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Analisi del sindacato

Sempre meno pescherecci e lavoratori: è crisi nel Foggiano

Ritardi anche per l'indennità dei 30 euro al giorno del fermo pesca

Sempre meno pescherecci e lavoratori: è crisi nel Foggiano

Il settore pesca al vaglio della Fai-Cisl di Manfredonia e territoriale di Foggia. Una analisi a tutto tondo che traccia un quadro della situazione niente affatto edificante, che non suffraga prospettive incoraggianti e non induce tranquillità nei lavoratori di un settore che costituisce uno dei pilasti dell’economia territoriale. Difficoltà di ordine strutturali e organizzative che hanno prodotto una sostanziale contrazione del numero delle barche; e conseguentemente degli addetti al settore diretti e indiretti, con quali ripercussioni sull’economia è facile dedurre. Una situazione di crisi resa più spinosa dalla mancata corresponsione dell’indennità giornaliera di 30 euro del 2017. «Nonostante i ripetuti incontri al ministero del lavoro» rileva il sindacato «non si conoscono i tempi e i modi della sua liquidazione da parte dell’Inps. Una indennità irrisoria che se divisa in ore di lavoro equivale a 4 euro, vale a dire un salario corrispondente a quello sottopagato da certe aziende. La nostra richiesta fino ad ora rimasta senza risposta, è che questa liquidazione potesse intercalarsi durante il fermo pesca».


Non poche riserve il sindacato avanza sul piano di gestione della pesca del rossetto nel compartimento marittimo di Manfredonia. «Dal confronto avuto con il ministero dell’agricoltura e la delegazione Fai di Manfredonia guidata dal segretario nazionale Silvano Giangiacomi» si legge in una nota «non sono state risolte le problematiche relative alla deroga della dimensione minima della maglia della rete e della distanza della costa». I problemi che affliggono l’attività lavorativa dei pescatori, sono tante e diverse. Tra queste «la perdurante mancanza di sostanziali interventi sulla riduzione del gasolio; i decreti attuativi del lavoro usurante e gravoso o le circolari di chiarimento sulle modalità di applicazione; il riconoscimento delle malattie professionali; la sicurezza; gli ammortizzatori sociali; la revisione dell’importo della indennità giornaliera dei 30 euro. Emergenze ed interventi ripetutamente chiesti, e che in ogni caso non sono sufficienti per sopperire alle difficoltà economiche che i pescatori sopportano durante il fermo biologico e alla parificazione dei diritti previdenziali ed assistenziali con altri lavoratori di altri settori produttivi vigenti in Italia».


Forte la lamentela riguardante l’assenza di progetti di rilancio del settore della pesca che quanto meno arrestino la contrazione di barche e di manodopera. «Una lacuna particolarmente avvertita a Manfredonia» rileva il Fai «dove da troppo tempo il settore è allo sbando, privo di un piano di valorizzazione dell’area portuale e commerciale, con un mercato ittico chiuso da oltre un anno. Una situazione inconcepibile che favorisce il mercato nero dei prodotti ittici e dell’indotto che gravita intorno. C’è stato un bando per la ricerca di un gestore, ma non se n’è saputo più nulla».

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