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Murgia, pericolo cinghiali «Necessario abbatterli»

Ventola (FdI) sollecita decisioni già attuabili in base alle norme vigenti

cinghiali

Barletta - Nell’Alta Murgia circa 4000 esemplari liberi di scorrazzare e far danni ovunque. Un branco di cinghiali causa danni da migliaia di euro, mentre il rimborso forfettario per ettaro è di 700 euro previsto dall’Ambito Territoriale di Caccia, a prescindere dall’entità del danno subito dal singolo produttore.

Il grido di allarme si è alzato forte nei giorni scorsi dagli allevatori e agricoltori di tutta la Puglia, soprattutto quelli associati alla CIA, la Confederazione Agricoltori Italiani.

«Occorrono poche cose ma chiare e definitive - avevano sottolineato a più voci serve ridurre il numero dei cinghiali che scorrazzano nelle campagne e attivare meccanismi che ne contengano la proliferazione anche per il futuro; occorre che i risarcimenti siano pieni, vale a dire commisurati all’entità effettiva dei danni (modifica legge 157/92); bisogna che la Regione Puglia e gli enti territoriali competenti si attrezzino per monitorare lo sviluppo e i movimenti dei cinghiali, con studi e ricerche specifiche».

La questione cinghiali riguarda tutta Italia e l’intera Puglia. Con la pandemia, infatti, i cinghiali hanno ampliato il loro raggio d’azione arrivando anche sulla costa oltre che imperversare nelle zone rurali poste nell’entroterra pugliese. Il caldo, la necessità di approvvigionarsi di acqua e cibo li spinge ad attraversare strade a scorrimento veloce, con i pericoli che ne conseguono, e sentieri di campagna creando così pericoli anche alla circolazione stradale, soprattutto di notte.

«Un problema che deve essere superato: occorre la costituzione di una task force regionale come chiesto dal coordinamento delle organizzazioni di categoria agricole e del Parco dell'Alta Murgia per azioni univoche di intervento, con abbattimento dei capi attraverso un controllo selettivo e la realizzazione della filiera del cinghiale in Puglia, anche per garantire il benessere animale» hanno concluso allevatori ed agricoltori della Cia.

«La manifestazione della Coldiretti sull’invasione dei cinghiali nelle campagne e nelle città è la prova della sconfitta della politica che non decide» esordisce il consigliere regionale Francesco Ventola (FdI). «Il problema cinghiali non è di oggi, ma già nella passata legislatura con alcuni sindaci e molti agricoltori avviammo un percorso con l’allora assessore per contenere soprattutto la riproduzione degli animali, ma incontri e parole rimasero solo lettera morta. - prosegue - Oggi i cinghiali non sono solo un problema per gli agricoltori che vedono devastati i loro campi, ma di salute pubblica perché ormai, in cerca di cibo, scorrazzano nelle periferie dei paesi o sulle spiagge fra i bagnanti, ma sono un problema anche di ordine pubblico per gli incidenti stradali che provocano e per il pericolo che rappresentano per le persone che li incrociano per le strade cittadine».

«Ma la politica non decide perché, specie nell’eterna campagna elettorale di Emiliano, si deve strizzare l’occhio a quei pseudo ambientalisti per cui i cinghiali non devono essere abbattuti. Ora basta: è il momento delle decisioni che possono già essere prese anche in base alle norme vigenti regionali, consentendo l’abbattimento attraverso l’attività di selecontrollo in alcuni periodi dell’anno».

Ventola conclude: «Dobbiamo agire in modo definitivo, risolvendo il problema all’agricoltore e non promettendogli sempre qualche elemosina d’indennizzo che richiede, peraltro, pratiche burocratiche e legali che scoraggiano pure queste azioni. Nei prossimi giorni la Giunta deve deliberare senza se e senza ma un piano di abbattimento. deve fare una scelta coraggiosa, perché oggi di questo c’è bisogno. Chi non ha il coraggio neppure di pronunciare la parola abbattimento in Giunta vuol dire che non ha nessuna volontà di risolvere il problema. Fratelli d’Italia ci mette la faccia perché si faccia chiarezza affinché gli agricoltori possano tornare a occuparsi solo dei loro campi, senza dover passare le giornate a manifestare nelle piazze per chiedere cose sacrosante».

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