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IL COMMENTO

Con la pioggia di sanzioni la Russia rischia di diventare la nuova Corea del Nord

Con la pioggia di sanzioni la Russia rischia di diventare la nuova Corea del Nord

Kim Jong-un

È probabile che Putin e i suoi consiglieri non si aspettassero una reazione dell'Occidente così coesa

15 Marzo 2022

Nicola Daniele Coniglio

BARI - Il numero e l’entità delle sanzioni economiche imposte alla Russia in questi pochi giorni non ha precedenti nella storia. Una pioggia di sanzioni che supera quelle applicate a paesi come Iran, Siria e Corea del Nord. È probabile che Putin e i suoi consiglieri non si aspettassero una reazione così forte e coordinata: una guerra diretta da silenziosi strateghi con colletti bianchi che si aggirano nei corridoi dei Ministeri dell’Economia. La strategia è quella di recidere in modo massiccio i legami economici e gli scambi della Russia con i paesi Occidentali. L’ultimo colpo inferto all’economia russa è la revoca dello status di «nazione più favorita» (in inglese Most Favoured Nation) nell’ambito delle relazioni commerciali internazionali. Questo status, che si applica a tutti i membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, vieta discriminazioni commerciali ovvero l’applicazione di condizioni meno favorevoli (ad esempio dazi commerciali più elevati) ad alcuni partner commerciali. Il risultato è che sui prodotti esportati dalla Russia potrebbero essere applicate tariffe (molto) più elevate rispetto a quelle applicate al resto del mondo. Assieme alle restrizioni già imposte - sul mercato dei capitali, sulle banche (SWIFT), sulle importazioni di componenti ad elevata tecnologia - queste ultime misure annunciate portano sempre più la Russia verso un doloroso embargo stile Corea del Nord.

In questo scenario emergono alcune questioni su cui è importante ragionare. Quanto è probabile che la Russia stia davvero scivolando verso una deriva Nord Coreana? Quali le similitudini? Quali le differenze? Che conseguenze può portare questo eventuale nuovo assetto geopolitico mondiale? Partendo dalla prima questione sono evidenti alcuni tratti comuni. L’isolamento Nord Coreano è frutto di una soppressione capillare di processi democratici, di una propaganda pervasiva e di una forte concentrazione nelle mani di pochissimi del potere economico, politico e militare. In entrambe le dinamiche la Cina gioca un ruolo fondamentale. La Corea del Nord collasserebbe senza il supporto economico della Cina (che rappresenta oltre la metà dell’interscambio commerciale del paese). È facile immaginare che l’invasione russa dell’Ucraina non ci sarebbe stata con l’opposizione Cinese. Inoltre, entrambi i paesi hanno armi nucleari e non esitano a utilizzare questa nelle loro relazioni internazionali. Ma le similitudini si fermano sostanzialmente qui. La Russia era fino a pochi giorni fa un paese fortemente integrato da un punto di vista economico ed Istituzionale con il resto del Mondo. La popolazione sta subendo, e continuerà a subire sulla propria pelle, le nefaste conseguenze dell’isolamento. Non si tratta solo di rinunciare ad un pasto al McDonald o non poter usare Facebook. Si tratta di un radicale cambiamento nell’arco di poche settimane delle prospettive economiche. Un colossale calo del potere di acquisto ma anche un’ulteriore stretta sulle già esigue libertà individuali. I Nord Coreani di oggi non hanno vissuto cambiamenti; l’isolamento è la loro realtà quotidiana, da sempre. Per loro quello che succede nel resto del mondo è sostanzialmente ignoto. Questa è una potente differenza dovuta da un’altra fondamentale differenza: l’accesso all’informazione. Sarà difficile per Putin controllare e manipolare i flussi di informazione così come avviene oggi in Corea del Nord. In Russia c’è già adesso una minoranza coraggiosa che sfida Putin nelle piazze. C’è una diaspora russa che è già ascoltata da una parte dell’opinione pubblica e che è in forte contrasto con l’élite.

Queste differenze suggeriscono che l’embargo causato dalle sanzioni occidentali in Russia ha il potenziale di minacciare lo status quo interno molto più di quanto le stesse armi abbiano fatto nel contesto della Corea del Nord. Vi è infine un’evidente differenza di rilevanza nello scacchiere mondiale. Da un lato, un piccolo paese relativamente marginale come la Corea del Nord. Dall’altro una potenza – seppur decadente – con l’ambizione e la capacità di influenzare gli scenari globali in chiave neo-imperiale. L’isolamento economico imposto con le sanzioni riduce il ventaglio di opzioni che la Russia ha di influenzare gli equilibri regionali e mondiali per raggiungere i suoi obiettivi (non solo ad Est ma anche in Medio Oriente e in Africa).

La strada delle sanzioni è probabilmente l’unica in questo momento ma il percorso è stretto e rischioso. Se le provocazioni periodiche della Corea del Nord generano frequenti fasi di paura ed inquietudini, possiamo solo immaginare quanto sarebbe pericoloso uno scenario di «fortezza Russia» per la stabilità e la pace mondiale. Questo è assolutamente un equilibrio da evitare. Le sanzioni e l’esclusione della Russia dal sistema di governo globale (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale ecc.) devono essere uno strumento temporaneo da portare al tavolo dei negoziati con il fine unico di bloccare al più presto l’aggressione. La strada delle sanzioni è inoltre un modo per dare un messaggio chiaro alla Russia e a tutti i paesi con ambizioni simili: è legittimo per un paese cercare di esercitare la propria influenza negli equilibri su scala regionale o mondiale – sono numerosi i paesi che perseguono tali obiettivi, non vi è nulla di scandaloso in questo – ma l’uso delle armi e l’oppressione dei popoli non può essere tollerato dalla comunità internazionale. L’auspicio è che chi sta lavorando oggi per far saltare quei ponti che, fino a pochi giorni fa, legavano la Russia al resto del mondo stia, allo stesso tempo, progettando nuovi ponti per riportarla a breve in un ordine globale più pacifico e stabile. Il mondo non può permettersi una nuova - e ancora più temibile - Corea del Nord.

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