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Trani, un pm conferma i metodi di Savasta: «Sequestri in combutta con gli avvocati»

Bacchettate del gip all’ex procuratore: Capristo valutò Scimè come se fosse Falcone

pm Antonio Savasta

«Ero profondamente nauseato dall’esperienza tranese in quanto era chiaramente percepibile già all'epoca che vi fossero rapporti ambigui che ruotavano intorno ad alcuni colleghi tra cui il Savasta e Scimè». Fabio Buquicchio è un pm della Dda di Bari che per quattro anni ha lavorato a Trani, ai tempi in cui a comandare era Carlo Capristo. Quando Savasta (condannato in abbreviato a 10 anni) e Scimè (4 anni) facevano il bello e il cattivo tempo, e quando gente come Buquicchio tentava invano di far sì che le cose cambiassero.

Il fascicolo bis su Capristo è anche una indagine bis sulla Procura di Trani, tanto che la pm Valeria Farina Valaori ha chiesto anche l’arresto di Savasta e dell’ex gip Michele Nardi, accusati di concussione per altri episodi simili a quelli che ne hanno comportato la condanna a Lecce. Richiesta rigettata ma solo per il troppo tempo passato da quando, tra il 2012 e il 2013, l’ex gip e l’ex pm avrebbero chiesto denaro a ricchi indagati per mettere le cose a posto. Buquicchio lo ha detto senza giri di parole ai colleghi di Potenza. «Alcuni avvocati onesti – mette a verbale il magistrato - confidenzialmente mi raccontavano di aver perso clienti in quanto il dottor Savasta in vista di sequestri anche del tutto infondati da effettuare, ovvero a seguito di sequestri effettuati, sguinzagliava alcuni suoi avvocati “di fiducia” che stavano al suo gioco, i quali, a loro volta, avvicinavano i destinatari di tali sequestri e facevano intendere che pagando una parcella cospicua avrebbero risolto i loro problemi».

Quegli «avvocati onesti» citati da Buquicchio hanno confermato tutto. E c’è così la storia del ristoratore Luigi De Candia cui nel 2008, a fronte del sequestro del locale e con il rischio di dover chiudere, un giorno viene detto di cambiare avvocato. De Candia – racconta ai pm di Potenza l’avvocato Tommaso Poli - «era terrorizzato da questa situazione - e mi aggiunse che questo soggetto - di cui non mi rivelò l'identità - gli aveva anche suggerito di nominare l'avvocato Giacomo Ragno che il giorno dopo si sarebbe recato a Trani al fine di risolvere la situazione». Un costruttore, Savino Tondo, ha raccontato un altro episodio di malaffare collegato all’acquisto di suoli edificabili a Corato subentrando ai fratelli Ferri (gli imprenditori che nel processo di Lecce hanno parlato delle richieste di denaro di Savasta): «Ad un certo punto Attilio De Palma (un amico di Nardi che ha confermato la circostanza, ndr) ci riferì la notizia che a seguito dell'intervenuto fallimento del gruppo Ferri, la GdF di Bari, mi pare il Gico, stava effettuando investigazioni lese a recuperare le somme ed i beni nella disponibilità dello stesso gruppo per sottoporli a sequestro (…). Ci aveva detto che se volevamo evitare problemi e quindi il sequestro dei nostri lotti, dovevamo sborsare una certa somma di danaro (…). Mi disse infatti che dovevamo accumulare la cifra di 300mila euro da ripartire tra dì noi in base ai lotti acquisiti, che sarebbero stati versati in seguito ai giudici del fallimento Ferri che erano appunto Savasta e Nardi».

Flavio D’Introno, l’imprenditore che a Lecce ha fatto arrestare Nardi e Savasta, a Potenza ha parlato di Capristo confermando il meccanismo. «Chi materialmente riscuoteva proventi dagli avvocati era Nardi quando si trattava di avvocati da lui imposti o Savasta quando erano avvocati da lui imposti, mentre per quanto riguarda le nomine di Ragno richieste da Capristo secondo quanto mi dicevano Ragno e Savasta, Ragno riconosceva una quota parie a Capristo, ovviamente tutto in contanti». I soldi non sono stati trovati, ma il gip Amodeo ha ritenuto « plausibile e quindi non di per sé inattendibile» la circostanza che Ragno dividesse con Capristo.

In questo spaccato di malaffare in cui tutti sapevano tutto, un ufficiale della Finanza ha raccontato della tracotanza dell’ex pm Scimè. «Ricordo che in una circostanza, all’inizio della mia permanenza a Barletta, giunse presso gli uffici della mia caserma, in orario serale, parcheggiando all'interno del parcheggio della caserma una Ferrari». E il gip ha fortemente stigmatizzato l’atteggiamento accondiscendente di Capristo con Scimè, esaminando la valutazione encomiastica data al suo sostituto poco prima di andare via: «Si tratta di 29 pagine agiografiche che trasudano di entusiastiche valutazioni, esaltazione di capacità organizzative e investigative come forse neppure riconosciute in Sicilia a Falcone e Borsellino».

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