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BARLETTA - Ma di che colore è l’Amministrazione Cannito? In principio (Gazzetta di martedì 29 ottobre) fu Michele Emiliano, a commento delle regionali in Umbria: «Dopo 50 anni di governo progressista nella Regione, non c’è da meravigliarsi: il presidente dem si era dimesso prima del tempo, le grandi città, da Terni a Perugia, erano passate tutte a destra. E così alla fine si perde. In Puglia, invece, avviene il contrario: non avevamo mai vinto a Lecce, la capitale residua della vecchia destra tradizionale, e abbiamo conquistato la città. Oltre a governare Bari, Barletta, Trani, Brindisi e Taranto».
Sempre il governatore: «Quando dicono che sono trasversale perché ho tanti amici che vengono dal centrodestra, replico che questo è il segreto della Puglia. L’elettore di destra, quando è ben governato, può votare un candidato non della sua parte, perché lo riconosce come un bravo amministratore». E poi: «Per le regionanali del 2020 in Puglia sarà dura. Mi auguro che ci sia un sostegno da parte di tutti. Non ho paura dell’elettorato di centrodestra che normalmente ha votato per noi; temo quelli che a sinistra possono innescare procedure di autodistruzione. Le critiche più forti non le ricevo da destra, ma da esponenti del centrosinistra».

L’ex segretario provincialeHa scritto ieri su Facebook, Agostino Cafagna, già segretario del Partito democratico di Barletta, Andria, Trani: «Il progetto della candidatura a sindaco del dottor Mino Cannito nasce dalla rivendicazione di componenti della maggioranza che avevano governato con il Partito democratico negli ultimi 15 anni di porre fine all'egemonia Pd nella scelta del candidato sindaco della coalizione e della conseguente centralità in ogni appuntamento politico elettorale. L'attacco era particolarmente diretto alla componente del Pd che fa riferimento al consigliere regionale Pd, Filippo Caracciolo, accusata di essere causa dell'instabilità delle precedenti amministrazioni e che rivendicava la candidatura di un suo uomo alla guida della città».
Ancora Cafagna: «I dissidenti della coalizione del centrosinistra mettono a segno il colpo della coalizione civica con la destra, che da sempre perdente alle amministrative accetta di camuffarsi pur di arrivare al governo della città. Il dott. Cannito, d'altronde, è un socialista che è stato alleato del centrodestra alle amministrative contro il dott. Francesco Salerno e si è alleato con il centro sinistra solo con l'amministrazione dell' ingegnere Nicola Maffei. La sconfitta elettorale di Caracciolo alle elezioni politiche oltre che la forte crescita del M5S, cambia gli scenari delle elezioni amministrative. Il candidato sindaco dell'area Caracciolo si ritira e con lui tutti gli esponenti che fanno riferimento a Michele Emiliano. Il Pd candida a primo cittadino il dott. Dino Delvecchio, storico esponente dei Ds e della sinistra locale, una candidatura di qualità sostenuta da Mdp, ma che non riesce ad aggregare tutta la sinistra».
Cafagna sottolinea: «E' in quel momento che nasce l'accordo tra Emiliano, Cannito e Caracciolo, che ha come obiettivo quello di evitare che il M5S, dopo aver vinto al ballottaggio le amministrative a Canosa, possa vincere anche a Barletta. Tutti gli uomini di Emiliano e Caracciolo sono candidati nelle liste di Cannito e il patto è siglato. Quell'abbraccio ha inevitabilmente soffocato le aspettative della sindacatura Cannito, che non ha costituito una svolta politica per la città e come quelle precedenti è fortemente condizionata dalle mani più che dai ragionamenti del consiglio comunale. Sarà la personalità del sindaco a determinarne la durata della Consigliatura, la qualità e la conseguente memoria storica».

