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Ecco perché cause e prospettive della situazione del Sud, non sono una mania meridionale

Ecco perché cause e prospettive della situazione del Sud, non sono una mania meridionale

La situazione «fotografata» da Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, presentando il rapporto dell’istituto

24 Giugno 2022

Lino Patruno

Facciamo un giochino, se ancora ne abbiamo voglia di questi tempi. Fra luce che costa il doppio e cicorie che non si possono più toccare. Mettiamo che le cose che seguono sul Sud le dica Adriano Giannola, il presidente della Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. Sappiamo come la pensa. E sappiamo che lo pensa e dice da fin troppo tempo. Ma colpisce in questo momento il tono ancora più accorato, se proprio si può.

Primo: la gravità del ritardo dello sviluppo del Sud. Fra il 2007 e il 2019 (con due crisi finanziarie mondiali in mezzo) il Centro Nord ha perso Pil (produzione e ricchezza) per il 2 per cento, il Sud per il 10 per cento. Partendo già da un ritardo di quasi il doppio. Secondo: il tasso di occupazione, la percentuale di quante persone lavorano rispetto alla popolazione, già fra i più bassi d’Europa. Al Sud del 44% contro il 66% del Centro Nord (nel 2008 erano del 46 e del 65).
Terzo: il lavoro. È diminuita al Sud anche la qualità media dell’occupazione. La differenza di retribuzione oraria lorda media è del 16% rispetto al Centro Nord (ma del 28% nel settore privato). Con la Puglia dagli stipendi più bassi d’Italia (peggio solo la Calabria). Il part time involontario del Sud è al 14%, all’11 al Centro Nord. I dipendenti precari da cinque anni al Sud sono il 25% degli occupati (Centro Nord 14).

Quarto: le imprese. Al Sud sono accentuati i tratti tipici del sistema produttivo nazionale (cioè di tutta l’Italia): le micro-imprese e quelle a conduzione familiare. Quinto: le infrastrutture. Strade, autostrade, porti, aeroporti. Quasi il 50% in meno al Sud. L’Autostrada del Sole che arriva fino a Napoli, pur dovendo ricucire l’Italia dopo la guerra. L’alta velocità ferroviaria fino a Salerno, con Cristo che questa volta si ferma addirittura prima di Eboli. Bari e Napoli non collegati da un treno diretto a 161 anni dall’unità d’Italia. Matera unico capoluogo italiano senza Ferrovie dello Stato. Città del Sud non tutte facilmente raggiungibili fra loro, in modo che il Sud resti disunito e con scarsa forza. Insomma non concorrenziale col Centro Nord.

Sesto: i servizi. Qualità quasi ovunque al disotto del minimo previsto dalla Costituzione. Perché dal 2001 del federalismo fiscale non sono stati mai calcolati i Lep (Livelli essenziali di prestazione), quanto serve. Sanità, scuola, asili nido, università, trasporti, assistenza. E si è andati avanti con la spesa storica, cioè si è dato a chi storicamente ha sempre avuto (il Centro Nord) e non si è dato a chi storicamente ha sempre avuto meno (il Sud). Settimo: conseguenze. L’insufficienza delle infrastrutture e dei servizi è un ostacolo a ogni attività economica e disincentiva gli investimenti. Quindi è un alibi dire che al Sud non c’è mentalità imprenditoriale, è più giusto dire che non ci sono i mezzi perché si crei.

Ottavo: scuola e dispersione scolastica. «Non possiamo assistere con rassegnazione ai deludenti risultati degli studenti del Sud che incidono sulle loro capacità di proseguire sui livelli più alti di istruzione, sulle possibilità di impiego e crescita culturale». Serve «un’azione concreta da parte dello Stato per il contrasto al più ingiusto dei divari». Ma se al Sud si ha tutto meno (asili nido pubblici, tempo prolungato, laboratori, biblioteche) volete che crescano dei premi Nobel? Tenendo conto che «non c’è al Sud una minore capacità intellettiva, anzi buona parte del sistema di istruzione del Centro Nord è gestita da persone del Sud e delle Isole». Anche le università del Sud «devono essere sostenute in un necessario percorso di miglioramento». Ma lo Stato spende per loro meno che al Centro Nord, penalizzate perché più povere e non il contrario.

Nono: l’emigrazione. «Al Sud l’aumento del tasso di disoccupazione e il deterioramento della qualità delle opportunità di impiego hanno spinto molti laureati a cercare lavoro altrove». Impoverendolo ancora di più. Nono: l’azione pubblica. «Il miglioramento della qualità dell’azione pubblica» è un obiettivo principale, «anche facendo leva sulle ampie risorse disponibili grazie al Pnrr». Dal ritardo di sviluppo del Sud «conseguono profonde diseguaglianze economiche e sociali» e «ne risulta frenata la crescita dell’intera economia nazionale». Cioè bisogna attivare anche la locomotiva del Sud, altrimenti il Paese non crescerà mai come potrebbe.

A questo punto è necessaria la soluzione del giochino. Questa: le cose fin qui dette, non sono state dette da Giannola, ma da Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia. Avvenuto pochi giorni fa presentando un rapporto sul Sud elaborato dagli economisti dell’istituto. Si potrebbe aggiungere: sottolineate le differenze. Nessuna. Quindi cause e prospettive della situazione del Sud non sono solo una mania meridionale. Cosicché il Sud è la soluzione dei problemi dell’Italia, non il problema.

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