Venerdì 07 Ottobre 2022 | 14:51

In Puglia e Basilicata

il commento

Ma astenersi dal voto il 25 settembre non è una soluzione

Elezioni

Una riflessione sul significato della democrazia rappresentativa, della sua funzione e della sua persistente validità

19 Settembre 2022

Pietro Quinto

Lo svolgimento di questo singolare turno elettorale e l’approssimarsi del voto del 25 settembre inducono ad una riflessione sul significato della democrazia rappresentativa, della sua funzione e della sua persistente validità. Non è in discussione il dettato costituzionale secondo cui la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. È invece di estrema attualità l’interrogativo, peraltro non di oggi, se la democrazia nel nostro Paese abbia raggiunto un soddisfacente livello di maturità. Non va dimenticato – come afferma Zagrebelsky – che la democrazia è nata sostanzialmente per reazione al fallimento ed ai disastri dei sistemi politici del Novecento. E cioè la monarchia, il fascismo, l’ideologia comunista e capitalistica. Si vuole dire cioè che è mancata sin dall’origine una educazione alla democrazia ed una partecipazione effettiva alla sua realizzazione. E, tuttavia, questo vizio di origine è stato colmato attraverso alcuni strumenti di partecipazione, Partiti, Sindacati, associazionismo. Persino dalla semplificazione ideologica rispetto alla contrapposizione di due modelli di sviluppo: il socialismo ed il libero mercato.

Questo quadro di riferimento è improvvisamente venuto meno. Ed è a questo punto che sono emersi i limiti ed i difetti di un sistema, la democrazia, che può esistere solo se viene convintamente vissuta e animata da una effettiva partecipazione dei cittadini. Certo è stato salvaguardato il valore fondamentale della democrazia, e cioè il voto per la identificazione e la scelta dei governanti, ma per tutto il resto è prevalsa l’apatia dei cittadini o l’indifferenza politica (Bobbio). Ed il progressivo affermarsi a livello di classe dirigente di un accentuato personalismo ha contribuito alla realizzazione di una sorta di oligarchia.
In questo consiste la personalizzazione delle strutture partitiche e la mancanza di un fecondo dibattito interno.
È agevole riscontrare tutto ciò nell’attuale campagna elettorale nella quale i programmi e le proposte non vengono attribuiti ad un Partito o Movimento, bensì al nome e cognome dei cosiddetti leader. Questa una delle cause della mancanza di una educazione alla cittadinanza attiva dei titolari della sovranità popolare. Con un corto circuito che mette in crisi il sistema democratico.

La verità è che l’educazione alla democrazia non si può imporre dall’esterno con lezioni teoriche di educazione civica. Questa è una falsa prospettiva. L’educazione alla democrazia coincide con l’esercizio della pratica democratica (Bobbio). Come scriveva Stuart Mill nelle Considerazioni sulla democrazia rappresentativa i cittadini si distinguono in attivi e passivi. I governanti preferiscono i secondi, ma la democrazia ha bisogno dei primi. Se dovessero prevalere i cittadini passivi - egli concludeva - «i governanti farebbero ben volentieri dei loro sudditi un gregge di pecore».

Ora, anche a non voler esasperare siffatta esemplificazione è pur vero che avuto riguardo alla qualità ed alla frantumazione dell’offerta politica nel nostro Paese, soprattutto in questo turno elettorale è indispensabile la partecipazione attiva del cittadino. Occorre smontare e bocciare la demagogia, il qualunquismo, la strumentalità delle posizioni, l’assenza di un vero e proprio interesse pubblico, l’incompetenza e l’inadeguatezza degli aspiranti governanti. Occorre superare l’apatia politica ed operare scelte consapevoli pur nei limiti del quadro di riferimento. Si tratta – come dicevo all’inizio – di adempiere ad un dovere per rafforzare le istituzioni ma anche per legittimare il diritto di critica di ciascun cittadino sulle scelte dei governanti. A ben vedere la mancata partecipazione al voto finisce per danneggiare non solo il valore della democrazia rappresentativa, trasformandola in una democrazia degli interessi, ma anche e soprattutto del singolo cittadino, privandolo di quel diritto alla cittadinanza, che rimane il fondamento del sistema democratico e che lo rende soggetto politico e non semplice oggetto e strumento.

Ed ecco l’attualità di queste considerazioni nel momento elettorale che stiamo vivendo con una confusione di fondo. L’esercizio della sovranità, di cui all’art. 1 della Costituzione, non è un diritto ma un dovere. Il mancato adempimento di tale dovere costituisce la violazione di quel principio fondante per il quale la Repubblica «richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • arlecchino

    19 Settembre 2022 - 23:47

    tutto vero, c'è solo un piccolo particolare: non ci sono più partiti politici ma associazioni? impersonate in un leader; senza voti di preferenza sono i leaders che determinano i possibili eletti. Allora dov'è la democrazia? dov'è la democrazia partecipata?

    Rispondi

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 

BLOG

- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725