere amati degli esseri umani, di tutti gli esseri umani.
La parabola esistenziale di Charlie è contrassegnata dalla solitudine sia nella sua versione deficitaria che in quella geniale; la solitudine sentimentale è la cifra interpretativa della sua esperienza. Rifiutato dalla madre e dalla sorella Norma, deriso dai colleghi, senza una donna da amare anche fisicamente, il povero Charlie realizza di essere stato sempre solo e la regressione delle sue competenze lo getta nello sconforto. Non c’è scampo per lui: la vita è un labirinto da cui non si esce. L’intelligenza è forse garanzia di felicità? Per lui non lo è stata. La dimensione emotiva negli esseri umani è fondamentale: senza amore ed empatia non si procede.
Il romanzo esplora anche i temi della legittimità della sperimentazione sugli uomini e il tema dell’eticità della scienza: si possono “usare” gli uomini per esperimenti destinati al fallimento? Certe volte non è forse meglio non sapere per non soffrire? È lecito abbandonare “l’isola felice” in cui Charlie vive, protetto dalla sua disabilità e avventurarsi nell’ignoto della mente? Come ci mostra il personaggio di Forrest Gump nel romanzo di Winston Groom, l’innocenza e la capacità di amare possono essere più preziose del genio.














