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Migliaia di decreti ingiuntivi e di pignoramenti che, dal 2006 a oggi, sono costati alla Regione 22,8 milioni di euro di sole spese legali, incassate in gran parte da due soli avvocati. Una cifra abnorme che ha portato il presidente Michele Emiliano a depositare una dettagliatissima denuncia su cui adesso è scattata l’inchiesta. I militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Finanza, su ordine della Procura di Bari, hanno acquisito negli uffici dell’Avvocatura regionale tutte le carte relative ai provvedimenti emessi in questi anni a fronte delle sentenze sull’indennità compensativa, prevista da una legge regionale del 1982 a favore degli agricoltori «in zone svantaggiate».


Il caso, che la «Gazzetta» ha raccontato a settembre, nasce a seguito di una verifica effettuata dagli uffici di ragioneria a valle di una serie di debiti fuori bilancio che la Regione si è trovata a dover istruire prorprio per il pagamento di quelle spese legale. L’indennità compensativa è stata finanziata fino al 1998 con i soldi della allora Comunità Europea. I pagamenti sono stati sospesi ma dal 1989 per mancanza di fondi nel bilancio regionale, e così sono fioccati i ricorsi ai Tribunali: la Regione è corsa ai ripari nel 2000 con una legge di sanatoria, ma alcuni legali sono andati avanti ugualmente con gli atti ingiuntivi. A moltiplicare le spese è stato un meccanismo perverso, almeno all’inizio: quando riceveva il precetto, la Regione lo onorava solo in parte (pagava le spese ma non la sorte capitale), per cui gli avvocati ricominciavano da capo chiedendo il capitale non pagato, con gli interessi, con un nuovo ricorso che generava un nuovo decreto ingiuntivo per poche centinaia di euro e un nuovo pignoramento... Il tutto per migliaia di volte, a botte di 3-400 euro di spese legali ogni volta.


Un sistema perverso e finito fuori controllo - sospetta la Procura - anche grazie ad un abuso del diritto, contando sul fatto che tenere traccia di migliaia di sentenze e dei relativi precetti era quasi impossibile: per questo sono state affidate una serie di consulenze, compresa la ricostruzione di un archivio informatico degli atti. Ma risalire alle responsabilità sarà complesso, perché da un esame di alcuni dei decreti ingiuntivi sarebbero emerse irregolarità macroscopiche (in alcuni casi sarebbe indicato solo il nome e cognome dell’agricoltore, senza nemmeno il codice fiscale, rendendo impossibile ogni verifica). Le proporzioni del fenomeno sono state messe nero su bianco in una relazione agli atti del Consiglio regionale: dal 2006 a oggi la Regione ha speso 26,5 milioni di euro, di cui 22,8 per spese legali e solo 3,6 milioni per l’indennità.


A confermare i sospetti sarebbe stata una verifica effettuata su una specifica procedura esecutiva che appariva sospetta: quando la Regione ha depositato un atto di nomina formale per accedere al fascicolo, ha scoperto che la controparte aveva rinunciato. La Procura sta effettuando una serie di approfondimenti. Nel frattempo, però, a differenza di quanto sembrava il fenomeno dei decreti ingiuntivi seriali non sembra essersi arrestato. Per questo sono allo studio una serie di contromisure.

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