Domenica 05 Aprile 2026 | 05:28

Fonseca: «I miei novant'anni tra Dio e la scienza. Mi sento ancora giovane»

Fonseca: «I miei novant'anni tra Dio e la scienza. Mi sento ancora giovane»

Fonseca: «I miei novant'anni tra Dio e la scienza. Mi sento ancora giovane»

 
Debora Piccolo

Reporter:

Debora Piccolo

MEDIEVISTA

Cosimo Damiano Fonseca

Il medievista e la sua festa fatta di cultura: da prete ragazzino all’Accademia dei Lincei

Domenica 20 Febbraio 2022, 16:52

21:03

MASSAFRA - «Lavoro con la passione di sempre, tant’è che qualche collega mi ha detto: ma devi ancora vincere la cattedra?». Entusiasmo, determinazione, ironia contagiosi; qualità che lo hanno reso uno dei più illuminati studiosi europei. Cosimo Damiano Fonseca, massafrese, accademico dei Lincei, domani spegnerà 90 candeline: «Nessuna festa se non con i familiari stretti». L’età indica solo lo status anagrafico. Basta osservarlo nel suo studio, immerso tra pile di carte e libri. Fonseca confessa: «Se considero il pur cospicuo traguardo dei 90 anni rispetto ai secoli di storia che ho studiato dovrei dire che è poca cosa, però considerata la fragilità degli uomini è indubbiamente qualcosa di importante».
Nato a Massafra, il 21 febbraio 1932, Fonseca, principale conoscitore della vita e delle opere di Federico II, ha studiato: il popolamento rupestre dell’area mediterranea, l’età normanno-sveva, l’opera di Gioacchino da Fiore. Ha insegnato nelle università di Milano, Bari e Lecce. È stato il primo rettore dell’Università della Basilicata. Con amabile leggerezza ci consegna il ricordo di alcuni momenti di una vita molto intensa. «Come uomo di Chiesa - racconta - ho avuto la singolare fortuna di parlare con gli ultimi pontefici. Ordinato sacerdote a 22 anni e mezzo con dispensa papale, ebbi un’udienza speciale da Pio XII come novello sacerdote. Papa Pacelli mi guardò chiedendomi quanti anni avessi. Ma chi le ha dato la dispensa, mi chiese. Risposi: Vostra Santità. Sorrise e mi fece gli auguri per la missione sacerdotale».

Con Giovanni XXIII don Cosimo ha condiviso la passione e gli studi sulla Storia della Chiesa; Paolo VI lo ha conosciuto da cardinale e arcivescovo di Milano, all’Università Cattolica. Singolare, invece, l’incontro con Giovanni Paolo II: «Lo ricevetti all’Università della Basilicata, in occasione del decennale - ricorda -. Dopo il mio saluto ufficiale, nel conferimento del Sigillo d’oro dell’Università, rivolgendosi a me, chiamandomi “magnifico rettore”, mi sentii una pulce. Ero sì rettore, ma lui era il Papa!». Con Papa Francesco, in occasione dei 50 anni di sacerdozio, ha concelebrato a Roma nella cappella di Santa Marta. Insignito della più alta onorificenza pontificia, quella di Protonotario apostolico, Fonseca ha coniugato la scelta di fede e l’amore per la scienza. «Mi sono dedicato alla ricerca, allo studio, all’organizzazione scientifica mai dimenticando il legame con la Chiesa. Mai slegato dalle mie convinzioni religiose e da quelle laiche nel momento in cui ho esercitato funzioni statali. L’autonomia della scienza è un conto, le mie scelte di fede un’altra cosa».

Speciale il rapporto tra Fonseca e il presidente della Repubblica Sandro Pertini. «Mi chiamava per nome: Damiano. Durante l’inaugurazione dell’Università della Basilicata volle conoscere i miei genitori. A mia madre - raccontando un aneddoto - chiese: signora, ma questo figlio con chi lo ha fatto? E lei, secca: Presidente, con il Padre eterno. Da allora, mi ripeteva spesso: però, birichina tua madre, eh?». Vivo e profondo anche il suo legame con i giovani studenti, molti dei quali oggi ai vertici delle istituzioni. «Soddisfazione doppia: sono pago della ricchezza dei miei studi e della continuità della mia opera. Molte cattedre delle università sono occupate da miei allievi».
Grande passione anche per la musica. «Non ho mai perso un appuntamento con il Festival della Valle d’Itria, fin dalla esecuzione dell’Orfeo ed Euridice di Gluck della prima edizione. Ascolto la musica sinfonica e amo Mozart. Poi ci sono le bande, le uniche ad offrire una tradizione, dalle marce militari alla musica operistica fino al genere rock: un patrimonio da tutelare e sostenere».
Fonseca definisce la cultura «strumento di conoscenza che porta a visioni universali. Io però sono figlio della cultura dello scritto non di quella del linguaggio mediatico affidato ai social, quella cultura non mi si addice. Su internet trovi di tutto, lo uso con parsimonia, come un altro strumento di conoscenza. I giovani, invece, sono più portati ad assolutizzare i social e quindi la notizia. Attenti, però: i social informano ma non formano. Per la formazione occorrono ore alla scrivania davanti ai documenti, le altre fonti sono opinioni». Fra i suoi incarichi anche quello di presidente del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali. «La genialità e la sensibilità del senatore Giovanni Spadolini restituirono valore ai beni culturali. Ebbe l’intuizione di scorporare la direzione generale Belle Arti dal ministero della pubblica istruzione per dare vita al ministero per i Beni culturali e ambientali. Finalmente un ministero, una rete territoriale».
«Il patrimonio culturale pugliese aggiunge - non è valorizzato. Le istituzioni devono farsi carico di questo enorme patrimonio con la realizzazione di strutture pubbliche: occorrono biblioteche, musei locali per esempio. Anche la scuola territoriale deve promuovere e sostenere i prodotti locali. Cultura e non conoscenza».

In 90 anni Don Cosimo si è arreso solo alle restrizioni dell’emergenza Covid. «Ho dovuto ridurre la mia attività - ammette a malincuore - soprattutto i viaggi. Alcune cose le ho potute fare da casa in collegamento streaming. Il buon Dio mi ha permesso di non infettarmi, mi sono vaccinato, affidandomi completamente alla scienza. Adesso, però voglio tornare a vivere. Procederò alla dichiarazione di dono al Comune di Massafra della mia biblioteca. Vorrei continuare a vivere come il buon Dio mi ha consentito finora di fare. La morte? Sento la tragicità del distacco, il momento in cui devi tagliare tutto. Quello che ciascuno di noi ha potuto vivere quando è morto suo padre e sua madre. Bisogna averne timore, però abbiamo una fede e va oltre quello che vediamo». Ultimo messaggio ai giovani: «Studiate sempre. Solo allora potrete cominciare a comprendere tutto della vita e del mondo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)