Martedì 20 Agosto 2019 | 07:21

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Nessun candidato sindaco parla dell'area industriale che rappresenta un volano per l'economia territoriale

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La Zona industriale di Bari

Per quanto il sindaco uscente e gli altri suoi competitor – meno Di Rella candidato del Centro-destra non presente in redazione – non ne abbiano minimamente fatto cenno nel loro primo confronto programmatico sulla Gazzetta, la zona industriale di Bari-Modugno, e più in generale tutto l’apparato manifatturiero cittadino e degli altri comparti classificati dall’Istat come industriali (costruzioni, energia, distribuzione gas e acqua, trattamento rifiuti) continua a dare forti segnali di novità, dimostrando di essere ancora una volta il vero motore dell’economia cittadina e dell’hinterland, contribuendo fra l’altro, alle movimentazioni di Parco Lamasinata, dello scalo portuale, dell’Interporto - che è collegato alla rete ferroviaria nazionale - e ad alcune rassegne merceologiche innovative che la Nuova Fiera del Levante sta mettendo a punto già per il prossimo autunno. Ma anche Politecnico, Università Aldo Moro, prestigiosi centri di ricerca del Cnr presenti su Bari e l’Its Cuccovillo traggono alimento dall’intensa attività della zona industriale barese: forse, allora, si dovrebbero organizzare delle visite guidate alle maggiori fabbriche locali per tutti i candidati al Consiglio comunale del capoluogo.

IL SECONDARIO BARESE - Sinora il dibattito preelettorale è stato molto povero di riferimenti all’ampio settore secondario barese, come se gli amministratori uscenti e quelli entranti non abbiano nulla da dire o da proporre alle centinaia di imprese piccole, medie e grandi insediate non solo fra Bari e Modugno, ma anche, e sia pure in minor misura, in altre zone della città e dell’hinterland metropolitano.
Prima comunque di avanzare una serie di indicazioni programmatiche ritengo opportuno offrire alcuni recentissimi elementi di conoscenza attinti direttamente dal management e dai titolari di molte aziende con i quali esiste ormai da anni un consolidato rapporto di fiducia e stima reciproca.

LA COMPLESSA FASE DI BOSCH - Cominciamo dalla Td Bosch, la prima fabbrica di Bari per numero di addetti diretti (1860), cui devono unirsi quelli del Cvit (273), il Centro ricerca sui motori che è uno dei fiori all’occhiello del nostro territorio. Ebbene, la grande azienda tedesca - ove da lunghi anni si produce la pompa common rail per propulsori diesel (messa a punto proprio a Bari dallo staff del dott. Mario Ricco) sta attraversando una fase complessa della sua esistenza, a causa della demonizzazione ormai estesa a livello planetario contro i motori diesel. Con la collaborazione dei sindacati e delle maestranze - cui si deve dare atto di avere compiuto grandi sacrifici pur di «tenere in fabbrica» il maggior numero possibile di occupati - venne siglato un accordo difensivo che mirava appunto con il più ampio ricorso agli ammortizzatori sociali, alla difesa dell’occupazione, naturalmente cercando di coniugare presenza sul mercato e solidarietà sociale. E un ruolo fondamentale in tale direzione assolse per l’occasione il direttore del personale il dott. Francesco Basile.

Ma i dirigenti del gruppo tedesco e quelli baresi del sito – che a Stoccarda considerano di eccellenza per la qualità delle prestazioni professionali e il parco macchine – hanno deciso di avviare un percorso di diversificazione produttiva che si presenta di grande interesse, anche se non privo di particolare complessità. E dopo aver incontrato autorevoli dirigenti regionali per verificare la praticabilità di un contratto di programma, raccogliendo il suggerimento dato loro nei giorni scorsi, hanno preso contatti a Roma con Invitalia per verificare l’ammissibilità dei loro nuovi progetti al finanziamento di un contratto di sviluppo. L’incontro è stato proficuo e si lavorerà con la massima velocità possibile a preparare tutta la documentazione necessaria per avviare la procedura di accesso allo strumento di incentivazione con il quale produrre parti per biciclette elettriche e una nuova pompa diesel in grado di abbattere di oltre la metà le emissioni nocive del common rail. Naturalmente bisognerà affiancare l’azienda nel portare avanti una battaglia che dovrà avere inevitabilmente respiro internazionale per presentare il prodotto innovativo e per tentare di ottenere una moratoria nelle campagne di opinione contro i diesel.

