Lunedì 17 Dicembre 2018 | 00:12

Fruit Logistica

Ingannaladri e frutta da favola delle Puglie

Arancio piccolo tardivo garrappa

Arancio piccolo tardivo garrappa

Di Antonella Millarte

FRUIT LOGISTICA - C’era una volta l'ingannaladri. Rimanevano verdi, pur essendo dolci e maturi, distogliendo l’attenzione dei mariuoli. Sembra una favola, invece sono dei frutti che esistono per davvero nelle nostre campagne. Nei monti Dauni resiste alla modernità il pero inganna villano ed in Valle d’Itria c’è la susina inganna ladro. Sono capolavori della natura che possiamo racchiudere nella categoria di antichi frutti nei quali ci addentriamo grazie al lavoro che, dal 1987, porta avanti il Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura Basile Caramia diretto dal prof. Vito Nicola Savino, con sede a Locorotondo ed attività su tutto il territorio regionale.

Bella di giorno

Questa estate il CRSFA ha messo in mostra, in occasione dell’evento de «I Tipici» a settembre proprio a Locorotondo, una mostra pomologica che svelava la biodiversità di questi antichi frutti. Un successo di pubblico incredibile, una sorpresa per chi – modernamente – magari ha ristretto il suo universo commestibile ad una decina di frutti. E, forse, incurante della varietà delle stagioni, mangia sempre gli stessi tutto l’anno in modo monotono e non propriamente salutari.

Per raccontare questo vena aurea, che sembra inesauribile, della nostra biodiversità proviamo ad affidarci a numeri e a fotografie. «In Puglia abbiamo recuperato oltre 900 varietà locali di specie fruttifere autoctone», ci dice Pasquale Venerito del CRSFA, responsabile del settore Conservazione del germoplasma. Con lui si spalancano le porte di un universo incantato in cui ci sono circa 200 sono varietà di fico, circa 180 di pero e altrettante di mandorlo, circa 20 melo. E non finisce qui, perché il Basile Caramia custodisce all’incirca 40 varietà di susino, 40 di pesche, 40 albicocche. Un altro pianeta, altrettanto variegato, è quello composto da oltre 50 di fruttifere minori fra le quali il cotogno ed il gelso, l’azzeruolo ed il sorbo, il nespolo ed il giuggiolo, il carrubo ed il noce. Un capitolo a parte nelle Puglie è quello delle oltre 160 varietà di uva da vino e le circa 20 da tavola, senza dimenticare le circa 150 di olivo.

Pere alezzo traetta

L’acquisizione di una collezione vivente, in continua crescita, avviene sia con la ricerca direttamente sul campo che su segnalazione degli agricoltori da tutta la Puglia.

Suggestivi i nomi come quello della pesca aprituna: così chiamata perché si apre facilmente quando la si spacca. «Veniva piantata nei vigneti perché è piccolina e poteva ben convivere. Dava un frutto da raccogliere durante la vendemmia e – fa notare Venerito – poteva essere mangiato nel corso della raccolta dell’uva».

Uva S. Martino ALBERELLO

C’è poi, fra le circa 200 varietà di fico il cosiddetto marangiano: si distingue per il colore simile a quello della melanzana viola, è molto dolce ed aromatico. Pare che sia quello che, in dialetto, in Salento è chiamato fica nera e dal cui lattice di ottiene la cagliata vegetale da cui si produce la celebre pampanella, racchiusa appunto nella foglia di fico.

Per info www.fruttiantichipuglia.it e su Facebook Frutti Antichi Puglia.

millarte@gazzettamezzogiorno.it

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