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Sanità

Foggia: «Policlinico senza controlli agli ingressi»

Foggia, 73 i pazienti positivi al Covid ricoverati al Policlinico

La denuncia di una madre recatasi al nosocomio col bimbo. La replica del commissario Pasqualone: «Un caso inverosimile, rispettiamo chi lavora»

07 Agosto 2022

Redazione Foggia

FOGGIA - Policlinico «terra di nessuno» nelle ore notturne, giunge alla Gazzetta la denuncia di una cittadini «allibita» per la facilità con cui si sia riuscita a entrare nel principale nosocomio foggiano senza che nessuno del personale di servizio (peraltro introvabile in giro nei reparti di notte) possa in qualche modo intervenire. Il caso viene segnalato da una madre che aveva portato il suo piccolo in visita al Pronto soccorso: «Nel nuovo Deu, non c’è una sala d’aspetto pediatrica. La nostra attesa è stata relativamente breve: siamo arrivati intorno alle 23, alle 2.30 siamo stati licenziati dai medici, per fortuna solo un’infezione epidermica per il mio bimbo dopo il primo sole. Ma nell’attesa abbiamo dovuto assistere a dei veri e propri scempi davanti ai nostri occhi, scene tipiche di un pronto soccorso dove arriva ogni tipo di richiesta di persone che richiedono assistenza sanitaria. Ci può stare, ma non davanti agli occhi di un bambino. Ma perché Foggia non può avere una sala d’aspetto pediatrica?».

La domanda nasce spontanea ed appare ancor più sconcertante apprendere come il nuovo e grande Pronto soccorso all’interno del dipartimento di Emergenza-Urgenza, non sia stato ancora predisposto per ospitare una sala d’aspetto riservata al pronto soccorso pediatrico, ammesso che questo prima o poi venga strutturato in pianta stabile come dovrebbe essere di prassi all’interno di un policlinico poichè finora il servizio è andato avanti a singhiozzo e sulla base della buona volontà dei pediatri di libera scelta.

Il racconto della signora non finisce qui, per poter effettuare la sua consulenza mamma e bambino sono stati dirottati in Pediatria. Nessuno li ha accompagnati, in base a indicazioni si sono dovuti districare all’interno dei vari reparti prima di giungere a destinazione. Durante il percorso alquanto difficoltoso, la signora si è imbattuta in altre situazioni a dir poco incresciose: «Una volta arrivata in Maternità - racconta - non abbiamo trovato alcuna indicazione della Pediatria. Io e il mio bambino ci siano letteralmente persi all’interno dell’ospedale. Ma proprio perché ero alla ricerca della Pediatria, abbiamo potuto scorrazzare all’interno dei reparti totalmente indisturbati. Non c’era nessuno al quale chiedere informazioni, ma neanche che potesse chiederci dove andassimo. Siamo così entrati in Ginecologia, ci siamo diretti verso la sala parto pensando che fosse quello l’unico posto in cui avrei potuto trovare qualcuno visto che i bambini nascono a tutte le ore. Ho camminato nel reparto senza che nessuno se ne accorgesse - racconta la donna - se fossi stata una malintenzionata avrei potuto fare qualsiasi cosa lì dentro, anche importunare le mamme in attesa o portar via qualsiasi cosa lasciata incustodita».

E’ un quadro deprimente quello che vien fuori, nel maggior ospedale cittadino vige l’anarchia più totale nelle ore notturne? La signora pone problemi di sicurezza: «Se neanche su un letto d’ospedale si riesce a sentirsi garantiti, dove andremo a finire». Poi alla fine un’infermiera è uscita, proprio dalla sala parto, la signora è riuscita a raggiungere la Pediatria. Il policlinico sembra essere presidiato all’esterno solo dal servizio di vigilanza, anche davanti al Pronto soccorso sono le guardie giurate a gestire il “traffico” dei pazienti esattamente come accadeva nell’altro pronto soccorso all’interno del monoblocco. Ma quella si diceva fosse una condizione di fortuna, gli spazi erano inadeguati e bisognava arrangiarsi. Oggi invece il nuovo Deu sembra avere spazi a sufficienza e anche se i medici scarseggiano, ci sarebbero le condizioni per organizzarsi meglio.

Non si è fatta attendere la replica del commissario straordinario Giuseppe Pasqualone: «Quello denunciato è il tipico accesso inappropriato, la signora poteva chiamare il suo pediatra o andare alla guardi medica o allo Scap (servizio di consulenza ambulatoriale, ndr) se l'Asl non ce l'ha. La protesta - annuncia Pasqualone - mi sembra abbastanza inverosimile, non ho nulla da dire rispetto a chi sta lavorando duramente in questi giorni al pronto soccorso».

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