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In Puglia e Basilicata

Delfino e tartarughe morti rinvenuti sulla costa di Ostuni

Delfino e tartarughe morti rinvenuti sulla costa di Ostuni
Tartarughe marine morte così come un delfino e tutti spiaggiati sugli arenili del litorale marino ostunese; questo il consuntivo di quanto ritrovato in questi giorni e segnalato da bagnanti alla Capitaneria di porto di Brindisi, al quale si aggiungono un delfino salvato in extremis dallo spiaggiamento ed un altro trovato morto sul litorale del capoluogo. Cosa accade? Diverse sono le cause, dall’inquinamento e quelle più... naturali.

27 Agosto 2009

di EMILIO GUAGLIANI

OSTUNI - Tartarughe marine morte così come un delfino, tutti spiaggiati sugli arenili del litorale marino ostunese; questo il consuntivo di quanto ritrovato in questi giorni e segnalato da bagnanti alla Capitaneria di porto di Brindisi.

Così come successo nei mesi scorsi, quando altri esemplari trasportati dai flutti sono stati depositati sulle spiagge della costa ostunese, questa volta si è trattato di carcasse di tartarughe marine della lunghezza di circa 60-70 cm e ritrovate a Costa Merlata, Fiume Morelli e sulla spiaggia antistante il Villaggio Playa mentre la carcassa di delfino, della specie “Stenella striata” (di una lunghezza di circa un metro), è stato rinvenuto sulla spiaggia di Santa Lucia.

Subito sono stati informati gli uffici competenti del servizio veterinario della Asl; del Comune-assessorato all’ambiente; Regione Puglia e la referente della Provincia di Brindisi per la rimozione delle carcasse.

Le testuggini saranno sottoposte a visita nel «laboratorio di biologia marina» dell’Amministrazione provinciale, dove saranno verificate le cause della morte.

Queste tartarughe vagano alla ricerca della spiaggia per deporre le uova e, oltre a quelle della Grecia o dell’ex Jugoslavia (ricordiamo Skala a Cefalonia), le mète preferite per depositare le uova sono anche i nostri arenili, luoghi che si trovano sulle linee delle correnti marine.

Una questione di correnti per la direzione che prendono, ma si conferma quello che è ormai un andamento consolidato da diversi anni e cioè un sempre maggior numero di tartarughe che restano in Adriatico fino alla fine dell’autunno e all’inizio dell’inverno per effetto del riscaldamento dell’acqua del mare.

Gli arenili della costa di Ostuni, si vengono a trovare sulla direzione delle correnti marine, che trasportano rifiuti di ogni genere e anche le carcasse di questi animali, vengono gettate sulle sabbiose spiagge della “Città bianca”.

Ma quali i problemi che possono portare alla morte di queste testuggini marine? Malattie, infezioni, ferite, parassitosi che in un ambiente come quello marino possono verificarsi con più facilità rispetto a quello terrestre, ma anche l’inciviltà umana dovuto all’abbandono in mare di buste di plastica, oppure l’azione di natanti da diporto e di reti ed ami di palamiti.

Un altro problema è rappresentato dall’inquinamento, sia da rifiuti macroscopici, sia da elementi chimici.

Nel primo caso, il pericolo per le tartarughe sta nell’ingestione di oggetti, principalmente di plastica e gomma scambiati per prede abituali come meduse e pesci. Una volta ingeriti possono bloccarsi nell’esofago o nell’intestino e portare alla morte a causa del ridotto assorbimento di cibo o per emorragia e infezioni. I materiali più “attraenti” sembrano essere frammenti di plastica galleggianti più simili alle meduse - trasparenti o traslucidi e biancastri – ma anche di color argento, come fogli di alluminio, che vengono scambiati per pesci. Nello stomaco di una «Caretta Caretta», proprio a causa della sua voracità, si è trovato veramente di tutto. L’inquinamento chimico infine, sebbene più occulto, non è meno letale per le tartarughe.

Intanto, proseguono i controlli del litorale e del territorio da parte del Corpo Forestale dello Stato, Capitaneria di Porto e Polizia Municipale al fine di altri avvistamenti e interventi del genere visto che, in questi periodi, avviene il transito delle tartarughe marine.

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