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BARI - Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, oggi 14 settembre 2019 interviene alla Cerimonia di inaugurazione della 83esima Fiera del Levante, a Bari. Ecco l'intervista che ha rilasciato in esclusiva alla «Gazzetta del Mezzogiorno»:

Presidente Conte, nei suoi interventi al Senato e alla Camera Lei ha ribadito la volontà del governo di rilanciare gli investimenti pubblici. Ci sono le risorse?
«L’Italia può tornare a correre solo puntando sugli investimenti e riducendo i vincoli burocratici che la ingessano. Dobbiamo innanzitutto spendere bene le risorse già stanziate e realizzare una semplificazione che consenta a cittadini e imprese, e all’intero Paese, di liberare le enormi potenzialità e risorse. I risparmi che conseguiremo nel 2020, anche grazie alla forte riduzione dello spread, contribuiranno a creare le premesse per investire risorse nella scuola, nella sanità, nelle politiche familiari, nella riduzione del carico fiscale, nella green economy, temi di cui oggi parlerò alla Fiera del Levante. Interverremo inoltre sul riordino delle tax expenditures, sul quale siamo già al lavoro, e su una profonda azione di revisione della spesa pubblica».

Quanta parte di questi investimenti sarà dedicata al Sud?
«Dal riscatto del Sud dipende la crescita dell’Italia. Per questo nel programma di Governo abbiamo previsto un Piano straordinario di investimenti per il Meridione, che dovrà comprendere anche il potenziamento delle infrastrutture. C’è ancora molto da fare per l’Alta Velocità al Sud, che è una delle sfide del mio Governo. Negli ultimi mesi c’è stato già un lavoro costante per la realizzazione della linea Napoli-Bari, ma tutto il Sud, dalla Puglia alla Sicilia, necessita di reti viarie e ferrovie adeguate. È intollerabile - è solo un esempio fra i tanti - che per raggiungere Matera, capitale europea della Cultura, non ci siano collegamenti diretti e veloci».

Lei ha parlato di un patto con l’Europa che dovrebbe coinvolgere anche il Sud.
«Sto lavorando affinché lo sviluppo del Mezzogiorno sia tra i temi al centro dell’agenda europea. Su questo sono fortemente determinato. Dall’Europa ho percepito un clima molto positivo, soprattutto in occasione dell’incontro a Bruxelles con la presidente della Commissione von der Leyen, alla quale ho rappresentato la necessità di creare un regime speciale per il Sud, che abbia carattere strutturale».

Tre Regioni del Nord insistono sull'autonomia differenziata. Il governo è favorevole all’autonomia, ma in una cornice di solidarietà e coesione nazionale. Ma non crede che il pressing per l’autonomia nasconda il retropensiero, da parte di alcune Regioni, di spendere senza freni sul territorio, lasciando allo Stato centrale il più ingrato compito di tassare?
«Abbiamo tutta l’intenzione di portare a compimento questo percorso, che deve partire da presupposti e principi irrinunciabili. Occorre garantire a tutti i cittadini gli stessi diritti civili e sociali e definire i livelli essenziali delle prestazioni senza squilibri o sperpero di risorse, attraverso un fondo di perequazione previsto dalla nostra Costituzione proprio per evitare che alcune Regioni, con meno capacità fiscale, siano costrette ad aumentare le tasse per garantire gli stessi servizi».

In ogni caso, non teme che l’autonomia possa spezzare l’unità del Paese, a tutto svantaggio del Sud, che già riceve molto meno, ad esempio, dal riparto del Fondo Sanitario Nazionale? La Puglia, a parità di abitanti, riceve 400 milioni di euro in meno, ogni anno, rispetto a una regione del Nord.
«L’unità giuridica ed economica del Paese non si tocca. Su questo non ci sono dubbi. Come è stato sino ad oggi, io stesso continuerò a farmi garante del principio di coesione nazionale e di solidarietà. Il nostro traguardo è un’autonomia differenziata giusta e cooperativa.  La sanità rientra nel novero dei grandi comparti su cui investiremo al Sud sia per quanto riguarda le strutture sia per il personale. L’obiettivo del Governo è mettere fine alla logica di un’Italia a due velocità su sanità, ambiente, trasporti, istruzione. I cittadini italiani non possono dividersi: devono giocare tutti in serie A».

