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In Puglia e Basilicata

Svolta storica

I bambini non avranno più automaticamente il cognome del padre: la decisione della Corte Costituzionale

I bambini non avranno più automaticamente il cognome del padre: la decisione della Corte Costituzionale

Lo ha stabilito con una sentenza alla luce della quale la regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato. La battaglia è partita dalla Basilicata

27 Aprile 2022

Redazione online

BARI - Ai figli non più il cognome paterno ma quello di entrambi i genitori o anche solo quello della madre. Dopo decenni di battaglie delle donne e di inutili sollecitazioni al legislatore, la Corte costituzionale con una sentenza supera quello che ormai appariva come un retaggio patriarcale e allinea finalmente l’Italia agli altri Paesi europei. E batte sul tempo il Parlamento che proprio in questi giorni, in Commissione Giustizia al Senato, sta compiendo un ciclo di audizioni sui tanti disegni di legge sul doppio cognome presentati sin dall’inizio della legislatura da quasi tutti i partiti.
Tante le reazioni di soddisfazione dal mondo politico (soprattutto da Iv, Pd, Leu M5s e Radicali) e gli inviti ora a far presto nel dare una disciplina organica a tutta la materia. Mentre la ministra della Giustizia Marta Cartabia, che della Consulta è stata la prima donna presidente, ringrazia i suoi ex colleghi, parla di «un altro passo in avanti verso l’effettiva uguaglianza di genere nell’ambito della famiglia», la ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti garantisce «tutto il sostegno del Governo all’iter parlamentare». La nuova disciplina si occuperà anche dei meccanismi per evitare un accumulo di cognomi nelle generazioni a venire nel caso si decida di conservare i cognomi di tutti e due i genitori.

La svolta è arrivata con la sentenza (redattrice una donna, Emanuela Navarretta) con cui la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di tutte le norme che prevedono l'automatica attribuzione del cognome del padre, con riferimento ai figli nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio e ai figli adottivi. Sono in contrasto con gli articoli 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione e con gli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E la ragione è che la regola del patronimico non solo è «discriminatoria» nei confronti delle donne, ma «lesiva dell’identità del figlio». "Nel solco del principio di eguaglianza e nell’interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell’identità personale», sostiene la Corte, secondo quanto anticipato dall’Ufficio stampa in attesa del deposito della sentenza.
Cancellando quell'automatismo, la nuova regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine da loro concordato, a meno che decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due. In mancanza di un’identità di vedute sull'ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori, sarà il giudice a dirimere la controversia.

La decisione era attesa dopo che la Corte a gennaio con un’ordinanza aveva deciso di sollevare davanti a sè stessa la questione della legittimità costituzionale della automatica acquisizione da parte dei figli del cognome del padre. E di andare così alla radice del problema, rispetto alle richieste più limitate che le avevano rivolto il tribunale di Bolzano e la Corte d’appello di Potenza. In quella occasione, richiamandosi a sue precedenti pronunce, aveva definito l’attuale sistema di attribuzione del cognome paterno ai figli, sancito dall’articolo 262 del Codice civile, «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia», e di «una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna».
«Siamo commossi, siamo consapevoli di avere scritto una pagina importante, forse storica», commenta la coppia della Basilicata da cui è partito tutto con una istanza al tribunale di Lagonegro nel 2020, per ottenere di attribuire il cognome materno anche al terzo dei loro figli. Nella diffusa soddisfazione del mondo politico spicca la reazione di Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, che mette in guardia sugli "effetti negativi della sentenza sulla famiglia che si troverà a discutere, in caso di disaccordo, davanti a un giudice per stabilire la precedenza del cognome».

LE PAROLE DELLA FAMIGLIA LUCANA

«Siamo commossi, siamo consapevoli di avere scritto una pagina importante, forse storica». Sono le parole che la coppia della Basilicata da cui è partito tutto con una istanza al tribunale di Lagonegro nel 2020, hanno detto al proprio legale, l’avvocato Domenico Pittella, dopo avere appreso della decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime tutte le norme che attribuiscono automaticamente il cognome del padre ai figli. "E' inutile nascondere la soddisfazione per questo risultato, è stato un percorso lungo e faticoso - spiega l’avvocato che ha curato i ricorsi assieme al collega Giampaolo Brienza -, ma alla fine la nostra tesi è stata riconosciuta come valida. La coppia ci ha sempre creduto». Il civilista ricostruisce la vicenda iniziata circa due anni fa. Il primo passo un ricorso depositato all’attenzione dei giudici del tribunale di Lagonegro. Un primo tassello giudiziario per sollecitare un intervento su un tema complesso e con risvolti non solo formali ma di grande impatto sociale. «La storia parte da lontano: la coppia, ancora non sposata, ha due figli riconosciuti solo successivamente dal padre e che quindi portano il solo cognome della madre - spiega l’avvvocato -. Dopo alcuni anni i due decidono di sposarsi, il papà riconosce i figli ma la coppia chiede di non aggiungere ai ragazzi, oramai cresciuti, il cognome del padre». Tutto cambia quando arriva il terzo figlio. "I genitori chiedono, per un principio di armonia e omogeneitá, di poter dare il solo cognome materno - spiega Pittella -. Una richiesta fino ad oggi non consentita dalla legge. I due, però, non si danno per vinti e intraprendono la strada legale. Dopo il 'nò in primo grado dei giudici di Lagonegro, la Corte d’Appello di Potenza, siamo alla fine del 2021, rimette alla Corte Costituzionale la questione di legittimità della normativa in materia di attribuzione del cognome nella parte in cui non consente ai genitori, d’accordo tra loro, di attribuire il solo cognome materno». Un cognome molto noto nel contesto in cui vive la famiglia, e anche questo rientrerebbe tra le ragioni alla base della richiesta: il nonno materno dei bambini infatti ha rivestito ruoli politici di rilievo ed era conosciuto in tutta la comunità. Oggi, a distanza di 24 mesi dalla prima istanza, la svolta con la pronuncia della Corte Costituzionale. Per l’avvocato la decisione della Consulta ha «una importanza enorme perché pone la madre e il padre sullo stesso piano nella libertà di scelta. Inoltre la pronuncia stabilisce che nel caso in cui non c'è accordo nella coppia ai bambini sarà dato il cognome di entrambi i genitori: una vera rivoluzione».

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