Sabato 30 Maggio 2020 | 03:37

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Il gup del Tribunale di Bari Luigia Lambriola ha condannato alla pena di 14 anni e sei mesi di reclusione i cugini Claudio e Giovanni Iannoli, imputati per il tentato omicidio del boss di Vieste (Foggia) Marco Raduano, avvenuto il 21 marzo 2018. Il giudice ha riconosciuto l'aggravante mafiosa. La sentenza è stata emessa al termine di un processo con il rito abbreviato, uno dei pochi che ancora vengono celebrati vista la sospensione delle udienze per l'emergenza coronavirus. Gli imputati, entrambi detenuti, hanno partecipato all’udienza collegati in videoconferenza dal carcere.
Stando alle indagini coordinate dal pm della Dda di Bari Ettore Cardinali, i due imputati, in concorso con il pregiudicato Gianmarco Pecorelli e su mandato del capo clan Girolamo Perna (questi ultimi entrambi uccisi in agguati mafiosi rispettivamente il 18 giugno 2018 e il 26 aprile 2019), tentarono di uccidere il boss del clan rivale colpendolo a braccia, spalla e gambe con proiettili sparati con due fucili e un kalashnikov. Secondo la Dda il ferimento rientrava nella guerra tra i due clan rivali di Vieste Perna e Raduano che dal 2015 ha causato nove omicidi. L’agguato del 21 marzo 2018 è il secondo della sequenza dei tre «delitti del 21 marzo», giorno simbolo dell’antimafia, dopo l’omicidio di Giuseppe Silvestri, del 21 marzo 2017, e quello di Francesco Pio Gentile, commesso a Mattinata il 21 marzo 2019.

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