Se verranno accertate responsabilità penali in capo agli ex vertici della Banca Popolare, la sua erede BdM può esserne chiamata a risponderne nei confronti degli azionisti. È questo il senso della decisione con cui ieri il Tribunale collegiale di Bari (presidente Guida) ha respinto la richiesta dei difensori della nuova banca, che volevano la revoca dell’ordinanza con cui – in udienza preliminare – il gup De Salvatore aveva autorizzato circa 500 azionisti a citare BdM come responsabile civile degli eventuali reati commessi dai sette imputati.
Il processo riguarda l’ex presidente Marco Jacobini, il figlio Gianluca (ex condirettore e vicedirettore generale), gli ex ad Vincenzo De Bustis Figarola e Giorgio Papa, l’ex dg Gregorio Monachino e gli ex dirigenti Elia Circelli e Nicola Loperfido, accusati a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità (tra l’altro) di falso in bilancio, aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza: avrebbero truccato – dice la Procura - i bilanci della Popolare dal 2016 al 2018, per nasconderne le reali perdite e rappresentare ai risparmiatori una situazione diversa da quella reale, poi emersa dopo il commissariamento del 2019. Sono costituiti parte civile anche Banca d’Italia, Consob e il Comune di Bari, più la stessa BdM.
Ieri la pm Savina Toscani ha depositato la sentenza con cui la scorsa settimana il Tribunale civile di Bari ha definito l’azione di responsabilità intentata dai commissari straordinari della banca nei confronti degli ex amministratori, sindaci e della società di revisione, condannati a pagare 122 milioni di danni per quattro operazioni dannose dei vertici e la mancata vigilanza degli organi di controllo. Una somma del tutto ipotetica, considerando che il patrimonio delle parti dichiarate soccombenti non è capiente. Soldi che, nonostante la fuga in avanti di alcune associazioni e gli auspici populistici di qualche esponente politico, non potranno comunque essere utilizzati per il ristoro dei danni patiti dai circa 60mila risparmiatori che hanno visto azzerarsi il valore delle azioni della Popolare.
Dopo il commissariamento del dicembre 2019 e la verifica dei bilanci, PopBari è stata salvata grazie all’intervento del Fitd, il Fondo interbancario di tutela dei depositi, che ha erogato 1,1 miliardi di euro nell’ambito del piano di ricapitalizzazione in cui è stata prevista anche la cessione dell’istituto al Mediocredito Centrale. Il Fidt (un consorzio di banche che interviene per la gestione delle crisi) non interviene a fondo perduto, e infatti nell’accordo quadro di maggio 2020 sono stati definiti i meccanismi per il recupero (almeno parziale) delle risorse utilizzate nel salvataggio: «Verranno retrocessi al Fitd – c’è scritto - gli eventuali proventi incassati delle azioni di responsabilità e risarcimento promosse dalla Bpb o da Mcc».
I soldi che deriveranno dall’azione di responsabilità, una volta che la sentenza sarà irrevocabile, dovranno dunque essere destinati a ridurre l’esposizione del Fondo. Ma ci vorranno anni, considerando che le parti soccombenti in primo grado presenteranno appello e – con ogni probabilità – chiederanno l’inibitoria della sentenza, con lo scopo di evitarne l’esecuzione e dunque sequestri e pignoramenti. Il patrimonio degli Jacobini (condannati per 109 milioni in solido) è valutato pochi milioni, De Bustis risulta nullatenente e molti ex consiglieri hanno solo stipendio o pensione. Restano i 10 milioni dell’assicurazione (che farà appello), due dei tre sindaci (il terzo è deceduto) e la società di revisione PwC. Il ricavo reale dell’azione potrebbe dunque essere molto più basso. E bisogna considerare pure che BdM è, a sua volta, oggetto dell’azione di responsabilità introdotta dal fallimento Fimco per abusiva concessione del credito.
Tornando al procedimento penale, con una ordinanza molto articolata il collegio presieduto dal dottor Marco Guida ha respinto tutte le questioni preliminari poste dalle difese degli imputati. Sulla questione della responsabilità di BdM, il Tribunale ha rilevato un mutato quadro giurisprudenziale in quanto le operazioni tecniche sui telefoni cellulari da cui sono partite le indagini non sono più considerate irripetibili e dunque il diritto di difesa della banca non è stato leso. La Procura ha depositato anche le trascrizioni delle intercettazioni effettuate in un altro processo, quello che portò alle misure cautelari nei confronti degli Jacobini ed in cui oggi è previsto l’esame di un testimone. Il processo madre invece riprenderà il 26 marzo per discutere dell’ammissione dei mezzi di prova.
















