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Foggia, la giudice «furbetta del cartellino» condannata dalla Corte dei conti

Per 8 anni la donna «risultava sempre in servizio o assente giustificata per ragioni di servizio (con permessi retribuiti)», mentre durante le udienze avrebbe dovuto risultare assente dal servizio per poi recuperare le ore perse

toghe, avvocati

BARI - Dal 2006 al 2013 nel Tribunale di Foggia ha operato un magistrato onorario «assenteista», che ha prima svolto funzioni giudicanti e quindi - dal 2010 al 2016 - quelle di vice-procuratore onorario. Dimenticandosi però, una volta cambiato incarico, di chiedere l’autorizzazione alla Provincia di Foggia di cui è dipendente. «Chi ha occultato l’assenza dal servizio e si è procurato un ingiusto profitto è lo stesso soggetto che ha amministrato la Giustizia in nome del Popolo italiano», hanno scritto i giudici della Corte dei conti pugliese condannando Lucia Calderisi, 50 anni, avvocato nell'ufficio legale dell’ente, a risarcire circa 67mila euro.

La decisione della magistratura contabile (presidente Raeli, relatore Iacubino) arriva dopo una indagine della Finanza che due anni fa aveva già portato il Tribunale di Lecce a condannare la Calderisi per truffa aggravata a due anni con interdizione dai pubblici uffici: condanna appellata e a rischio di prescrizione. Anche la Corte dei conti ha dovuto ridurre per prescrizione le richieste dell’accusa, rappresentata dal vice-procuratore contabile Antonio D’Amato (il fascicolo era stato aperto dal collega Pierpaolo Grasso), che aveva quantificato il danno in circa 97mila euro.
L’indagine, nata da una denuncia, ha infatti accertato - è detto in sentenza - che la donna «risultava sempre in servizio o assente giustificata per ragioni di servizio (con permessi retribuiti, il che, sostanzialmente, è la stessa cosa)», mentre invece durante le udienze avrebbe dovuto risultare assente dal servizio per poi recuperare le ore perse. Da qui la condanna a restituire 4.230 euro, pari agli stipendi da funzionaria della Provincia che avrebbe ottenuto attestando «in modo fraudolento la presenza in ufficio o lo svolgimento di attività d’ufficio».

Nel 2010 la Calderisi ha partecipato al bando del ministero della Giustizia per vice-procuratore onorario, risultando vincitrice e prendendo servizio (nel 2011) in Procura a Foggia. Dimenticando però - secondo l’accusa - di chiedere l’autorizzazione alla Provincia: quella che le era stata concessa nel 2001 come giudice onorario, quando era ancora una semplice impiegata, per la Corte dei conti non è infatti valida. Dal 2013 al 2015, peraltro, la funzionaria era in aspettativa per frequentare un dottorato all’Università di Bari, e anche in questo caso avrebbe «dimenticato» di rendere noto l’incarico giudiziario. La legge in questi casi è chiara: i compensi ricevuti tornano allo Stato. Ed ecco che, tolti gli anni dal 2010 al 2012, ormai prescritti, l’ex magistrato onorario restituirà altri 61mila euro, oltre a 2.500 euro per il danno di immagine causato alla Provincia.

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