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Foggia, la giudice «furbetta del cartellino» condannata dalla Corte dei conti

Foggia, la giudice «furbetta del cartellino» condannata dalla Corte dei conti

Foggia, la giudice «furbetta del cartellino» condannata dalla Corte dei conti

 
Massimiliano Scagliarini

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Massimiliano Scagliarini

toghe, avvocati

Per 8 anni la donna «risultava sempre in servizio o assente giustificata per ragioni di servizio (con permessi retribuiti)», mentre durante le udienze avrebbe dovuto risultare assente dal servizio per poi recuperare le ore perse

Martedì 16 Luglio 2019, 15:09

BARI - Dal 2006 al 2013 nel Tribunale di Foggia ha operato un magistrato onorario «assenteista», che ha prima svolto funzioni giudicanti e quindi - dal 2010 al 2016 - quelle di vice-procuratore onorario. Dimenticandosi però, una volta cambiato incarico, di chiedere l’autorizzazione alla Provincia di Foggia di cui è dipendente. «Chi ha occultato l’assenza dal servizio e si è procurato un ingiusto profitto è lo stesso soggetto che ha amministrato la Giustizia in nome del Popolo italiano», hanno scritto i giudici della Corte dei conti pugliese condannando Lucia Calderisi, 50 anni, avvocato nell'ufficio legale dell’ente, a risarcire circa 67mila euro.

La decisione della magistratura contabile (presidente Raeli, relatore Iacubino) arriva dopo una indagine della Finanza che due anni fa aveva già portato il Tribunale di Lecce a condannare la Calderisi per truffa aggravata a due anni con interdizione dai pubblici uffici: condanna appellata e a rischio di prescrizione. Anche la Corte dei conti ha dovuto ridurre per prescrizione le richieste dell’accusa, rappresentata dal vice-procuratore contabile Antonio D’Amato (il fascicolo era stato aperto dal collega Pierpaolo Grasso), che aveva quantificato il danno in circa 97mila euro.
L’indagine, nata da una denuncia, ha infatti accertato - è detto in sentenza - che la donna «risultava sempre in servizio o assente giustificata per ragioni di servizio (con permessi retribuiti, il che, sostanzialmente, è la stessa cosa)», mentre invece durante le udienze avrebbe dovuto risultare assente dal servizio per poi recuperare le ore perse. Da qui la condanna a restituire 4.230 euro, pari agli stipendi da funzionaria della Provincia che avrebbe ottenuto attestando «in modo fraudolento la presenza in ufficio o lo svolgimento di attività d’ufficio».

Nel 2010 la Calderisi ha partecipato al bando del ministero della Giustizia per vice-procuratore onorario, risultando vincitrice e prendendo servizio (nel 2011) in Procura a Foggia. Dimenticando però - secondo l’accusa - di chiedere l’autorizzazione alla Provincia: quella che le era stata concessa nel 2001 come giudice onorario, quando era ancora una semplice impiegata, per la Corte dei conti non è infatti valida. Dal 2013 al 2015, peraltro, la funzionaria era in aspettativa per frequentare un dottorato all’Università di Bari, e anche in questo caso avrebbe «dimenticato» di rendere noto l’incarico giudiziario. La legge in questi casi è chiara: i compensi ricevuti tornano allo Stato. Ed ecco che, tolti gli anni dal 2010 al 2012, ormai prescritti, l’ex magistrato onorario restituirà altri 61mila euro, oltre a 2.500 euro per il danno di immagine causato alla Provincia.

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