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IL COMMENTO

La Ue non ignori il fronte Nord-Sud del Mediterraneo

La Ue non ignori il fronte Nord-Sud del Mediterraneo

L'assemblea generale del'Onu

L’impatto della crisi va oltre l’asse est-ovest, influendo in primis sulle relazioni fra Usa, Regno Unito, Europa, Russia, Cina e India

07 Maggio 2022

Leonardo Sforza

Difficile intravedere un qualche segnale di de-escalation alla devastante guerra scatenata dall’invasore russo in Ucraina e alle nefandezze sulla popolazione civile. Eppure, non ci si può arrendere alla fatalità di una guerra già giudicata «illegittima» dalla Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite all’Aja il 16 marzo scorso, dalle risoluzioni di Parlamento e Consiglio Europeo e dall’Assemblea Generale dell’Onu. La netta denuncia delle democrazie occidentali, ampiamente sostenuta dalle rispettive opinioni pubbliche, le ingiunzioni dei più alti organismi internazionali, o le investigazioni per genocidio e crimini di guerra contro la Russia avviate dalla Procura della Corte Penale Internazionale dell’Aja con il sostegno di 39 Stati membri fra cui l’Italia, per quanto politicamente e giuridicamente rilevanti, si sono rivelati fino ad ora inefficaci sul terreno del conflitto.
Per quanto azzardato, proviamo a identificare qualche pista per un piano concreto di risoluzione di questa crisi che, aldilà del rapporto bi-laterale Russia-Ucraina, è destinata a ridefinire l’insieme delle relazioni commerciali, culturali e geopolitiche fra i principali poli d’influenza globale. Tali scenari dovrebbero contemplare nuove iniziative diplomatiche di breve e medio-lungo periodo per un ristabilimento durevole della pace e l’avvio del processo di ricostruzione del tessuto urbano, economico e sociale dell’Ucraina.

Nel breve periodo, il cessate il fuoco e la firma di un armistizio russo-ucraino sembrano passare da un lato per il riequilibrio delle forze militari in campo, dall’altro promuovendo una via d’uscita di compromesso onorevole alle leaderships dei due paesi. L’eroica resistenza dell’Ucraina insieme al sostegno crescente e tangibile di un fronte occidentale relativamente unito, pur nella diversità di mezzi e strategie adottate, dovrebbero servire a contenere le mire espansioniste di Mosca. Il profilarsi di una lunga guerra di logoramento e gli effetti di un ulteriore rafforzamento delle sanzioni UE, già in via di approvazione, sono insostenibili per Putin e dovrebbero spingerlo razionalmente verso una soluzione negoziale accettabile. Ma in tale contesto, oltre al ruolo di mediatori terzi quali il presidente turco Erdogan, il premier cinese Xi Jinping ed il presidente Biden, direttamente interessati ad una risoluzione rapida del conflitto, potrebbero essere determinanti in quanto influencers autorevoli per ciascuno dei belligeranti. Nel medio-lungo periodo, l’avvio del processo di adesione richiesto dall’Ucraina all’Unione Europea oltre ad essere un messaggio politico forte per il popolo ucraino, permetterebbe di definire una road-map più stabile e concreta per accompagnare, sostenere e monitorare lo sviluppo post-bellico del paese ed il suo ancoraggio istituzionale alla famiglia europea. L’importante dispositivo di cooperazione già avviato dal 2014 con l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, fornisce una buona base alla Commissione Europea ed al Consiglio UE per il riconoscimento rapido dello status di «paese candidato» e avviare il decennale e spesso tortuoso processo di adesione in quanto futuro Stato membro dell’UE. Un tale riconoscimento richiede l’unanimità dei 27 Stati membri e molte sono le perplessità tecniche e politiche che circondano un allargamento dell’UE all’Ucraina. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e Macron, in quanto presidente di turno del Consiglio UE fino a giugno, potrebbero imprimere un’accelerazione all’avvio di tale processo almeno per l’Ucraina. Magari senza dimenticare di dare una prospettiva agli altri paesi quali Moldavia e Georgia, oltre che a Bosnia-Erzegovina e Kosovo, in attesa di un simile riconoscimento.

L’impatto della crisi va oltre l’asse est-ovest, influendo in primis sulle relazioni fra nord America, Regno Unito, Europa, Russia, China ed India. Investe quello ancora più frastagliato nord-sud. Sia intra che extra-europeo. Quest’ultimo asse, altrettanto strategico, non dovrebbe passare in secondo piano nelle priorità politiche dell’UE. Se la crisi ucraina contribuisce a spostare il baricentro dell’attenzione politica dell’UE ad est, sottostimare o peggio ignorare il fronte a Sud del Mediterraneo, dal nord Africa, all’Africa sub-Sahariana ed al medio Oriente, sarebbe un errore che rischiamo di pagare in un non lontano futuro. A seconda delle iniziative intraprese dall’UE, queste aree possono rappresentare nuove opportunità di cooperazione, non solo in materia di differenziazione dell’approvvigionamento energetico, oppure rimanere una fonte d’ulteriore instabilità per i numerosi focolai di crisi politiche intra-regionali tutt’ora irrisolte e per l’aggravarsi delle condizioni di sopravvivenza di sempre più larghe fasce della popolazione, per le quali la migrazione diventa l’unica prospettiva di un futuro migliore.

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