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Nuovo «allarme» Pronto Soccorso nella Bat

Nuovo «allarme» Pronto Soccorso nella Bat

Allarme Pronto Soccorso nel territorio della Bat

È sempre più difficile assicurare la copertura dei turni a Barletta, Andria e Bisceglie. La coperta è cronicamente troppo corta

24 Giugno 2022

Rino Daloiso

Evidentemente la congiunzione astrale non deve essere delle più favorevoli. Dieci giorni fa una caduta fortuita ha privato il pronto soccorso dell’ospedale «Mons. Dimiccoli» di Barletta di un altro medico. Trenta giorni la prognosi formulata dai colleghi. Ciò vuol dire che per almeno altri venti dovrà stare lontano da quella vera e propria trincea che è diventato il pronto soccorso di Barletta. Come quelli di Andria e Bisceglie, d’altra parte, sopravvissuti al riordino sanitario di alcuni anni fa e ora sotto assedio da parte di una utenza moltiplicata dalla riduzione dei punti di assistenza e spossata dalla pandemia da Covid.
La coperta è cronicamente troppo corta. Le previsioni dei medici in organico non coincidono mai con quelle effettive. Anzi! A Barletta, ad esempio, i medici previsti per la Medicina e chirurgia di accettazione e urgenza sarebbero in numero di 18. Attualmente ne sono in servizio solamente 11.

Al pronto soccorso dell’ospedale Bonomo di Andria, invece, i medici in servizio dovrebbero essere 17, ma la turnazione è basata su un numero inferiore alla metà di quella dotazione: appena 8. A Bisceglie, il divario tra la previsione teorica e la presenza effettiva dei medici si fa meno preoccupante: 10 anziché 12. Ma sembra quasi un’oasi nel deserto. Il problema non è nuovo, ma si va incancrenendo sempre più. Il sindacato Cimo (Coordinamento italiano medici ospedalieri) ha lanciato l’allarme nell’ottobre scorso: «Negli ospedali di Barletta, Andria, Trani, sono operativi solo 31 medici dei circa 55 previsti dal Piano sanitario». Otto mesi dopo la situzione non è migliorata affatto: ora i medici in servizio risultano essere 29. I rimedi possibili in una estate non solo meteorologicamente caldissima? Vari, ma al momento non se ne è intravisto alcuno. Prendiamo il caso di Barletta. La turnazione minima è di due medici in servizio di mattina, altri due nel turno pomeridiano, altri due di notte. Con i numeri attuali, diventa un obiettivo molto complicato da raggiungere nell’alternanza lavoro/riposo. E allora, sulla base dell’esperienza vissuta quotidianamente, i medici hanno proposto all’Asl di Barletta, Andria, Trani di istituire un servizio di Pronta reperibilità feriale diurna almeno per evitare che a presidiare il Pronto soccorso in contrada Tittadegna rimanga un solo medico nel caso in cui si renda necessario il trasferimento di un paziente verso un altro ospedale. Oppure di attingere il prima possibile dalla graduatoria di dirigenti medici di Medicina e chirurgia di accettazione e urgenza stilata al termine di un concorso espletato ai primi di giugno. Oppure ancora di procedere all’indizione di una manifestazione di interesse per giovani medici in modo che i «rinforzi» possano arrivare nell’arco di alcune settimane.

Queste le richieste. Al momento, non si ha notizia di eventuali risposte. Nell’autunno scorso, intervenne il dott. Dino Delvecchio, presidente dell’Ordine dei medici di Barletta, Andria, Trani, scrisse così al prefetto della Provincia, al commissario straordinario Asl, al presidente della Provincia, ai sindaci dei Comuni della Provincia e per conoscenza al al Procuratore della Repubblica di Trani: «Non potevamo rimanere inermi a seguito della comunicazione arrivata a questo Ordine da parte della organizzazione sindacale Fimmg 118, che denuncia gravi criticità relative al servizio di emergenza urgenza nel territorio della nostra Provincia». E poi: «In particolare si segnala la nota ed oggettiva difficoltà alla copertura dei turni di servizio da parte del personale medico per strutturale carenza di personale addetto ben al di sotto di quanto previsto dal piano di riordino regionale del settore emergenza-urgenza. Attualmente (dato di novembre) sono in servizio 31 medici su 55 previsti. Solo lo spirito di sacrificio dei sanitari tutti impegnati in tale comparto ha impedito sino ad ora disservizi a carico della comunità con le conseguenze drammatiche che tale eventualità avrebbe sulla salute e sulla vita stessa dei cittadini».

«Le medesime difficoltà, aggiungiamo, si riscontrano nei Pronto Soccorso dei presidi ospedalieri dove medici ed infermieri sono sottoposti a turni estenuanti e impediti a fruire dei previsti turni di riposo e delle tutele previste dai corrispettivi contratti di lavoro. Le conseguenze sono tempi di attesa inaccettabili a carico dei cittadini e un aumento della tensione emotiva nei luoghi di lavoro che certo non contribuisce a fornire prestazioni che richiedono per la loro delicata natura un contesto di massima disponibilità di mezzi e persone – aggiungeva Delvecchio -. E’ ormai triste realtà la progressiva sostituzione di personale medico con altre figure sanitarie, a cui sia chiaro va il nostro pieno riconoscimento del livello professionale e del senso di responsabilità dimostrato, che spesso si trovano ad affrontare situazioni cliniche che richiedono un atto medico e quindi esposte ad assunzioni di responsabilità non previste né erogabili con gravi ripercussioni sia personali sia a carico degli assistiti».

Ancora: «Segnaliamo la situazione di particolare sofferenza di comunità come quelle sprovviste di presidi ospedalieri prossimi e in specie quelle di Minervino e Spinazzola che ne distano in particolar modo e che per tale motivo hanno quale riferimento di tutela nella urgenza il solo servizio del 118. Tale situazione è aggravata, ove possibile, anche dalla concomitante difficoltà a coprire i turni di continuità assistenziale. Riteniamo per altro non estraneo a tale quadro organizzativo il verificarsi sempre più frequente di atti di aggressione al personale sanitario in tutte le sue sedi da parte di cittadini esasperati per presunte carenze del soccorso».

La conclusione e la richiesta del presidente Delvecchio: «Consideriamo pericoloso, oltre che non risolutivo, ricorrere ad un aumento dei turni del personale in servizio o allo spostamento dello stesso da una postazione ad altre in quanto foriero di un aumento del rischio clinico. L’emergenza urgenza rappresenta una priorità sociale e sanitaria e non pensiamo possa affidarsi ad interventi estemporanei, ne va della tutela della salute dei cittadini tutti. Crediamo opportuno e chiediamo la convocazione urgente di una conferenza di servizio che si faccia carico di una situazione ormai non procrastinabile con il coinvolgimento, relativamente alle proprie competenze e responsabilità, di tutti i soggetti responsabili della tutela della salute pubblica».
La conferenza di servizio invocata si tenne nel novembre scorso. Le cose non sono cambiate. Anzi!

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