Prima che l’uomo mettesse piede sulla Luna, prima che questa diventasse una superficie cartografabile, oltre che oggetto di calcolo, la luna era già abitata dal mistero, dagli dei, dalle anime instabili, dagli oggetti perduti e dai demoni. Quando Luciano di Samosata, nel II secolo d. C., raccontò di un viaggio sulla luna trascinato da una tempesta, non stava soltanto prendendo in giro i miti del suo tempo: stava compiendo un’azione radicale: trasformare la luna in uno spazio narrabile. La Luna, fino a quel momento considerata una divinità, o per altri un simbolo, stava diventando un luogo abitabile dalle parole, oltre che dai miti. Per secoli, la Luna ha avuto una funzione costante: essere il luogo in cui l’uomo ha proiettato tutto ciò che non riusciva ancora a spiegare. Ed è qui che è nata la fantascienza come territorio del futuro, come spazio di confine, come orizzonte a cui l’uomo ha guardato timoroso o speranzoso.
Un libro prezioso che ci racconta molte storie sulla luna, fra scienza e fantascienza, fra letteratura e mito, è certamente quello pubblicato da Einaudi, a cura di Matthew Shindell: un testo enciclopedico e quasi, potremmo aggiungere, da collezione. Schindell ricorda che tutti conoscono la corsa alla Luna degli anni ‘60. È meno nota la precedente folle corsa da parte dell’Urss e degli Usa per essere i primi a farvi giungere una sonda. Iniziata meno di un anno dopo il lancio del satellite Sputnik da parte dell’Unione Sovietica, avvenuto il 4 ottobre 1957, questa competizione portò a diversi importanti primati spaziali, quasi tutti appannaggio dei sovietici. Non risultano precedenti progetti sull’esplorazione robotica della Luna. Prima dello Sputnik, i sostenitori dello spazio parlavano di far giungere esseri umani sulla superficie, sia perché erano ossessionati da questa idea, sia perché era ciò che entusiasmava il pubblico. Il grande ingegnere sovietico Sergej Pavlovič Korolëv formulò, nel ‘57, piani per razzi più potenti e veicoli lunari e planetari. Ma i finanziamenti sarebbero arrivati solo dopo il successo propagandistico dei due Sputnik. Dice bene Shindell: «Tutti i piani lunari degli Stati Uniti nacquero come reazione a quelli sovietici, come risposta a una percepita umiliazione nazionale».
Facciamo un passo indietro e torniamo al Medioevo, l’epoca in cui, più di ogni altra, si è fantasticato sulla luna come agente occulto, anticipando una delle grandi intuizioni della fantascienza: l’idea, cioè, che l’universo influenzi profondamente l’uomo, anche quando questi non riesce a comprenderne i meccanismi. Non limitiamoci, quindi, soltanto a immaginare la luna nella cosmologia aristotelico-tolemaica, poiché è interessante scandagliare la natura astrologica e magica relativa alla dimensione lunare. Nei grimori medievali come il Picatrix (testo di origine araba molto diffuso in Europa), la luna è considerata il pianeta più vicino all’uomo e quindi il più influente. Essa governa l’immaginazione, i sogni, la sessualità e ogni tipo di mutazione sotto di essa. E comunque questa visione non è estranea neanche al dottissimo san Tommaso d’Aquino, il quale riconobbe l’interazione fra i corpi celesti e gli effetti sul corpo umano. E tanto nel Paradiso quanto nel Convivio di Dante, la luna è stata poi associata all’instabilità e a tutte quelle anime che non seppero mantenere la fermezza.
No, non è affatto malvagia la luna! È, però, il segno stesso del mutamento. In pochi ricorderanno Guglielmo d’Alvernia, vescovo di Parigi, il quale, pur condannando la magia, ammise che esisteva una forma di magia naturale fondata sugli influssi lunari. E poi, fra il XIII e il XIV secolo, fu scritto un libro dedicato esclusivamente alla luna, di cui non si conosce l’autore, dal titolo Liber lunae, dove ogni giorno del calendario era associato a spiriti che compivano, a seconda della fase lunare, operazioni magiche lecite e illecite. Nel panorama del Medioevo europeo va ricordata anche Ildegarda di Bingen (mistica, teologa e naturalista), che, nella sua opera, indica la Luna come un corpo celeste intimamente legato ai processi vitali; peraltro nel suo scritto medico disse che molte malattie derivano dagli squilibri dei cicli lunari.
Potremmo soffermarci ancora molto sulla luna medievale, che spesso ha fatto da ispiratrice anche in opere di fantascienza come I primi uomini sulla Luna di H. G. Wells del 1901, o la precedente Grande burla della Luna del 1835, una serie di articoli di fantasia, che indusse i lettori del quotidiano «The New York Sun» a credere che sulla Luna fosse stata scoperta una civiltà. E poi il 31 luglio del ’64 la sonda Ranger 7 della Nasa andò ben oltre la fantascienza e produsse quattromila immagini lunari: si trattava delle prime immagini ravvicinate della Luna mai ottenute dagli Stati Uniti o dall’Unione Sovietica. Essa sembrava sempre meno un’incognita e si allontanavano i tempi delle scene apocalittiche dei giudizi universali, con presenza lunari inquietanti, che si richiamavano al passo dell’Apocalisse: “la luna divenne come sangue”.
Eppure… Continua ad aver ragione, anche oggi, Calvino, dimostrando come il satellite in questione è ancora uno spazio dell’immaginazione, anche dopo la sua “conquista” scientifica.














