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Processo Rodolfo

Racket a Foggia, inflitti 35 anni a due boss tra i sei condannati

Vittima pagò pizzo per essere protetta dai primi estorsori. Inflitti 8 anni e mezzo a Francavilla, 5 anni e 6 mesi a Vito Bruno Lanza

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FOGGIA - Sei condanne per complessivi 35 anni e 6 mesi, con pene da 2 a 8 anni e mezzo, e riconoscimento dell’aggravante della mafiosità. È la sentenza pronunciata mercoledì sera, dopo oltre due ore di camera di consiglio ed al termine del processo iniziato ad aprile 2017, dai giudici del Tribunale nella tranche foggiana del processo di primo grado «Rodolfo» a 6 foggiani: 5 sono accusati di estorsione aggravata dalla mafiosità ai fratelli, Franco e Biagio Curcelli. Altri 6 imputati sono stati condannati nella tranche del processo abbreviato: per 3 le condanne sono definitive, per altri 3 pende il ricorso in Cassazione.

Le vittime - a essere taglieggiato sarebbe stato soprattutto Franco Curcelli - sono imprenditori del settore agro-alimentare che per 8 anni, dal 2008 al 2015, avrebbero pagato in vari modi il pizzo a esponenti di due clan rivali della «Società foggiana»: tangenti mensili tra i mille e 3mila euro; assunzioni di chi al lavoro non andava; «contribuendo» alle spese legali di un detenuto. Franco Curcelli inizialmente avrebbe pagato il pizzo a esponenti del clan Francavilla; poi a causa del presunto atteggiamento prevaricatore di Antonello Francavilla, al vertice dell’omonima batteria, si sarebbe impaurito, finendo per chiedere protezione a esponenti del gruppo rivale Moretti/Pellegrino, pagando così la tangente mensile anche a questi ultimi. L’accusa poggia essenzialmente su intercettazioni a carico di Franco Curcelli (fu indagato per favoreggiamento durante le indagini perché avrebbe mentito sui rapporti con gli estorsori) che parlando con collaboratori si sarebbe sfogato sul fatto d’essere sotto ricatto.

Inflitti 8 anni e 6 mesi a Antonello Francavilla, 42 anni, detenuto in carcere anche per questa vicenda, al vertice dell’omonimo clan federato col gruppo Sinesi: è stato riconosciuto colpevole di concorso nell’estorsione del giugno-novembre 2013 con rate mensili di 3mila euro da parte di Franco Curcelli, ed è stato assolto dall’analoga accusa di concorso in un’ulteriore taglieggio alla stessa vittima del maggio-giugno 2014 quando furono pagati 2450 euro (il pm della Dda Lidia Giorgio chiedeva 8 anni per entrambe le imputazioni). Inflitti 5 anni e 6 mesi alla sorella Leonarda (Dina) Francavilla , 37 anni, a piede libero, imputata di concorso in 1 estorsione (4 anni e 8 mesi richiesta del pm); 7 anni e 6 mesi per il marito Mario Lanza, 37 anni, detenuto ai domiciliari (7 anni chiedeva la Dda): marito e moglie avrebbero costretto Franco Curcelli a assumere la Francavilla in una sua azienda, pagandole lo stipendio per 7 anni nonostante al lavoro non ci andasse.

Condannato a 5 anni e 6 mesi Vito Bruno Lanza, 66 anni, detto «u’ lepre», omonimo di Mario e al vertice del clan Moretti/Pellegrino/Lanza, ai domiciliari per il «caso Rodolfo» ma detenuto in carcere nell’inchiesta «Decima azione» contro la mafia del pizzo: colpevole di concorso in un’estorsione per aver imposto a Franco Curcelli nell’aprile 2014 di pagfare 600 euro quale «contributo» per le spese legali di un figlio detenuto (il pm chiedeva 7 anni). Inflitti 6 anni e 6 mesi a Leonardo Lanza , 39 anni, figlio di Vito Bruno, a piede libero per questa vicenda ma detenuto per «Decima azione», imputato di un’estorsione per aver imposto ai fratelli Franco e Biagio Curcelli l’assunzione in una loro azienda, nonostante fosse di fatto un assenteista (7 anni la richiesta del pm). Infine inflitti 2 anni a Marco Matteo Piserchia , 44 anni, a piede libero, estraneo al filone estorsivo dell’inchiesta: risponde di concorso con Emiliano Francavilla (fratello di Antonello e condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi nel processo abbreviato per questo reato e 3 estorsioni) perché avrebbe eluso le norme in materia di misure di prevenzione patrimoniale, facendo da prestanome quale titolare di un terreno in zona Celone dove Emiliano Francavilla si stava facendo costruire un villino, secondo l’accusa (la Dda chiedeva 2 anni).

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