Insorge la federazione salentina del Pd, protestano i dem brindisini, i Popolari di Gianni Stea parlano di «furto di voti» per il mancato assessorato, ma tutte queste fibrillazioni non intaccano la prova di forza - modello Educazione siberiana di Nicolai Lilin - fornita dal governatore Antonio Decaro con la nuova giunta: la spina dorsale dell’esecutivo è tutta espressione di un percorso iniziato in tempi non sospetti, con relazioni forti e affinità conclamate. Non è un caso che le deleghe più pesanti - Sviluppo economico, Bilancio, Sanità e Agricoltura - siano andate a un esterno già vicesindaco a Bari e a consiglieri da sempre vicini all’eurodeputato dem, con il quale hanno condiviso anche gli ultimi passaggi amministrativi del mandato del predecessore Michele Emiliano. Oltre ad Eugenio Di Sciascio, Francesco Paolicelli, Sebastiano Leo e Donato Pentassuglia, Decaro può contare sulla sterminata memoria storico-amministrativa di Fabiano Amati, rimasto fuori dall’assemblea regionale per il fatale flipper della legge elettorale.
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