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In Puglia e Basilicata

Il caso

Picchiato un bracciante a Foggia: scatta la protesta

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I suoi colleghi: molti vanno via, poi i pomodori li raccogliete voi

06 Luglio 2022

Massimo Levantaci

FOGGIA - Stava andando al lavoro in bicicletta, come tanti suoi colleghi e amici in queste afose, già a prima mattina, giornate di luglio. Ma un gruppo di balordi lo ha spintonato, l’ha fatto cadere dalla bicicletta, qualcuno ha provato ancora ad aggredirlo e infine il gruppo dei «coraggiosi» si è dileguato. Il ragazzo tirato giù dalla bici è ovviamente un lavoratore extracomunitario, il solito bersaglio preso di mira da squadracce pseudo-razziste che agiscono all’alba, sempre nelle stesse zone e non temono conseguenze di alcun tipo dalle loro azioni. La zona è sempre la stessa di via Manfredonia, il luogo delle aggressioni sempre nei pressi di un caseggiato dove un tempo c’era la fabbrica del latte, occupato da centinaia di extracomunitari (perlopiù africani) di questi tempi a Foggia per la raccolta del pomodoro.

È scattata immediata la solidarietà della comunità dei migranti, il ragazzo ferito è stato soccorso e portato in ospedale da un’ambulanza del 118. Sul luogo è intervenuta una pattuglia della Polizia che ha raccolto la testimonianza del lavoratore e degli altri testimoni dell’agguato e avviato le indagini. Di aggressioni così se ne contano ormai decine in quella zona ed a quell’ora, tempo fa le forze dell’ordine intensificarono i controlli all’alba nel periodo di maggior transito dei migranti verso le campagne, ma il problema sostanzialmente non è mai stato rimosso.

La vicenda ha scosso i migranti e la rete Campagne in lotta ora lancia l’allarme sulle conseguenze di certi episodi: «Molte persone, esasperate dalla situazione, stanno pensando di andare via e cercare lavoro altrove. Forse ci si ricorderà di queste aggressioni nelle prossime settimane, con la raccolta del pomodoro alle porte, quando le aziende non troveranno persone disposte ad essere prese a calci, pugni o sassate per andare a lavorare, spesso senza contratto e senza documenti».

I migranti infatti lamentano la scarsa solidarietà dimostrata da datori di lavoro e da altri lavoratori, accusa tuttavia forse ingiusta perché sono tantissimi i casi in cui i lavoratori migranti sono parte integrante delle aziende agricole e godono della totale fiducia dei rispettivi datori di lavoro. Ma non si può tuttavia negare l’esistenza di un clima di «caccia al nero» che viene fuori quando meno te lo aspetti, forse semplici bravate o gesti delinquenziali fini a se stessi senza poggiare su una strategia ben precisa.

Ma il problema esiste e se la rete continua a chiedere il «sostegno delle istituzioni» per i cittadini migranti costretti a vivere in condizioni disumane e in alloggi di fortuna, dall’altro lancia l’allarme della manodopera che di questo passo potrebbe venire a mancare: «Da un lato ci si lamenta per la carenza di forza lavoro e per i raccolti in pericolo, dall’altro si finge di non sentire le precise richieste dei lavoratori rispetto a trasporti sicuri per raggiungere i posti di lavoro, e ai documenti per poter prendere una casa in affitto, avere un contratto di lavoro regolare, accedere alle cure sanitarie».

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