Martedì 17 Settembre 2019 | 14:43

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Alla ricerca del pomodoro idoneo alla trasformazione industriale, ma che provenga dalle regioni del Sud e tenga conto delle esigenze di mercato e dei produttori sempre più attivamente impegnati a mettere le industrie nelle condizioni di scartare sempre meno prodotto. Il «pomodoro perfetto» è già in laboratorio e potrebbe veder la luce intorno alla metà di settembre quando la prima industria di trasformazione lo potrà già testare. Il progetto, sperimentale, è stato promosso su alcune cultivar per la produzione di conserve con materia prima proveniente dal bacino Centro Sud.

L’iniziativa è stata presentata qualche giorno fa a Lucera dalla «OI pomodoro» (organizzazione interprofessionale) in collaborazione con Anicav, l’associazione nazionale degli industriali conserve alimentari. «Si tratta di un importante progetto - commenta con la Gazzetta il direttore di Anicav, Giovanni De Angelis - che ci consentirà di perfezionare tecniche di coltivazione e qualità di prodotto a beneficio della trasformazione industriale. Il riferimento è sempre il consumatore che può scegliere in base a gusti e preferenze. Contiamo di rendere ancor più gradito il pomodoro italiano, evitando la massimizzazione che c’è in giro. Ovviamente per fare questo - aggiunge il direttore di Anicav - l’obiettivo della ricerca è rendere meno problematica la fase della trasformazione industriale oltre che la fase agricola».

«Negli anni dell’evoluzione di questa coltura si è data più attenzione a specifici aspetti del problema: ibridi meno pelabili, ma che non sanno di pomodoro oppure meno attaccabili alle malattie ma che non riescono essere processati bene o cubettati nel modo migliore. Il processo che stiamo già portando avanti da alcuni anni al Nord e che ora portiamo al Sud, prevede un’attività di sistema rispetto alle esigenze produttive: oltre alla verifica nei campi, faremo analisi sulla shelf-life (la durata di conservazione: ndr) oltre che un’analisi sensoriale sul progetto. Obiettivo fondamentale è preservare e recuperare la bontà del prodotto e restituire al pomodoro italiano quel sapore caratteristico che possa agire sulla leva dell’aspetto salutistico».

«Le risultanze della sperimentazione, così come quelle dell’analogo lavoro implementato dall’OI pomodoro da industria del Nord - informa una nota dell’Organizzazione interprofessionale - potranno essere messe a disposizione del comparto che rappresenta una delle più importanti filiere dell’agroalimentare italiano».

I contenuti del progetto - che per ciascuna cultivar prevede sia l’osservazione della resa agronomica che della resa industriale – sono stati illustrati nel corso di una visita svolta ai campi di Lucera per osservare lo stato vegetativo e fitosanitario delle colture. «Il progetto - rileva ancora l’Oi bacino Sud Italia - ha previsto la messa a coltura, in alcuni campi pugliesi appositamente selezionati, di piantine di pomodoro fornite dalle aziende sementiere Nunhems, Syngenta, Heinz/Furia Seed, United Genetics, Monsanto/Seminis, Clause e Isi Sementi. A metà settembre la materia prima verrà, quindi, sottoposta a trasformazione presso l’impianto pilota della “Ssica” di Angri dove una squadra di assaggiatori - composta da tecnici della parte agricola, dell’industria e delle case sementiere – effettuerà una valutazione delle caratteristiche sensoriali dei derivati ottenuti, per rispondere al sempre più elevato interesse dei consumatori e dell’industria verso il recupero dei tipici caratteri organolettici del pomodoro trasformato quali il profumo e il gusto».

«La visita effettuata nei campi a Lucera è stata anche l’occasione per fare il punto sulla anomala campagna in corso che, iniziata con un ritardo di oltre una settimana rispetto agli altri anni, sta procedendo con una inusuale lentezza. – dichiara Guglielmo Vaccaro, presidente dell’OI Bacino Centro Sud -. Il clima piovoso di maggio, infatti, ha posticipato trapianti e raccolta e le condizioni climatiche non favorevoli registratesi nel mese di luglio stanno incidendo in maniera significativa sulle rese. Tutto questo comporterà, quindi, la necessità di un’importante raccolta a settembre con tutti i rischi climatici legati a tale mese».

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