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La Procura chiede l’archiviazione: «Ma non è vero che i lavori erano quasi finiti»

22 Settembre 2022

Massimiliano Scagliarini

BARI - «Non può sindacarsi» la decisione con cui la giunta Emiliano decise, nel 2018, di non revocare l’appalto già in corso della nuova sede del Consiglio regionale di via Gentile a Bari, perché sussisteva «un preminente interesse pubblico volto ad evitare ingenti danni» di natura economica. Tuttavia alcune delibere di giunta, poi finite al centro di una complessa battaglia davanti ai giudici amministrativi, contenevano una rappresentazione non veritiera dell’avanzamento dei lavori, che nel 2016 non potevano essere ritenuti «in via di completamento».

La richiesta di archiviazione dell’indagine a carico di un dirigente regionale, firmata dal pm Savina Toscani, riporta a galla uno dei tanti pasticci fatti negli ultimi anni dalla Regione. Nel 2013, a seguito di una diversa indagine giudiziaria, emerse che il progetto per la nuova sede del Consiglio regionale fu scelto attraverso un concorso truccato. E così nel 2017 il secondo classificato, l’ingegnere barese Michele Cutolo, ingaggiò una battaglia affinché la Regione fermasse i lavori in corso sulla base del progetto truccato per riaffidarli sulla base del «suo» progetto. Ma la giunta disse che era troppo tardi per tornare indietro.
Cutolo ha dunque presentato una nuova denuncia. La Procura ritiene che la decisione di non annullare in autotutela l’appalto (e dunque di proseguire con i lavori) non integri gli estremi dell’abuso d’ufficio, che comunque sarebbe prescritto, anche perché le indagini non hanno rilevato «un abuso nell’esercizio del potere discrezionale» da parte della Regione. Per spiegare le discrasie nelle percentuali di avanzamento dei lavori, il dirigente nei cui confronti era ipotizzato il falso (difeso dall’avvocato Francesco Marzullo) ha dato una lettura tecnica: mentre il verificatore nominato dal Consiglio di Stato «si era espresso in termini sia assoluti che percentuali con riguardo all’avanzamento finanziario» dell’appalto della nuova sede, nelle delibere di giunta regionale «nella parte in cui si faceva riferimento ad “opere in via di ultimazione” si intendeva indicare l’avanzamento fisico e progettuale» e dunque per questo nel 2016 il palazzo era definito «in avanzato stato di realizzazione» essendo già stati spesi 21 milioni.

Il pm Toscani ha valorizzato la circostanza in base a cui anche i giudici amministrativi hanno ritenuto legittima la decisione della Regione di non azzerare l’appalto, e ha riconosciuto che le attestazioni erano state firmate dal Rup (nel frattempo deceduto) e non dal dirigente indiziato di falso (che dunque è estraneo al presunto reato). Tuttavia, ha scritto l’accusa, «uno dei parametri di valutazione della giunta per ritenere che l’opera fosse in fase di ultimazione non poteva che essere legata all’avanzamento finanziario (all’epoca inferiore al 50% della spesa complessiva)». Ne consegue che all’epoca dei fatti il palazzo non poteva essere considerato quasi completato. Il progettista barese potrà valutare se opporsi alla richiesta di archiviazione. Giusto pochi mesi fa la Corte d’appello di Bari (presidente Polemio, estensore Cavone) ha dichiarato la prescrizione anche dell’ultima accusa di falso che nel 2016 aveva portato alla condanna a due anni di reclusione per Salvatore uno dei cinque componenti della commissione aggiudicatrice del concorso di progettazione. Per gli altri quattro commissari di quella gara i reati erano già stati dichiarati prescritti dalla Cassazione, ma ora dovranno tutti risarcire Cutolo in sede civile.

Sulla nuova sede del Consiglio regionale restano invece in piedi le accuse al progettista e al direttore dei lavori, Domingo Sylos Labini, 77 anni, ingegnere di Bitonto, e Luigi Mirizzi, 76 anni, architetto di Conversano. La pm Savina Toscani li accusa di concorso in falso ideologico e truffa aggravata, perché avrebbero gonfiato in maniera fraudolenta (del 53,5%) i costi delle plafoniere necessarie per adeguare l’opera alle norme energetiche. Alla fine i lavori della sede (inaugurata il 21 febbraio 2019) sono costati 56,2 milioni, 16 in più rispetto all’appalto del 2012, cui aggiungere 4,6 milioni di accordo bonario con le imprese esecutrici. Il totale (aggiungendo Iva, progettazione e accessori) è arrivato dunque a 87,1 milioni.

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