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Tutti pazzi per Zalone
«Che spasso fare il padre
di Checco in Norvegia»

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di Pasquale Bellini


Anche Maurizio Micheli segue il debutto trionfal-nazionale di Quo Vado? il film con Checco Zalone e la regia di Gennaro Nunziante in uscita domani nelle sale. Lo segue da Milano, dove è in scena per la millesima volta (teatro Franco Parenti) con il suo evergreen, quel Mi voleva Strelher che lo/ci «perseguita» comicamente da quasi 40 anni e infinite repliche. Micheli nel film è il padre di Zalone, l’impiegato «in mobilità» con furibonde traversie comico-satiriche nel mondo della globalizzazione.

Micheli, come si sente nelle vesti di padre, più o meno nobile, di un fenomeno come il nostro Checco Zalone?

«Niente di più nobile della comicità e Zalone è un nobile e intelligente erede di una grande tradizione, fatta di comicità, ma anche di satira sociale e di costume (specialmente in questo film) con un occhio attento e sapiente sia alle esigenze del mercato sia alla qualità dell’ offerta. Zalone e il suo compare di avventure Nunziante, sono davvero dei geniacci operosi, nel campo dello spettacolo e della comunicazione».

Accidenti Micheli, un discorso serio! Ma ci parli anche un po’ del film. Quali le avventure-disavventure?

«Beh, ho seguito le riprese quale padre del protagonista in alcune scorribande del set, come quelle a Bergen in Norvegia, dove siamo dovuti tornare due volte perché la prima volta pioveva sempre. Non vi dico, la cucina! Per fortuna ci siamo rifatti in Puglia, evviva, con le scene a Conversano».

In che senso si dice, lo ha detto anche lei Micheli, che in questo film gli autori Zalone-Nunziante sono passati dalla comicità violenta delle gag alla satira sociale e di costume? L’hanno buttata in politica?

«Ma no, niente affatto qui si ride, eccome se si ride, voglio avvertire tutti. Solo che il tema, quello del lavoro, del posto fisso, degli scombussolamenti dovuti alle infinite crisi, è argomento con una sua seria corposità sociale. Qui il personaggio di Zalone mi sembra abbia un po’ dismesso quella “cattiveria” a volte crudele, a volte fine a se stessa, a volte solo funzionale alla chiusura fulminante di una gag. Mi sembra che qui ci sia un maggior approfondimento, del personaggio e delle situazioni che affronta. A questo mi riferivo quando dicevo di vedere Zalone (in prospettiva) quale erede di una grande tradizione, che poi è quella della commedia all’italiana, dove c’ è la comicità ma anche una lettura satirica della realtà. Inutile ricordare i “leoni” di quella stagione, da Gassman a Sordi, da Tognazzi a Manfredi. Credo che Zalone, a partire da questo “Quo vado?” si sia messo o intenda mettersi su quella strada. Per non parlare poi della sua, di Zalone, grande qualità di musicista, vedi quella canzone La prima repubblica che fa da leit-motiv al film».

Insomma non resta che formulare il classico «in bocca al lupo».

«Assolutamente sì, e crepi il lupo. Lupo norvegese, credo».

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