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Per tre volte gli inquirenti hanno chiesto a Caterino di raccontare tutto ciò che sapeva sulla mafia che opera sul Gargano, senza ricevere risposte al riguardo: le prime due volte, quando venne convocato in caserma il 27 febbraio ed il 2 luglio del 2018 in occasione del suo tentato omicidio; poi nel carcere di Bari in occasione del suo arresto.
L’avvocato dell’imputato, Giulio Treggiari, ha anche smentito un possibile collegamento di Caterino con il clan Libergolis, attivo tra Monte San'Angelo e Manfredonia. «Non c'è alcun collegamento - afferma il legale - non c'è un processo, una indagine in cui Caterino, incensurato, possa essere associato ad un clan che sia Libergolis, Romito o Raduano» (questi ultimi due attivi rispettivamente su Manfredonia e Vieste).

«Quello che fa Caterino - conclude l’avvocato Treggiari - è ripercorrere, nel corso di alcune intercettazioni captate dagli inquirenti, la storia della delinquenza di Manfredonia, cosa che apprende leggendo i giornali».

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