Venerdì 16 Novembre 2018 | 16:59

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La condanna

Uccise per errore un giovane
«Fa la pipì sotto casa». 10 anni

L'accusa di omicidio volontario derubricata in preterintenzionale. La madre della vittima ha n malore alla sentenza

«Non c'è più religione»Ciak si giraa Monte Sant'Angelo

Monte Sant'Angelo

Non voleva uccidere il giovane che sospettava (erroneamente per la parte civile) di voler fare la pipì sotto casa, quando lo colpì con un coltello. Il che vuol dire che Antonio Luciano Rinaldi, 60 anni di Monte Sant’Angelo, autista di ambulanze, è sì colpevole ma di omicidio preterintenzionale e non di omicidio volontario come inizialmente contestato dalla Procura. Ecco spiegata la condanna a 10 anni di reclusione inflitta al garganico, che resta agli arresti domiciliari, dal gup del Tribunale di Foggia Roberto Scillitani al termine del processo abbreviato che ha comportato lo sconto di un terzo della pena.

Rinaldi è stato condannato a 10 anni complessivi per l’omicidio preterintenzionale di Felice Fischetti di 23 anni di Monte Sant’Angelo che fu colpito all’inguine dal fendente morendo dopo 60 ore ore in ospedale; e per lesioni ai danni di Giovanni Piemontese che venne ferito in maniera non grave alla coscia destra. L’imputato dovrà anche risarcire i danni alle vittime (i familiari del defunto e il ferito si sono costituiti parte civile) da quantificare in sede civile: il giudice ha assegnato una provvisionale di 100mila euro ai familiari di Fischetti. L’imputato ha rinunciato a presenziare al processo (tutto si è concluso in udienza), cui erano presenti il giovane che rimase ferito un anno fa e i familiari della vittima: la madre di Fischetti alla lettura del verdetto è stata colta da un malore.

I fatti risalgono alla sera del 16 luglio del 2017: Rinaldi fu subito arrestato dai carabinieri di Monte Sant’Angelo per tentato omicidio e lesioni: accusa diventata di omicidio tre giorni dopo in quanto Fischetti morì all’alba del 19 luglio nell’ospedale «Casa sollievo della sofferenza» di San Giovanni Rotondo, la coltellata aveva reciso l’arteria iliaca esterna con conseguente emorragia.

La sentenza di primo grado va incontro alle richieste avanzate dal pm Anna Landi (chiedeva 12 anni) e dal difensore, l’avvocato Pasquale Rinaldi che invocava il minimo della pena: entrambi hanno chiesto la derubricazione del reato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi (aggravante rimasta) in omicidio preterintenzionale. Il verdetto non soddisfa invece né i familiari della vittima né i legali di parte civile, gli avvocati Innocenza e Giovanni Battista Starace che chiedevano la condanna per omicidio volontario.

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