Finora gli interventi per il Sud sono serviti spesso a ingrassare gruppi di potere e clientele locali. Bisognerebbe colpire la capacità d’intermediazione delle classi politiche locali. Che intende fare il governo per impedire che questo andazzo prosegua?
«Il mio Governo intende offrire un supporto tecnico alle amministrazioni locali per non disperdere le risorse e i miliardi di euro di fondi europei già disponibili. A Palazzo Chigi sarà pienamente operativa a breve la struttura di missione InvestItalia, formata da tecnici e funzionari che hanno il compito di coordinare la realizzazione del piano di investimenti al fine di renderlo più efficace. Inoltre attraverso i Contratti Istituzionali di sviluppo, di cui il primo è stato avviato da me proprio in Puglia a Foggia il mese scorso, intendiamo continuare a finanziare progetti e interventi infrastrutturali nelle aree più disagiate del Sud, progetti non calati dall’alto, ma caratterizzati per la loro strategicità e sostenibilità. Questa è un’occasione per tutti, una sfida anche per le classi dirigenti locali».

Il governo ha intenzione di dar vita a una Banca pubblica per il Mezzogiorno. Ma dove trovare i capitali necessari? E anche se i soldi fossero trovati, chi può garantire che la Banca saprebbe operare bene?
«La Banca pubblica per gli investimenti che stiamo progettando agirà come un coordinamento tra le principali strutture pubbliche di sviluppo già esistenti, come Cassa Depositi e Prestiti, MedioCredito Centrale e Invitalia. Il suo obiettivo sarà quello di stimolare e guidare l’attività degli operatori finanziari privati nello specifico supporto alle PMI, allo scopo di migliorarne la competitività e a garantire sinergia con le risorse e gli investimenti erogati dalla Pubblica Amministrazione per le imprese. Sarà uno strumento moderno, efficace ed efficiente».

Alcuni economisti rilevano che il terreno di incontro tra Pd e M5S è la spesa pubblica. Davvero l’Europa chiuderebbe generosamente un occhio di fronte a nuovi impegni di spesa pubblica da parte del governo?
«A Bruxelles mi sono recato per confrontarmi con le Istituzioni europee sulla necessità di sostenere gli investimenti, non certo per elemosinare sconti, forte della solidità dei nostri conti pubblici. Il mio obiettivo è quello di orientare la programmazione economica europea verso una crescita equilibrata, una maggiore occupazione e uno sviluppo sostenibile. Non si tratta quindi di favorire alcuni Paesi, ma di lavorare per superare l’eccessiva rigidità dei vincoli del Patto di Stabilità e Crescita e di utilizzare gli strumenti di politica economica comunitaria a beneficio di tutti».

Lei è il capo del governo. In Aula ha parlato da team principal della maggioranza. Si ritiene anche il leader della coalizione e, indirettamente, anche del Movimento Cinque Stelle?
«Non credo giovi al Paese insistere in una dialettica ancorata alla contrapposizione tra leader, alla definizione di appartenenze tra campi “nemici”. Sono il primo responsabile di un progetto politico nato per governare, per dare risposte concrete ai cittadini, non per affermare o confermare leadership. Dobbiamo mettere da parte personalismi e protagonismi e favorire, quanto più possibile, una collaborazione che faccia prevalere i vantaggi del team building».

C’è chi sostiene che Matteo Renzi possegga la golden share della maggioranza e che potrebbe utilizzarla al momento opportuno, per lui. Teme sorprese da parte dell’ex Presidente del Consiglio?
«Il nuovo Governo e il piano programmatico che abbiamo messo a punto sono la garanzia di un percorso fondato su trasparenza e lealtà nelle relazioni, umane prima ancora che politiche. Ciò che abbiamo in mente, tutti, è un’agenda riformatrice di lungo periodo su cui modellare lo sviluppo del sistema-Italia. Questo meccanismo condiviso è l’unica golden share che conta».

Tra lei e Salvini è un duello continuo. Immaginava solo pochi mesi fa di guidare un governo con Salvini all’opposizione e la sinistra in maggioranza?
«Questo governo non sarà mai contro qualcuno ma a favore di tutti i cittadini, anche a favore di coloro che in questa fase iniziale non si sentono rappresentati».

