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BARI - Calma. Niente panico. L’emergenza coronavirus, quando si parla di bambini, non deve fare paura. Non è solo questione di buon senso. È la scienza medica a indicare la strada. Con tanto di prime pubblicazioni scientifiche che parlano anche un po' barese.
Sull’ultimo numero della rivista medica «Pediatric Reports» è stato pubblicato un articolo dal titolo «2019-nCoV Polite with children!» a firma dei dottori Desirèe Caselli e Maurizio Aricò, moglie e marito, entrambi in forze nell’azienda ospedaliera Policlinico-Giovanni XXIII.
La dottoressa Caselli, in particolare, ha lasciato l'ospedale Meyer di Firenze, tra le eccellenze in Italia della Pediatria, per trasferirsi a Bari dove da due mesi dirige il reparto di Malattie infettive dell'Ospedaletto. «Con i suoi 30 posti letto, tutti realizzati in modo tale che l'aria resti all’interno della struttura senza pericolo che contamini l'esterno, parliamo di uno dei reparti migliori e più grandi d'Italia», premette il primario.
L’articolo prende le mosse dai dati provenienti dalla Cina al 5 febbraio scorso. «Sino a quella data, sui 24.554 casi dei quali 492 mortali, con un tasso di mortalità del 2%, non è stato registrato neanche un paziente al di sotto dei 15 anni. A grandi linee, si sta riproponendo quanto è già accaduto con le altre epidemie, come con la Sars e L'H1N1, che ho avuto modo di studiare a lungo: i bambini sono meno colpiti da alcuni virus e quando lo sono, il loro sistema immunitario è in grado di superare meglio l’eventuale malattia, presentando meno complicanze rispetto a pazienti adulti», spiega il primario.
Sul perché di questo fenomeno, soprattutto con riferimento al coronavirus, è davvero ancora presto per tracciare una linea. Il virus non si conosce ancora a fondo. La comunità scientifica internazionale è al lavoro anche in questa direzione. Ma un dato è certo per quanto riguarda i più piccoli. «I bambini si difendono molto bene - aggiunge la dottoressa Caselli - anche se la situazione cambia in presenza di altre patologie di base che possono complicare il quadro. All'epoca dell’H1N1, riscontrai le gravi conseguenze del virus su pazienti che erano affetti da leucemia. E non si registrano neanche casi di trasmissione di virus come il coronavirus dalla mamma in gravidanza al feto».

Ma torniamo alla psicosi e alla difficile individuazione di un punto di equilibrio tra il mantenere alta la guardia e lo scongiurare paure ingiustificate. A quanto pare, in questi ultimi giorni, anche Emergenza e Malattie infettive dell'Ospedaletto sono stati presi, inutilmente, d’assalto. «Diciamo che tanti genitori si sono presentati con un bambino che aveva qualche linea di febbre, temendo che avesse contratto il coronavirus. Davvero non ha senso, credetemi. Temperatura e raffreddore da soli non sono sufficienti per accendere la spia. In questo caso è inutile e può essere dannoso, per la stessa tenuta dei Pronto Soccorso, precipitarsi al primo starnuto. I pediatri di base costituiscono un primo importante filtro quando il paziente presenta gravi problemi respiratori. Sia al Pronto soccorso, sia in studio dal pediatra di base occorre usare accorgimenti minimi per evitare che a loro volta possano trasformarsi in luoghi potenzialmente amplificatori di virus di qualsiasi natura. Insomma, qualche accortezza in più, ma nessuna psicosi».

Infine, qualche consiglio pratico valido per i più piccoli. «Il virus si trasmette attraverso secrezioni, ad esempio quando un paziente tossisce e starnutisce, le piccole goccioline che si sprigionano provocano il contagio. Di qui la necessità mantenere una distanza di oltre un metro. Con i più piccoli è difficile, certo, l'importante è che stiano lontano da persone malate. Lavarsi le mani spesso, soffiarsi il naso una sola volta e poi buttare il fazzoletto di carta ben chiuso, sono precauzioni che aiutano».

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