Quali prospettive? Conclusione: «Più interessante è pensare alle prospettive: il centrodestra rinuncierà ad una candidatura identitaria? Il Pd, dopo essere stato tradito, sarà disposto a perdonare o sarà capace di costruire un progetto alternativo di vera svolta? Il percorso politico iniziato con la candidatura di Dino Delvecchio deve proseguire respingendo ogni tentativo di compromessi che ne minino la credibilità? Il Pd deve essere alternativo soprattuto nei metodi al progetto politico a sostegno dell'Amministrazione Cannito, quindi anche rispetto alle liste Emiliano e Caracciolo che ne è il rappresentante? Purtroppo, questa ambiguità in un partito serio non ci sarebbe».
Prima di Cafagna, Alessandro Porcelluzzi, docente, esperto dlele cose della sinistra, aveva commentato così: «Il diavolo si nasconde nei dettagli. Michele Emiliano, nella sua ultima intervista, elencando la serie di suoi successi elettorali, inserisce l'amministrazione comunale di Barletta. Che Emiliano sia politicamente bulimico è noto. Cosa sia l'amministrazione di Barletta è invece un enigma mai sciolto. Ho ascoltato e poi letto Stella Mele di Fratelli d’Italia. Concordo, pur nell'abisso che ci separa come convinzioni ideali, su quasi tutto. Il sindaco Cannito si agita da un anno e passa nel tentativo di non dire a che specie appartenga la sua maggioranza. Anche perché, giustamente, mica si può impedire a qualcuno di essere di destra o di sinistra. Insomma, il civismo si ferma alle porte della città, anzi meglio: sulla soglia del consiglio comunale».

Ma c'è di più. «Che Stella Mele sia di destra è stra noto, come pure Memeo o Antonucci. Discorso un filo diverso vale per il mio compagno di banco del liceo, Marcello Lanotte: oggi rivendica, entrato in Forza Italia, di non essere mai stato di sinistra; io lo so bene, ma abbiamo avuto sindaci e segretari di partito con le traveggole che l'hanno fatto assessore in giunte di sinistra. Dunque il civismo della destra barlettana è stato, con tutta evidenza, un espediente. Oggi che la destra è sempre più forte nel Paese, a ragione I suoi esponenti cittadini rivendicano le proprie bandiere. Ma è il segreto di Pulcinella quale sia l'estrazione dell'altra componente della maggioranza di Cannito: sono uomini di Emiliano, o meglio uomini degli uomini di Emiliano. Non so se Emiliano sia di sinistra, lui crede di esserlo. Fatto sta che i balletti di gruppi consiliari e assessori dipendono dal braccio di ferro per segnare l'egemonia. Al di là delle chiacchiere di alcuni sui cambi di casacca, sul trasformismo (che novità e, in certi casi, da che pulpito) si stanno scontrando due linee politiche, due piani per il futuro della amministrazione, della città e degli equilibri del territorio. Poi certo ci sono piccoli appetiti, clientele da cortile, tentativi da accattoni e miserie umane. Ma la politica si fa con quel che c'è, non con quello che si vorrebbe ci fosse».

La «devastazione» Dice la sua il consigliere regionale e comunale Pd, Ruggiero Mennea: «Chi ha voluto la devastazione del Pd nel nostro territorio sarà vittima di questa stessa sciagurata strategia. Il tempo-giudice scorre inesorabile. La tua analisi, Agostino, è spietatamente corretta anche nei confronti di chi sveltola la bandiera dei partigiani la domenica e durante la settimana è connivente con chi considera la politica uno strumento e non un fine. In consiglio comunale si respira un’aria anarchica “da taverna” con offese, censure e insulti di ogni tipo alla democrazia, ai cittadini e alle istituzioni. Sono certo, che chi ha abbandonato la coalizione di centro sinistra ieri, ora dovrà restare lì dov’è fino alla fine. Non fosse altro che per dignità personale e coerenza. Solo chi ha difeso i valori del centro sinistra e del Pd merita di restare e di ricostruire una storia politica nuova e alternativa. In politica, valgono i fatti non i misfatti».
Giovedì 7 novembre, alle 19, i Pd nelle loro variegate versioni, sono stati convocati dal responsabile provinciale enti locali, Franco Ferrara per discutere di tutto ciò e altro, (il congresso cittadino si dovrebbe tenere il 1° dicembre). Riusciranno a portare uno spiraglio di chiarezza nel trionfo delle ambiguità?

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