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In Puglia e Basilicata

il commento

Dal Lecce al Bari, l’orgoglio ritrovato del calcio pugliese

Stress dell’allenatore la sindrome del calcio

Ci sono delle annate nello sport, come nella vita, in cui tutto diventa straordinario senza fatica apparente

30 Aprile 2022

Lorenzo D'Alò

Ci sono delle annate nel calcio, come nella vita, in cui tutto diventa straordinario senza fatica apparente. È il clic dei destini che s’incastrano alla perfezione. Come quello del Lecce che a Vicenza può prendersi la serie A. Non c’è la certezza che l’afferri proprio oggi e qui, dove la fiduciosa attesa dei tifosi salentini sembra sciogliersi in quella trepidante dei sostenitori locali. Sino a diventare una massa unica. Un muro d’ansia. Perché i bisogni confliggono. Sotto i piedi dei vicentini c’è il baratro della retrocessione. Ma la voglia di serie A del Lecce e del suo popolo è tanta che sembra venire fuori dai bordi. Pronta a rompere l’ultimo argine. Basta girare fra i bivacchi leggeri della vigilia per farsi un'idea di come la serie A sia ormai entrata sottopelle alla gente che l’aspetta. E nelle ore un po’ mosse che precedono il grande evento, si chiama, si cerca, si tocca.

Il sogno che si realizza è l’essenza dello sport. Ma la serie A del Lecce, quando diventerà realtà, andrà oltre il sogno. Sarà il frutto maturo di una oculata programmazione. Il combinato disposto di altri clic che, come quello dei destini, si saranno incastrati alla perfezione. Senza produrre attrito. Progetto, struttura organizzativa, staff tecnico, gruppo-squadra: al culmine della fatica, quando le partite saranno finite, tutto rimanderà alla bontà delle scelte. Alla capacità di fare sintesi. Alla cura dei dettagli. E si capirà meglio la portata dell’obiettivo raggiunto. Il peso che ha, in termini di ritorno d’immagine, occasione di sviluppo, fattore di crescita, la serie A per una comunità. Non solo quella di Lecce e della sua vasta e laboriosa provincia, ma della Puglia nella sua variegata interezza. Una comunità che ha sempre vissuto il massimo campionato come un premio. E non, invece, come una conquista. Ecco, se sarà serie A, come il clic dei destini lascia immaginare, che sia all’insegna di una acquisita consapevolezza. Il calcio made in Puglia che diventa marchio di fabbrica. Riconoscibile. Modello tecnico e gestionale da emulare.

Il Lecce, col suo campionato d'avanguardia, sembra indicarci la via maestra. Quella che, appunto, arriva sino alla serie A, dove il calcio italiano, pur alle prese con una crisi di sistema senza precedenti, trova la sua sublimazione popolare. L’irrompere del Lecce, dunque, è già una lezione. Ha il valore di un esempio: ecco come si fa. E sembra restituire alla pugliesità che è naturalmente in ognuno di noi un po’ dell'orgoglio perduto. Ci rimette in gioco, offrendoci il pretesto ideale per inseguire il nostro riscatto. Il più contagioso: quello personale. Volendo, si può. Questo è il messaggio che l’imminente serie A del Lecce sembra trascinare al suo interno, in attesa che diventi visibile a tutti. Chiaro come acqua di fonte. Definitivo come un verdetto.

Ma nell'annata felice del calcio pugliese, altri destini hanno già fatto clic, senza incontrare resistenza oppure piegandola. Quello del Bari, volato in serie B, al culmine di una discesa fiorita. Quello del Cerignola, sbarcato in C, dopo aver schivato le insidie e i tormenti del girone H della serie D, il più difficile per definizione. E altri destini attendono di incastrarsi, dopo aver superato la strettoia dei playoff: quello di Monopoli, Virtus Francavilla e Foggia. Che suono avrà il loro clic? Comunque vada, è bello scoprire la Puglia che grazie allo sport ritrova un po’ di logica vincente. E la sfrutta per inventarsi nuove prospettive, aprendosi un varco in quell’oceano di opportunità che è il futuro.

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