Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 07:32

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BARI – "Ho amato tanto quest’uomo e avrei fatto qualunque cosa per lui. Berlusconi era un uomo meraviglioso, fantastico. Per me è stato prima un fidanzato, poi come un padre". Sabina Beganovic, l’ape regina delle feste organizzate dall’allora premier Silvio Berlusconi tra il 2008 e il 2009, piange mentre rilascia dichiarazioni spontanee dinanzi al Tribunale di Bari nell’ultima udienza del processo 'Escort' nel quale la pubblica accusa ha chiesto per lei la condanna a 3 anni reclusione e per il suo amico Gianpaolo Tarantini la pena di 8 anni. I sette imputati a processo sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere e di aver reclutato, indotto, favorito e sfruttato la prostituzione di 26 ragazze.

Sabrina Began, questo il suo nome d’arte, si presenta ai giudici senza trucco, con i capelli raccolti, con sneaker, jeans, dolcevita e giaccone nero in una giornata in cui a Bari ci sono 23 gradi. Lei che vive a Milano in una casa da un milione e mezzo regalatale dal leader di Forza Italia, non è abituata al clima del Sud dove a metà novembre è ancora primavera. Si concede ai cronisti per raccontare la sua storia, ai fotografi per fare selfie. Davanti ai giudici, però, si fa più seria e racconta che "quando si ama una persona gli si dedica la vita". "Io – dice – volevo difendere il presidente. Ho anche dichiarato che facevo i bunga-bunga, ma tutti sanno che non era vero. Io lavoravo, non avevo bisogno di fare prostituire ragazze per guadagnare". Con la voce rotta dal pianto spiega di aver "organizzato tante cene, l’ho fatto per lui (Silvio Berlusconi, ndr) perchè lui diceva che aveva bisogno di loro. Volevo compiacerlo. Oggi mi pento e chiedo a Dio di perdonarmi. Per questo vi chiedo di giudicarmi con il cuore e non solo con la legge".

Mentre Began parla e piange, Gianpaolo Tarantini si passa le mani sul volto. Forse pensa alla condanna che rischia, o più semplicemente a quello che dovrà dire di lì a poco ai giudici durante le sue dichiarazioni spontanee. In realtà l’attesa dei cronisti è inutile perchè Gianpi preciserà solo di aver pagato due ragazze per partecipare ad una cena, non certo per farle prostituire. Al termine dell’udienza concederà una battuta ai giornalisti: "Ho fatto sempre cene partecipate, normali ed eleganti con una persona per bene (Silvio Berlusconi, ndr) che si è comportata con me in maniera esemplare".

L'arringa del suo legale, Nicola Quaranta, è invece incentrata sul reato di prostituzione. "Chi, anche in questa aula, avrebbe rifiutato – si è chiesto il legale – un invito a cena a casa di Berlusconi? Invito a cena che non equivale ad un’orgia, come in questo processo si è voluto intendere, alimentando ipocrisia e malizia. Dobbiamo abbandonare la suggestione 'peccato uguale reatò. La scelta di fare la escort è volontaria e chi la agevola le fa solo un favore. Per questo vi invito ad essere i giudici della libertà".

Si torna in aula il 13 novembre per la sentenza. I giudici dovranno decidere anche sulle altre richieste del pm Eugenia Pontassuglia: assoluzione per Claudio Tarantini, fratello di Gianpaolo; sei anni per il pr milanese Peter Faraone e per Massimiliano Verdoscia; 18 mesi per Francesca Lana, due anni per Letizia Filippi. In ballo ci sono anche le richieste di risarcimento danni delle parti civili, superiori al milione e mezzo. La sola Patrizia D’Addario, che con le sue rivelazioni ha scoperchiato lo scandalo delle escort, vuole un milione da Gianpi Tarantini.

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