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In Puglia e Basilicata

Il caso

Andria, condanna in Appello per la maestra violenta con gli studenti

Andria, condanna in Appello per la maestra violenta con gli studenti

Due anni alla 60enne accusata di maltrattamenti. Ribaltato l’esito del processo di primo grado

12 Maggio 2022

Linda Cappello

ANDRIA - Arriva la condanna in appello per Filomena Cusmai, l’insegnante 60enne della scuola primaria Paolo Borsellino di Andria finita ai domiciliari nel maggio 2015 con l’accusa di maltrattamenti ai danni di alcuni allievi. La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Bari ha ribaltato l’esito del processo di primo grado - conclusosi con un’assoluzione pronunciata dal gup di Trani al termine di rito abbreviato - e ha inflitto all’imputata due anni di reclusione, concedendole la sospensione condizionale della pena. Disposto inoltre il risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede nei confronti delle parti civili, rappresentate in giudizio dagli avvocati Maria Greco e Francesco Tacchio.

Bisognerà attendere 90 giorni prima di leggere le motivazioni della sentenza, che con ogni probabilità il legale dell’imputata impugnerà innanzi alla Corte di Cassazione.

L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero di Trani Simona Merra - ora in servizio a Bari - venne avviata in seguito alla denuncia dei genitori di un bambino, poi trasferito in un altro istituto. In seguito a quella segnalazione la Procura fece installare nella scuola alcune telecamere di videosorveglianza.

Secondo la pubblica accusa, la Cusmai avrebbe assunto con i suoi allievi un «comportamento violento e vessatorio». Nello specifico schiaffi alla testa, al collo, al braccio e sulle spalle.

Ma non solo. Si contesta all’imputata di aver proferito frasi minacciose nei confronti degli studenti, del tipo: «E adesso tu... devi avere mazzate ...non ti credere che la passi liscia! Non me ne importa niente se i genitori dicono che io umilio i bambini in classe. Voglio vedere se a furia di umiliare diventano bravi»; « poveri voi, vi spezzo le gambe»; « sarò costretta a darvi un trauma...vi farò vivere un trauma».

In sede di interrogatorio di convalida, l’insegnante ha sempre respinto con fermezza le accuse, negando ogni forma di vessazione. La donna affermò infine di non aver mai avuto intenzione di maltrattare la scolaresca e sostenne come la fraseologia estrapolata dalle intercettazioni poste a base dell’ordinanza d’arresto dovesse leggersi nell’integrale contesto e non isolatamente. Una spiegazione probabilmente condivisa dal gup di Trani ma non dalla Corte d’Appello di Bari. Toccherà alla Cassazione, adesso, scrivere la parola fine su questa vicenda.

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