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Nel limbo del coronavirus

Insegnare l'arte bianca a distanza

Come si fa ad insegnare l’arte bianca con la didattica a distanza? E come si possono fare gli stages? Lo abbiamo chiesto al panettiere e docente tecnico dimostratore di panificazione Domenico Carlucci e a Nicola Chielli, direttore della scuola Eccelsa di Alberobello

Nicola Chielli e Domenico Carlucci

Nicola Chielli e Domenico Carlucci

Toccare, annusare, impastare, sentire con le mani se è pronto, cuocere, aspettare e finalmente assaggiare. Anche il rituale millenario della cucina, e delle scuole di cucina, è finito nel limbo del coronavirus. Docenti spaesati e allievi sospesi nel mezzo. Come si fa ad insegnare l’arte bianca, fatta di farine e lieviti vivi e pulsanti, con la didattica a distanza? E come si possono fare gli stages, in questi tempi complicati, con tante strutture chiuse per forza?

Lo abbiamo chiesto alle due facce della stessa medaglia. Lo abbiamo domandato al panettiere e docente tecnico dimostratore di panificazione Domenico Carlucci, per capire come si vive oggi in un panificio questa emergenza. E per divinare il futuro della formazione virtuale del food, lo abbiamo chiesto a Nicola Chielli, direttore della notissima scuola Eccelsa di Alberobello.

“Noi panettieri siamo una delle pochissime categorie obbligate a lavorare perché inseriti nei lavori essenziali grazie al “prodotto” che realizziamo con tanto amore, il pane - . Noi siamo quelli che non possono rimanere a casa - dice Carlucci - . Questo periodo cosi brutto lo possiamo anche far diventare utile, per far conoscere al mondo intero l’importanza, la complessità e la bellezza del nostro lavoro. Tanti miei colleghi (e anche io) abbiamo scelto di fare delle video ricette e pubblicarle sui social network proprio per dimostrare e tenere i riflettori puntati sul nostro splendido lavoro. Lo facciamo anche per essere più vicini ai nostri clienti, amici, colleghi e maestri”. Ma fare lezione a distanza, in modo virtuale, per fare il pane porterà a dei risultati concreti? “E’ tutto in evoluzione, e per un certo periodo, temo, dovremo adattarci e fare proprio così. Però le mani in pasta – conclude Carlucci – servono. Potremo cercare di sopperire dando un altissimo numero di informazioni a voce. Sarà una nuova didattica”.

La grande sfida della didattica la passiamo al grande esperto Nicola Chielli, direttore della prestigiosa scuola Eccelsa, che di innovazione se ne intende. A naso, anche lui pensa che l’emozione di una ricetta dal vivo con analisi sensoriale ed emozione, non sia facilmente sostituibile. A differenza di altre didattiche basate su smartphone e internet, far fare un compito a casa diciamo che per l’esempio del panettiere che vuol diventare professionista non è facile: servono strumenti, appunto professionali. “Noi avevamo concluso i corsi in aula, e gli allievi erano in stage nazionali e internazionali. Ora tutto è bloccato. Con la Regione Puglia stiamo ragionando, ovviamente al telefono, su come proseguire. Secondo me ad ottobre – ci anticipa Chielli – dovremo essere pronti a proporre una didattica completamente rinnovata. Gli spazi per il distanziamento sociale, li abbiamo. Tutto il resto è una pagina bianca su cui scrivere, partendo dalla sicurezza di allievi, docenti e personale”.

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