Mercoledì 25 Maggio 2022 | 17:55

In Puglia e Basilicata

il commento

Con Putin vale la forza: Alla pace si arriva vincendo questa guerra

L'Ucraina bombardata, foto di Sergiy Starodavniy

L'Ucraina bombardata, foto di Sergiy Starodavniy

Il leader russo smascherando la sua natura di despota e di manipolatore si rifiuta persino di chiamare guerra, la guerra che ha scatenato

30 Aprile 2022

Claudio Martelli

La speranza di pace alberga nel cuore di tutti gli uomini di buona volontà e non deve essere spenta. Ma la pace si fa in due - soggetti o schieramenti che siano. Se è solo uno dei contendenti a volere la pace mentre l’altro - magari proprio quello che ha iniziato le ostilità - persevera nel fare la guerra ci può essere la resa del soccombente ma non la pace. Chi ha a cuore la pace ha il dovere di essere serio, di non passeggiare tra le nuvole ma di mantenere un contatto con la realtà dei fatti che scorrono sotto i nostri occhi. In genere, quando è in corso una guerra per fermarla il primo atto consiste nel concordare una tregua, almeno un cessate il fuoco che crei lo spazio e il tempo per negoziare. Ebbene, mentre sin dall’inizio Zelensky, Biden, Macron, Draghi e poi Erdogan, Bennet, Scholz si sono spesi per un cessate il fuoco aprendo a un qualche compromesso, c’è mai stato un minimo segnale di disponibilità a una tregua da parte di Putin? A fronte di tante parole sprecate e di vane speranze i fatti duri e ostinati sono questi: dal 24 febbraio scorso, sessantacinque giorni fa, è in corso l’aggressione russa all’Ucraina una nazione sovrana, libera e indipendente. Un’aggressione militare dal cielo, dalla terra e dal mare condotta da una delle più grandi potenze militari del mondo che utilizza mezzi di distruzione di massa, bombarda sistematicamente città e popolazioni civili, non rispetta i più elementari diritti umani e non consente nemmeno corridoi umanitari per profughi e fuggiaschi dalla propria terra, nemmeno quando si tratta di donne, bambini, anziani mentre i soldati russi nei territori occupati esercitano violenze, stupri, saccheggi, deportazioni di massa contro i sopravvissuti.

Putin smascherando senza pudore la sua natura di despota e di manipolatore si rifiuta persino di chiamare guerra la guerra che ha scatenato contro un altro popolo e impone al suo di popolo di definirla «operazione speciale», quasi si trattasse di un’operazione di polizia o di pulizia etnica e politica all’interno di una stessa comunità nazionale. E in effetti nel discorso con cui annunciava l’inizio dell’«operazione speciale» Putin arrivò a negare all’Ucraina lo status di nazione indipendente reclamando la sovranità russa su un popolo che da secoli è e vuole restare autonomo, un popolo che parla un’altra lingua e che vuole appartenere all’Europa e all’Occidente.

Come è pensabile trovare strade per negoziare e costruire la pace su queste basi? Buon ultimo ci ha provato anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterrez, e anche lui si è trovato prima davanti a un muro di niet, di silenzi e di minacce poi alla ripresa dei bombardamenti su Kiev mentre era in visita. «Il consiglio di sicurezza Onu ha fallito, non è riuscito a prevenire e a porre fine alla guerra» ha detto Guterrez che ha così concluso: «La guerra non finirà con le riunioni. La guerra finirà quando la Federazione Russa deciderà di finirla e quando dopo un cessate il fuoco, ci sarà la possibilità di un accordo politico serio». Se mai ci fossero stati dei dubbi ora non ce ne sono più: Putin non vuole la pace almeno fino a quando non avrà distrutto l’Ucraina e non l’avrà resa impotente smilitarizzandola. Questa è la pace di Putin.

Quanto alla guerra, una volta fallita il tentativo di assassinare Zelensky e di occupare l’intera Ucraìna, Putin si è concentrato sul come smembrarla puntando a est sul Donbass la regione ucraina più prospera, ma anche a sud con la distruzione e il massacro di Mariupol e ora bombardando Odessa per chiudere agli ucraini ogni accesso al Mar Nero e minacciare la Moldavia. Di fronte all’escalation di Putin e a qualche incertezza europea - non sul sostegno militare ma sulla sua qualità e portata - la guida del fronte pro ucraina è stata assunta da americani e inglesi concordi su due punti cruciali: 1. L’unica ragione che Putin capisce è quella della forza 2. L’unico modo di arrivare a un negoziato è vincere la guerra. Da qui è nata la riunione di Ramstein, quartier generale delle forze USA in Europa, cui hanno partecipato 43 stati. Questa alleanza mondiale delle democrazie, ben più ampia della Nato, si è impegnata all’invio urgente di nuovi e più pesanti armamenti all’Ucraina perché possa difendersi e contrattaccare. Se non vogliamo vivere sotto i ricatti e le minacce di un despota dobbiamo aiutare l’Ucraina a vincere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725