Anche a sinistra ci sono esponenti politici che avrebbero voluto il ricorso al voto anticipato, in modo da stabilire subito i vincitori tra europeisti e antieuropeisti. Ritardando il voto, non si rischia di allungare il conflitto, con una tensione sempre crescente nel Paese?
«Ho già avuto modo di affermare che le priorità della politica sono scandite dalle urgenze del Paese, non dalle pur legittime singole aspirazioni elettorali. Credo che le tensioni che hanno attraversato l’Italia negli ultimi tempi ci impongano di intervenire con decisione e celerità, lavorando al programma e dando le risposte che i cittadini si aspettano da tutti noi».

La maggioranza propone di cambiare la legge elettorale in senso sempre più proporzionale. Ha intenzione, Lei, di attenuare i rischi di instabilità e ingovernabilità propri della legge elettorale proporzionale, proponendo l’istituto della mozione di sfiducia costruttiva?
«Avviare un processo di riforme costituzionali, quanto più possibile condiviso in sede parlamentare, è nel programma di questo Esecutivo. In questo ambito, è prevista anche la riforma del sistema elettorale. Occorre incrementare le garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica, in grado di favorire il pluralismo politico e territoriale. Un progetto che richiede tempo, competenza e attenzione e che presuppone una scrupolosa verifica degli effetti che esso può produrre sull’attuale equilibrio di checks and balances».

L’immigrazione è il cavallo di battaglia di Salvini. Il nuovo governo cambierà radicalmente linea rispetto all'ex ministro dell’Interno?
«Il fenomeno dei flussi migratori si può arginare solo se riusciamo a uscire dalla logica emergenziale e se tra tutte le Istituzioni comunitarie si afferma definitivamente il principio che chi sbarca in Italia sbarca in Europa. Non si può certo ridurre tutto agli slogan “porti chiusi” o “porti aperti”. Da Presidente del Consiglio ho sempre portato avanti questa linea, in maniera lineare e coerente. Proprio partendo da queste premesse ci siamo confrontati con la presidente von der Leyen, condividendo la necessità, insieme ad altri partner europei, di intervenire per il superamento del regolamento di Dublino. Siamo al lavoro per raggiungere un’intesa su un meccanismo automatico di sbarchi e redistribuzione. Anche sul fronte dei rimpatri serve una assunzione di responsabilità da parte dell’Ue. Sono molto fiducioso che questa legislatura europea possa essere una legislatura di svolta».

Il governo potrebbe decidere una tassa patrimoniale qualora i conti pubblici non dovessero migliorare?
«Assolutamente no, questo è fuori discussione. Con il mio Governo non ci sarà mai alcuna patrimoniale. Come detto, piuttosto, siamo al lavoro con determinazione per evitare l’aumento dell’Iva e avviare un alleggerimento del carico fiscale, iniziando dai lavoratori».

La Xylella sta devastando la Puglia. Cosa potrebbe fare il governo per salvare l’agricoltura, visto che il batterio avanza sempre?
«Il Governo ha piena consapevolezza del problema. Io stesso, da Presidente del Consiglio, in questi mesi mi sono impegnato personalmente, anche incontrando le categorie. Presto renderemo concretamente disponibili i fondi previsti dalle ultime leggi approvate per sostenere le aziende che hanno subito danni dall’emergenza Xylella. Il comparto primario rappresenta un’eccellenza del made in Italy e un vanto per gli italiani all’estero. Le linee programmatiche del governo puntano a mettere in atto provvedimenti capaci di salvaguardare e valorizzare il settore agricolo e agroalimentare».

Nei giorni scorsi è circolata la voce di un asse tra Lei e il presidente Emiliano teso ad avviare una nuova iniziativa, formazione politica. Solo boatos o c’è qualcosa di vero?
«L’unico asse cui faccio riferimento è quello istituzionale tra Governo centrale, Regioni e amministrazioni locali. Il lavoro di squadra tra tutti gli attori istituzionali è una condizione imprescindibile per operare bene negli interessi esclusivi del Paese».

Pd e M5S sono partiti alleati. A suo parere come dovrebbero regolarsi alle regionali 2020 (si vota anche in Puglia): un candidato comune, un patto di desistenza, ciascuno per conto suo?
«Non entro nel merito di decisioni politiche così importanti che riguardano le due principali forze politiche di maggioranza. Il M5S e il PD, con spirito di sacrificio e senso di responsabilità, hanno dato avvio a questa esperienza di Governo per il bene del Paese. Credo che abbiano dimostrato in queste settimane di avere la maturità politica nel compiere, oggi e in futuro, le scelte migliori, per l’Italia e per la Puglia».

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