Venerdì 30 Gennaio 2026 | 15:15

Il Mediterraneo che l’Europa ha dimenticato

Il Mediterraneo che l’Europa ha dimenticato

 
Pierfranco Bruni

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Pierfranco Bruni

mar Mediterraneo

Qual è il mosaico dell'Europa oggi? Non è soltanto un assetto di mappa geografica ma è un "pensare" che non riguarda soltanto i processi culturali occidentali

Venerdì 30 Gennaio 2026, 12:59

Dove inizia geograficamente l’Occidente e dove inizia il mondo orientale? E dove è possibile leggere i loro confini o i loro orizzonti? Qual è il mosaico dell'Europa oggi? Non è soltanto un assetto di mappa geografica ma è un "pensare" che non riguarda soltanto i processi culturali occidentali ma interessano contaminazioni che riguardano l'intero mondo Mediterraneo. Il quale ancora oggi costituisce un intreccio di civiltà e di naviganti, di profughi e emigranti, di lingue e etnie pur in una economia che crea comparazioni e mercati quasi comuni o similari.

L'asse Italia Germania è uno spaccato politico interessante che apre molte prospettive che non riguardano soltanto gli Stati Europei. Ma pur avendo uno spazio geografico ben definito politicamente va ben oltre e interessa quello spazio che un tempo era fissato storicamente come Occidente.

L'Europa c'è o non c'è? Non si vede. Non si sente. Ma ha il suo profilo identitario, se pur ormai confusionario, che non è chiaramente più quello storicamente definito. Perché tutto è cangiante. Soprattutto dopo il 1989-91. Il crollo del Muro ha ridefinito anche assetti geografici all'interno dell'Europa stessa. Si pensi che nel suo interno venivano identificate aree di appartenenza come Est e Ovest: vedi la Germania.

Tra il Sud è il Nord c'è una spaccatura orizzontale e verticale. I Sud e i Nord del Mondo.

Cosa è giusto o non giusto? La verità sta nel pensiero non nelle idee e tanto meno negli Imperi che durano il tempo necessario per crollare. Le idee però fanno anche le economie e stabiliscono interessi commerciali.

Il problema è che una politica economica e culturale del Sud Mediterraneo non ha avuto l'intelligenza e l'intuizione di diventare classe forte in una Europa guidata finora da una economia Franco Anglo - Tedesca. Una realtà è certa.

Viviamo un Mediterraneo che politicamente ha abdicato completamente alla sua eredità culturale e storica. L'Europa storica trovava nella "zona" mediterranea una sua risorsa epocale. Non è più cosi. Perché la fascia asiatica è entrata con forza nei mercati occidentali. L'America e le Americhe non hanno più come interfaccia l'Europa. Bensì i commerci e gli interscambi mondiali, ovvero in prima istanza Russia, Turchia, Cina e le Indie.

L'Occidente è una contaminazione tout court: contamina ma è contaminato. Si pensi ai modelli di costume che è una economia materiale certamente ma anche immateriale come il "caos" dei social. Non c'è una identità occidentale. Questo perché sono cambiate le società perché sono costantemente in transizione. Spesso si fa una confusione tra società e civiltà. Quest'ultima è identitaria. La prima assolutamente no anche se nei processi storici condiziona la civiltà. Ma ci vuole tempo.

Occorre necessariamente un assorbimento di modelli, di visioni delle realtà, di fasi generazionali. A volte si ragiona come se fossimo ancora negli Cinquanta del 1900. Non è affatto così. Ormai gli Stati o le Nazioni non sono geografie fisse in un territorio. Gli uomini e i popoli sono viaggianti. Non più stanziali. Cosi le economie le culture i mercati sono anch'esse i contenuti di antropologia di un vivere di un conoscere e comprendere il presente.

La politica dovrebbe poter penetrare i sottosuoli delle mutazioni per poter riflettere su cosa realmente è fattibile in una temperie come la nostra. Tutto muta. Se tutto cambia repentinamente non si possono applicare alle società metodi di decenni passati.

Credo che qui sia l'intreccio che dovremmo poter capire per favorire una politica non di ieri ma di domani. Oggi abitiamo un Occidente che non è più quello che pensavamo di conoscere.

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