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Svolta della Consulta, doppio cognome ai figli: così mamma e papà sono liberi di fare come gli pare

Svolta della Consulta, doppio cognome ai figli: così mamma e papà sono liberi di fare come gli pare

L’Italia s’è destata alla fine. Non si può non commentare la decisione della Corte Costituzionale che sancisce un diritto sacrosanto, quello della libera scelta, per i neogenitori che potranno decidere senza vincoli quale cognome dare ai propri bimbi

28 Aprile 2022

Graziana Capurso

C’è chi la definisce una sentenza storica, chi esulta parlando dell’abolizione di un retaggio medioevale e c’è chi, invece, lo fa già da anni nel più completo anonimato. Fatto sta che da oggi e nei secoli dei secoli a venire, nel nostro Paese il cognome non sarà più automaticamente quello del padre.

L’Italia s’è destata alla fine. Non si può non commentare la decisione della Corte Costituzionale che sancisce un diritto sacrosanto, quello della libera scelta, per i neogenitori che potranno decidere senza vincoli quale cognome dare ai propri bimbi. La Consulta, in attesa del deposito della sentenza, ha definito «illegittime tutte le norme che attribuiscono automaticamente il cognome del padre» ai nuovi nati.

Una rivoluzione, se così la si può definire, tutta «made in Basilicata». Perché a portare all’attenzione dei togati la questione ci ha pensato una coppia lucana intenzionata a uniformare i cognomi della propria prole. Una battaglia legale che ha dato il la a una svolta radicale che spazza via, con un tratto di penna, leggi giudicate discriminatorie e secoli di lasciti patriarcali e maschilisti che forse non hanno senso di esistere (e resistere) nel 2022.

Implacabile la reazione a tale sentenza. Come sempre accade si scatenano i pro e i contro. I maliziosi ironizzano sul paradosso di assegnare il cognome del genitore sul quale potevano esserci anche dei «dubbi». I simpatici leoni da tastiera lanciano invece battute sulla lunghezza. Della serie: «Finché lo chiami con il nome e il cognome completo, il piccolo fugge via», con buona pace di mamma e papà. E infine ci sono loro, i conservatori, che sbattono i pugni sulle tradizioni messe a repentaglio dal politically correct. Tutto questo per una cosa comune come il doppio cognome, manco si trattasse dell’invasione degli alieni.

Una novità, che in realtà novità non è. La storia ce lo insegna. Se nei tempi arcaici veniva usato un solo nome, nella Roma antica le persone libere adottavano i cosiddetti tria nomina: il praenomen paragonabile al nome proprio di persona contemporaneo, il nomen che denotava la gens di appartenenza, paragonabile all'odierno cognome e infine il cognomen che era un soprannome dato all'individuo o ai membri del ramo di una famiglia. Un retaggio rimasto in Spagna dove vige da sempre la regola del doppio cognome, per cui ogni individuo porta il primo cognome di entrambi i genitori, nell’ordine deciso in accordo tra essi.

Fino a qualche tempo fa, invece, usare il cognome materno era considerato un vezzo da pseudonimo artistico. Basti pensare al pittore Pablo Picasso, che scelse quello della madre come nome d’arte perché più originale di Ruiz, che era il cognome paterno. Per non parlare del famoso patronimico, espressione onomastica che indica il vincolo col proprio padre (un sacrilegio ormai) che è parte integrante e ufficiale del nome di chi nasce in Russia. Mentre in alcuni angoli del mondo, come l’Etiopia e il Tibet, il problema non sussiste perché i cognomi non esistono.

Insomma la rivoluzione c’è ma non si vede. Che poi perché parlare di rivoluzione. Che cosa c’è in un nome? O in un cognome? Quella che noi chiamiamo «rosa», anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo stesso profumo, direbbe Shakespeare. L’identità di una persona in fondo non è assimilabile a ciò che c’è scritto su un documento.

Ci sono voluti decenni di attesa per conquistare un diritto negato dall’articolo 262 del codice civile. Cade così un finto tabù: sono moltissimi infatti i genitori italiani che hanno deciso, secondo la loro volontà, di affibbiare il doppio cognome ai propri pargoli, su tutti i Ferragnez. Una scelta di civiltà, la chiamano. Una particolarità o un vezzo. In barba ai Pillon e agli Adinolfi della situazione che prima o poi se ne faranno una ragione.

Non è con questi particolari che cambia la sostanza nello Stivale, ma sono i dettagli in fin dei conti a fare la differenza. E in Italia dove non è arrivata la politica, ci ha pensato lo Stato di Diritto a risolvere la questione. Non si parla quindi di obbligo o di vincolo, ma di libero arbitrio. Una parola che fa rima con uguaglianza e parità. Perciò cari genitori, fate un po’ come meglio credete. Nomen omen dicevano i latini, il nome è destino. E chissà se d’ora in poi il destino sarà scritto anche nel cognome.

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