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Venezia 77, l'Italia vince la Coppa Volpi con Favino miglior attore

Leone d'Oro a Nomadland, argento al giapponese Kurosawa

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A Venezia 77 hanno vinto, forse non a caso, due film pieni delle ombre del presente come Nomadland di Chloé Zhao (Leone d’Oro, premio ritirato da Davide Romani, direttore marketing Disney Italia) e Nuevo Orden di Michel Franco (Leone D’Argento - Gran Premio della Giuria) che più che un film distopico sembra un’opera sul domani, sui possibili scenari del dopo-Covid. Una guerra tra ricchi e poveri piena di sangue.
E l’Italia? Incassa la Coppa Volpi andata a Pierfrancesco Favino per Padrenostro di Claudio Noce, film ispirato all’attentato subito dal padre del regista nel 1976. «Mi avete fatto la più bella sorpresa della mia vita», ha detto Pierfrancesco Favino stringendo la Coppa Volpi. «Come ha detto un regista, quando si gira un film è come se nascesse una stella e noi viviamo su quella stella per mesi e la sua luce si propaga nello spazio e sugli schermi. Dedico questo premio ai milioni di schermi che si accenderanno, alla luce che si propagherà, al brillare degli occhi nel buio».
In ogni caso, è davvero un po’ poco per il poker messo in campo dal nostro Paese. Vero sconfitto Gianfranco Rosi che con Notturno aveva messo in campo un’opera che raccontava il dolore che c’è ai confini del mondo fra Iraq, Kurdistan, Siria e Libano.
Insomma Cate Blanchett, presidente di giuria, non ci ha voluto troppo bene, anche considerando il fatto che in questo festival della «ripartenz» targato Italia c’erano quest’anno film nostrani di buon livello, come Le sorelle Macaluso e Miss Marx, e così forse uno sforzo in più nei riconoscimenti ci stava tutto.
Tra melò e spy story il giapponese Kiyoshi Kurosawa, con Wife of a spy porta a casa il Leone d’Argento per la miglior regia. Mentre il Premio Speciale della Giuria va meritatamente a Cari compagni! del maestro Andrei Konchalovsky. In una folla di candidate tutte brave per la Coppa Volpi femminile, vince un’attrice speciale come Vanessa Kirby.
Ma che film è Nomadland? Un road-western-movie pieno della solitudine di certe strade americane e, soprattutto, di chi le attraversa da nomade. Con Frances McDormand, David Strathairn, e con Linda May, Swankie e Bob Wells (nei panni di se stessi) il film è tratto dal libro omonimo del 2017, racconto-inchiesta della giornalista Jessica Bruder. E la McDormand, disinvolta al punto di andare al bagno dentro un secchio posto al centro del suo van, prende un po’ i panni di Jessica per immergersi nel vero mondo dei workamper, manodopera usa-e-getta, vera mecca per i datori di lavoro stagionali. Una squadra di loser ultra sessantenni che si spostano in lungo e in largo per gli Stati Uniti e accettano lavori senza limite di orario, ma con l’orgoglio cow boy. Le musiche sono di Ludovico Einaudi.

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