RIABILITARE I NUOVI MOTORI DIESEL Comune di Bari, Città Metropolitana, Regione e Ministero dello sviluppo economico potrebbero allora contribuire – insieme all’azienda, al Politecnico, all’Ateneo e ai centri di ricerca del Cnr – ad una campagna internazionale che dovrebbe riabilitare i propulsori diesel di nuovissima generazione, tornando a fare di Bari la capitale di una nuova motoristica più ecosostenibile. Il presidente Emiliano non ha ricevuto dal Comitato europeo delle Regioni il mandato a portare innanzi la battaglia per la decarbonizzazione? E non si potrebbe investire quello stesso Comitato della problematica dei nuovi propulsori diesel?

Comune e Città metropolitana, ma anche la Regione si dovrebbero attrezzare con una struttura tecnica di missione per valutare e definire operativamente come portare innanzi tutte le iniziative da intraprendere con aziende, centri di ricerca e sindacati per la difesa in logiche di mercato di questa grande fabbrica barese la cui incidenza è elevata anche sulle movimentazioni logistiche, sulle attività bancarie e su varie imprese dell’indotto. Il fatturato della società nel 2018 è stato di 274 milioni di euro, con una sostanziale tenuta rispetto all’anno prima.

L’INNOVAZIONE TARGATA NUOVO PIGNONE - Ma insieme alla Bosch un’altra grande industria dell’agglomerato Bari-Modugno è massicciamente impegnata da mesi e con successo in uno spettacolare rilancio sui mercati internazionali, ed è la Bhge Nuovo Pignone che costruisce pompe, valvole e sistemi per l’energia. Con i suoi 271 addetti ad elevata qualifica professionale, questa fabbrica, voluta a Bari da Enrico Mattei all’inizio degli anni ’60, sta mettendo a punto un ulteriore arricchimento tecnologico dei suoi imponenti macchinari in modo da rendersi sempre più competitiva in un mercato segnato dalle note oscillazioni del prezzo del petrolio. E per essere supportata dalle Istituzioni, in una recente visita del presidente Emiliano allo stabilimento – ove è stato accolto anche dal top management fiorentino dell’azienda guidato dal barese dott. Stangarone – è stato annunciata la presentazione alla Regione di una proposta di contratto di programma che, se approvato, sarebbe il terzo goduto dall’azienda, a dimostrazione che questo strumento di incentivazione della Regione è molto apprezzato dalle imprese.

BRIDGESTONE UNA STORIA IN RIPRESA - Ma c’è di più. Tutti ricorderanno la prolungata battaglia di Istituzioni, sindacati e associazioni datoriali che venne combattuta fra il marzo 2013 e l’anno successivo per impedire la dismissione della Bridgestone, fabbrica di pneumatici della nostra area industriale. Ebbene, non solo l’azienda dal 2017 ha recuperato occupati e fatturato – saliti dai 582 del 2016 ai 668 dell’anno successivo, e da 76,8 milioni di ricavi del 2016 ai 94,6 del 2017 - ma ha annunciato un nuovo ciclo di assunzioni che conferiscono ulteriore robustezza alle attività produttive che peraltro consentono al sito di Bari di esportare. L’azienda dal febbraio 2014 ha goduto di un contratto di sviluppo finanziato da Invitalia che, su 41,3 milioni di investimenti, riconobbe 12,4 milioni di incentivi. E l’azienda ora, completati i precedenti interventi, sta valutando un ulteriore investimento avvalendosi come sembra del credito di imposta.

L’EX OSRAM DALLA CINA ALLA SVIZZERA - Ma anche un’altra industria dell’area, la Ledvance ex Osram - che era stata ceduta dai Cinesi agli Svizzeri della BI - sembrerebbe interessare ad un gruppo di imprenditori che vorrebbero farne uno stabilimento per la produzione di accumulatori. In un recente incontro al Ministero dello sviluppo economico però i Sindacati, pur prendendo atto con cauta soddisfazione di quanto loro comunicato da quegli operatori, hanno chiesto la presentazione di un piano industriale che al momento non è stato ancora consegnato.

IL PROGETTO ZES - Insomma la zona industriale di Bari con le sue aziende - il cui fatturato complessivo supera ormai i 3,5 miliardi di euro - ha bisogno di essere monitorata con continuità, supportata là dove necessario da staff di esperti mobilitati dalle Istituzioni che potrebbero e dovrebbero anche lavorare, ad avviso dello scrivente, a costruire quadri di convenienze per nuovi investitori, come peraltro sarà richiesto dall’istituzione della Zes Adriatica - Zona economica speciale cui ha aderito anche il Molise.

Insomma, Bari può e deve recuperare piena centralità nello scacchiere del manifatturiero regionale e interregionale, alla luce delle forti presenze e della persistente vitalità delle sue maggiori aziende.
Ma si riuscirà a discutere di tutto questo in campagna elettorale ?

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