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Grano

Grano

Di Antonella Millarte

FRUIT LOGISTICA - Proviamo ad immaginare un mondo in cui domina una o pochissime varietà di frumento, che è alla base dell’alimentazione di intere popolazioni. Il rischio di essere aggredite, prima o poi, da parassiti, patogeni o condizioni meteo estreme sarebbe altissimo e, in assenza di biodiversità, significherebbe la morte certa per chi se ne nutre. La variabilità che esiste in natura non solo ci preserva da questo rischio, concreto, ma anche garantisce migliori risultati colturali, preservando le antiche varietà che nel lento scorrere del tempo si sono adattate a quel territorio.

Tutto ciò è condensato nelle attività della Banca del germoplasma dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) di Bari. Ma come si trovano questi semi? Un po’ all’Indiana Jones, se vogliamo fare un paragone cinematografico, visto che la Banca del germoplasma di Bari ha sue squadre di esplorazione che setacciano i territori. Nel Belpaese, ci spiega la dottoressa Gabriella Sonnante, il Mezzogiorno è un vero e proprio giacimento per il grano duro, così come per tante altre specie agrarie, leguminose, ortaggi, fruttiferi. L’Africa settentrionale ed il corno d’Africa conservano moltissime varietà di antiche frumento e, così, scopriamo che Paesi martoriati dalla guerra come Somalia ed Eritrea, sono ancora gelosi custodi di semi antichissimi e di grande valore. Ancora guerra, purtroppo, in Siria dove ad Aleppo per difendere la Banca del germoplasma c’è chi ha addirittura sacrificato la propria vita fino alla resa finale: dopo aver messo al sicuro i semi in altre Banche del mondo, anche i ricercatori hanno abbandonato il sito oramai troppo pericoloso. E’, comunque, una regola di sicurezza - come evidenzia la dottoressa Gabriella Sonnante del CNR di Bari – custodire gli stessi semi in più banche nel mondo.

La Banca dei semi del CNR, ubicata nel Campus universitario, possiede, fra le altre, una collezione orticola in campo a Valenzano dedicata alle varietà tradizionali di carciofi che non si conservano come seme, ma si propagano attraverso i cosiddetti “carducci” che nascono dalla pianta madre e una volta separati da essa, danno vita ad una nuova pianta.

A sostegno di queste ricerche, strategiche per la conoscenza e l’alimentazione umana, interviene la Regione Puglia con il PSR e la Misura 214 azione 4, sub azione A, con ampia progettualità che va dal grano fino alle orticole, senza trascurare quel patrimonio rappresentato dalle produzioni di olivo e vite e i fruttiferi.

Anche la FAO e il Ministero delle Politiche Agricole guardano con interesse alla Gene Bank di Bari per favorire il mantenimento e la caratterizzazione delle risorse genetiche, che garantiscono un futuro all’agricoltura ed alla alimentazione.

millarte@gazzettamezzogiorno.it

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