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La perequazione urbanistica creativa immaginata dal Comune di Polignano (lo stesso in cui si autorizzano concessioni demaniali in mare senza accesso da terra) non può essere applicata. E dunque Parco dei Trulli, la lottizzazione del gruppo Andidero, dovrà rimanere al di là della statale 16, mentre la fascia costiera (che confina con Costa Ripagnola, l’area del resort di lusso nei trulli) potrà ospitare solo un parco pubblico. Il Tar di Bari ha sostanzialmente confermato la delibera con cui, a dicembre 2017, la giunta regionale ha approvato la variante al piano regolatore che ha stravolto - riducendolo in maniera significativa - un progetto risalente addirittura al 1999, quando un accordo di programma aveva concesso 300mila metri cubi, rivisto poi nel 2010 con il tentativo di realizzare un campo da golf.

I giudici amministrativi (Terza sezione, presidente Ciliberti, estensore Serlenga) hanno infatti accolto solo in minima parte il ricorso di proprietari e lottizzanti, che chiedevano di far rivivere l’accordo di programma e - in subordine - di implementare lo spostamento di volumetrie autorizzato in prima battuta dal Comune (che ha ritenuto, chissà perché, di non doversi costituire). La variante approvata dalla Regione (difesa da Francesco Zizzari dell’Avvocatura interna) consente di costruire un hotel con ville a destinazione turistica (dunque non residenziali) nell’area a monte della statale 16 (con un divieto di frazionamento che il Tar ha bocciato), in cambio della realizzazione di un parco pubblico sugli oltre 10 ettari della linea del mare.

I proprietari chiedevano invece di portare lato terra, come aveva previsto il Comune, i circa 48mila metri cubi di volumetrie turistiche previste «lato mare». Il Tar ha detto «no», confermando il ragionamento fatto dalla Regione: «Si è inteso cioè - è detto in sentenza - incentivare lo spostamento dei “nuclei di attività turistica” dalla fascia costiera a quella più distante dalla costa, “consentendo una diversa localizzazione delle varie zone che li compongono”, senza tuttavia incidere sulle relative prescrizioni e, dunque, sulle potenzialità edificatorie». I 48mila metri cubi «lato mare» erano destinati a campeggio, ma lato terra - per il Comune - sarebbero stati svoltati a turistico-alberghiero con la possibilità di costruire anche un’area commerciale. Invece, con la variante autorizzata dagli uffici del direttore Barbara Valenzano, l’area alberghiera sarà limitata a 77mila metri cubi.

La storia di Parco dei Trulli inizia nel 1999 con l’accordo di programma Agape (mai attuato), che prevedeva pure aree residenziali e che è ormai decaduto. Nel 2010 la seconda proposta prevedeva un campo da golf sul mare, bocciato nel 2013 dalla Regione che mise vincoli stringenti sull’area (in cui ci sono cale e tre grotte dal valore ambientale inestimabile). Quindi la proposta di delocalizzazione, basata appunto sulla cessione dei 10 ettari sulla costa in cambio di un «bonus» volumetrico al di là della statale. Nulla da fare. Il progetto nel frattempo ha ottenuto la Vas, ma dovrà essere sottoposto a screening Via (di compentenza della Città metropolitana) e avrà bisogno di un nuovo piano attuativo di competenza comunale. Passaggio, quest’ultimo, che potrebbe essere impedito se nel frattempo verrà approvata l’area protetta immaginata dalla Regione.

E I PROPRIETARI DI COSTA RIPAGNOLA IMPUGNANO IL SEQUESTRO - Un ricorso al Riesame contro il sequestro probatorio dell’area di Costa Ripagnola, disposto sabato scorso dalla Procura di Bari a seguito dell’esposto presentato dagli ambientalisti. È un passaggio tecnico quello della Serim dell’im - prenditore Modesto Scagliusi, che in questo modo potrà accedere agli atti dell’accusa e in particolare all’informati - va predisposta dai Carabinieri forestali sull’iter che ha autorizzato il progetto del resort di lusso nei trulli sul mare.

La Procura (l’aggiunto Lino Giorgio Bruno e il pm Baldo Pisani) ha nel frattempo affidato a un tecnico l’esame della documentazione acquisita nei mesi scorsi nella sede della Regione e in quella del Comune di Polignano: l’obiettivo, appunto, è riesaminare l’iter che ha portato al rilascio del Paur (l’autorizzazione regionale) e del corrispondente permesso a costruire.

Per il momento non ci sono indagati, anche se le ipotesi di reato (abuso d’ufficio e violazione del Testo unico sull’edilizia) vedono al vaglio la posizione di tre persone. La Procura ha condiviso i dubbi sulle autorizzazioni contenuti nella relazione del capo dipartimento Barbara Valenzano, non a caso riassunti nel provvedimento di sequestro. La stessa Regione, peraltro, riunisce oggi il Comitato Via che deve decidere se avviare formalmente il procedimento di riesame del Paur.

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