Mercoledì 28 Settembre 2022 | 20:56

In Puglia e Basilicata

L'intervista

Fondi Ue, Amati: «Il Sud merita di più ma basta sprechi»

Batterio pugliese come la peste milanese (ma gli oscurantisti dettano la linea)

Fabiano Amati, consigliere regionale pugliese (Pd) e presidente della Commissione Bilancio e programmazione

21 Dicembre 2020

Roberto Calpista

Fabiano Amati, consigliere regionale pugliese (Pd) e presidente della Commissione Bilancio e programmazione, in questi giorni si fa un gran parlare di un presunto «scippo» ai danni del Sud dei fondi europei del Recovery. Secondo lei alle Regioni del Mezzogiorno dovrebbe andare più del 34% ipotizzato dal ministro Provenzano?
Se usassimo i criteri indicati dall’Europa, cioè tutt’altro che demografici, a occhio e croce mancano circa 40 miliardi alle regioni del centro-sud. Ma ovviamente, 40 miliardi per opere da destinare a investimenti a rendimento elevato. Perché se per investimenti si dovesse intendere spesa un po’ più che corrente, cioè mance per la fiera delle vanità, o il 34% o il 36 o pure il 50 non cambierebbe proprio nulla: avremmo solo indebitato ulteriormente i nostri figli - perché il Recovery fund è un debito e non banconote stampate su Marte - in nome di un piano che parla ironia della sorte di occasione per le prossime generazioni.

Il piano prevede solo 9 miliardi per la Sanità e una parte della maggioranza dice anche no alle risorse dedicate del Mes. Come se ne esce?
La contrarietà al Mes è l’incompetenza Cinquestelle che continua a funzionare per abbrivio. Su questo punto va in onda una sceneggiata insopportabile: si rinuncia al Mes ma non s’investe in misura preponderante sulla sanità con il Recovery. E se pensassi alla Puglia gli interventi in sanità sarebbero: completare rapidamente gli ospedali nuovi in corso di realizzazione (Monopoli-Fasano e Taranto);cominciare e terminare al più presto i lavori di tutti gli ospedali nuovi in progettazione (Maglie-Melpignano, Andria e Bari nord) e mettere in cantiere quello di Martina Franca-Massafra; mettere mano a tutte le incompiute presenti negli ospedali di base; mettere in sicurezza e ammodernare la rete stradale di collegamento di tutte le città con gli ospedali di riferimento, per stare sempre e da ogni punto nei tempi massimi d’intervento; realizzare una rete potente di ospedali di comunità, con caratteristiche di riabilitazione e lungodegenza, e presidi territoriali di assistenza, in grado di assorbire le inefficienze in danno dei cittadini e il carico improprio gravante sugli ospedali di I e II livello; istituire un ospedale pediatrico per il sud della Puglia, con prevalente specializzazione per le malattie neuromotorie; indirizzare gli ospedali di I e II livello verso una prevalente specializzazione, così da ridurre la quota di mobilità passiva derivante da carenza e incrementare la mobilità attiva da reputazione; cancellare l’attesa nelle prestazioni sanitarie, ponendo una stretta regolamentazione tra prestazioni istituzionali e libero-professionali a pagamento; finanziare le scuole di specializzazione per le figure professionali carenti, in attesa delle necessarie riforme nell’ordinamento universitario; finanziare la ricerca scientifica e le azioni relative nel campo della genetica medica, malattie rare e prevenzione. Se non sono questi i pensieri per gli uomini delle prossime generazioni non saprei cosa potrebbe essere. A meno che non siamo arrivati al punto di non riconoscere più la centralità dell’uomo e il fatto che la malattia è anche l’aspetto malvagio della natura che lo stesso uomo prova a combattere con il suo genio e i suoi investimenti in tecnologie e infrastrutture.

Sulla Sanità esistono due Italia non solo sulla distribuzione dei soldi, ma – e le colpe non sono solo del Nord – anche sulla gestione. Come porre rimedio?
In realtà l’Italia intera è in uno stato di difficoltà in materia sanitaria e il Covid ci ha permesso di vederlo. Ma è per questo che bisogna investire gran parte delle risorse in sanità. Se solo facessimo la maggior parte delle cose che le ho detto prima, miglioreremmo in servizi, reputazione strutturale (che è il gap più grosso della mobilità passiva) e tempi d’attesa; ma su questo punto vanno abbattuti gli egoismi o le convenienze elettorali e pronunciata una parola di chiarezza e di decenza anche sul problema delle prestazioni a pagamento erogate dai medici del servizio pubblico.

La classe dirigente del Sud, e della Puglia in particolare, avrà la capacità di utilizzare in generale questi fondi? In un passato anche recente le cose non sono andate benissimo...
Un investimento è a rendimento elevato anche con riferimento al tempo utilizzato per realizzarlo. Il tempo è un bene con valore venale e non solo morale. Ce la faremo a fare in fretta? Ho mille dubbi, perché vedo già la gara a costituire contenitori, cda e società di consulenze, mentre ci attardiamo sui contenuti. A questo si aggiunga che nel tentativo giusto di combattere la corruzione ci siamo ritrovati con norme che allungano il procedimento e quindi alimentano i fattori correttivi, riducendo la battaglia morale a una mera furia simbolica. In realtà per fare in fretta bisognerebbe pensare ai contenuti, ridurre le norme sui procedimento, sanzionare pesantemente la corruzione, cioè la mercificazione dei poteri pubblici, e combattere il mal di firma dei dirigenti con l’abolizione di un reato che serve solo al mascariamento da indagini, cioè l’abuso d’ufficio, e l’abolizione della responsabilità erariale per colpa. Lo faranno? Penso di no. E perciò ho molti dubbi sul fatto che potremo utilizzare in fretta i fondi.

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